Seleziona la lingua

Italian English French German Greek Portuguese Spanish

Rimpianto Patrizia Creati PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Novembre 2015 15:29

Concorso "Ancora insieme, una lettera a chi non è più con noi" in ricordo dell'amico Roberto Ricciardi - 2015

 

 

 

Cara Valeria,

non avrei mai immaginato di poterti dedicare questa lettera e sono felice di poterlo fare, per colmare quella piccola parte di nostalgico vuoto che, in fondo, è rimasto sempre nel mio cuore, e spesso si rinnova.

Sembra ieri, e sono già due anni e più, che la voce imbarazzata e incredula della nostra comune amica mi rese partecipe del fatto che quella telefonata che avevo in sospeso con te e per te non aveva più ragion d’essere.

Non c’eri più.

L’attenzione ed il riserbo a contattarti per timore di entrare prepotentemente nel tuo dolore era solo vana illusione.

Il destino beffardo, imperscrutabile e crudele che ti aveva strappato incredibilmente uno dieto l’altro, in brevissimo tempo, i tuo adorati figli aveva ghermito anche te, in una tanto assurda quanto dolorosa comunanza di male e sofferenza.

Non sono riuscita a salutarti un’ultima volta con affetto, quello che ci ha legato per tanti anni, limpido e sincero, tu nonna tuttofare io mamma, di due ragazzini, compagni di scuola ed amici, accompagnati ovunque, insieme, o avvicendandoci nei ruoli, come di consueto tra coetanee.

Ma tu proprio coetanea non eri: per amore di tuo figlio ti eri costretta, con lievità a sacrificare parte del tuo felice tempo libero di pensionata per occuparti a pieno di tuo nipote, con la dedizione del genitore ma con la discrezione della nonna che sa tirarsi indietro quando serve, offrendoti addirittura più spesso di noi nella incombenze comuni.

Da quel giorno, vuoto, senso di impotenza e rimpianto di non esserci stata nel tuo ultimo, inaspettato e sconosciuto, doloroso momento e di non averti accompagnato in quel viaggio dell’oblio definitivo, così diverso da quelli che a volte riuscivi a regalarti spensieratamente con le tue amiche.

Perché ho provato anche, acuta, la presuntuosa sensazione che ti sarebbe piaciuto vedermi e dispiaciuto non sentirmi per un ultimo conforto, anche se ti sapevamo tutti chiusa in un comprensibile, incancellabile dolore.

Poi mi sollevava, al contrario, quasi un alibi, il fatto che tu non potessi o volessi più accorgerti di nessuno intorno a te, perché nonostante avessi comunque continuato a lottare per vivere dignitosamente il tuo dolore, la malattia ha cancellato in breve anche quello che restava della tua vita, solitaria di intimi affetti, ma paga di amore e amicizie sincere.

Sono triste e, tristemente, ogni volta che passo sotto quella che è stata casa tua ritorno con la mente ai miei rimpianti e nostalgici ricordi: corse in macchina sovente scapestrate, risate, commenti scherzosi alle imprese sportive dei nostri eroi, frenetiche organizzazioni di eventi gioiosi e un pomeriggio, per me rimasto indimenticabile, per serenità ed appagamento e rarità, passato insieme ai tavolini di un bar nel consueto tempo di attesa di un impegno comune.

Ora il tempo per poter stare insieme si è consumato davvero, ma davvero non si consuma il tuo ricordo, in me sempre nitido, anche se non ci fosse quella casa a ricordarlo.

Mi manca il tuo spirito, la tua intraprendenza, la tua spensierata saggezza, la sintonia della comunicazione, la sollecitudine nel rinfrancarci nei momenti faticosi.

Mi manca anche il tuo viso espressivo e spiritoso che intravvedo ancora, con malinconia, nelle foto insieme.

Avrei fortemente voluto che non finisse così, avrei voluto darti di più e fare di più, anche impalpabilmente, nel momento della necessità, che si è però logorato troppo presto.

Ora è tardi, come spesso accade, e il ricordo si trascina dietro, come per tanti cari, una scia di struggente, seppur davvero incolpevole, rimpianto.

Lo sai che ti volevo bene e sono contenta oggi di potertelo ricordare, e sono certa che lo saprai, sperando vivamente che così è rimasto il tuo ultimo ricordo di noi.

Mi consola, e non vanamente, la fine della tua sofferenza fisica ed interiore, che fatalmente ha contribuito ad abbattere le tue vulnerabili difese.

Che il tuo riposo sia leggero e tenero come l’abbraccio con i tuoi figli.

Con tutto il  mio affetto, immutato nel tempo

 

 

 

 

 

 

 

Condividi l'articolo su...

FacebookMySpaceTwitterDiggGoogle BookmarksRedditNewsvineTechnoratiLinkedinMixx

Multimedia

Seguici anche su...

Banner
©Comirap 2012. Direttore editoriale Alberto Bordi, Webmaster Massimo Geria