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La bella addormentata oggi… Fuori dal sonno. Breve racconto di Yvonne Bordi PDF Stampa E-mail
Domenica 02 Ottobre 2016 06:58

 

 

 

Avventura urbana in pieno clima ferragostano raccontata dalla giornalista genovese scomparsa prematuramente

 

 

 

Pomeriggio d’agosto, un’amica a Copenaghen, viaggio organizzato,  spettacolo sexy incluso, gli altri in Africa a “caccia” con lo zoom, “lui”, il suo lui di turno al lavoro, per la sua particolare professione.

La bella Gaia in “bilico”, tra il cimentarsi in cucina con l’idropittura, o la riscoperta metropolitana in termini ferragostani.

Decide, infine, per l’avventura urbana: la città, semideserta, l’accoglie nella sua veste domenicale: nella foresta pietrificata dei palazzi, il volto sbiancato in un insolito silenzio da trilling, non stridii di frenate, non tuonare di clacson, ma una pace antica, ignorata da chi, nel caos del lungo ponte ha disertato.

E Gaia scopre così come sia realizzabile un virtuale safari al Museo di Storia Naturale: elefanti, cervi, aironi la fissano nell’ovattato silenzio delle sale. Poi giù, tra i fossili, come in remote grotte.

Più tardi alla “villetta” (Di Negro): profonde ombre, svolazzanti giornali, con dietro pacifiche persone in assorta lettura.

Quindi, perché no? Un salto in Oriente, più rapido che con un jet: Giappone, Cina, Siam, tra maschere ed armature solo per lei, palesatele dal Museo d’Arte Orientale.

Di nuovo la città vuota, di nuovo strade e piazze deserte, che paiono più imponenti, ma però anche più intime. E Gaia sale su un bus, non importa quale e dove vada, il conducente, al di fuori dagli ingorghi feriali, guida in speditezza ed allegria, sale verso l’interno, mentre bambini e piccioni sono intenti in una fantasiosa gimcana; davanti ad un portoncino, due massaie con sedie, si scambiano riservatissimi “top secret”.

Su, sempre più su, da dove dall’alto si sorprende una città languidamente sdraiata, nella tacita calura estiva, infranta solo dai deboli gemiti di un affamato gattino, in evidente contestazione per la chiusura per ferie di una trattoria. Nero e morbido come il velluto, il povero micio in forzata astinenza, necessita di una carezza, magari di un consolatorio bocconcino.

E Gaia, d’impeto, attraversa la strada per raggiungerlo, ma… un colpo, violentissimo colpo, seguito da un grande volo, la proietta sull’asfalto, proprio come si vede nei film. Poi …il nulla.

La moto investitrice si ferma per soccorrerla, ma Gaia non sente e non risponde alle premurose chiamate.

Il nulla, un profondo invalicabile nulla: dormire, morire, sognare forse. Alle cure ed alle reiterate sollecitazioni dei medici, segue solo qualche batter d’occhi, qualche istintivo, meccanico movimento, niente più. E c’è “lui” accorso al suo letto attraversato da strani tubi, per intercettare un residuo senso della realtà.

Bisogna parlarle, ricordarle abituali intrattenimenti, magari farle ascoltare musiche e canzoni preferite, è l’incoraggiante e professionale suggerimento. E “lui” le sussurra qualcosa, chinandosi per posarle un tenero bacio sulla candida fronte.

“Bentornata signora”, sente dire Gaia, mentre alla sua vista, un po’ annebbiata, si materializza un sorridente personaggio in camice bianco, ”bentornata signora," questa sera, dal reparto di terapia intensiva, verrà trasferita a medicina generale per un breve periodo e poi presto a casa. “Può ringraziare la sua buona stella!”

E notte inoltrata, quando giunge un’ambulanza con un simpatico barelliere, che la conduce attraverso l’arroccato e ubertoso parco del nosocomio, ove secolari alberi e magnolie in fiore, gonfi di vento, le rimandano gli ultimi profumi della notte. Ora è davvero sveglia e il suo sguardo spazia in una seducente e magica penombra, percorsa da flash bianchi e azzurri, in virtù di una palpitante notte stellata, attonitamente vigilata da una irreprensibile luna piena, che dirama il suo incantevole chiarore, mentre tra il verde biancheggiano, silenziosamente guardinghe, le gigantesche figure degli antichi benefattori e insigni terapeuti, fiabeschi numi protettori immortalati nel marmo: alcuni vigilano altri leggono, altri ancora indicano… nel magico bosco delle meraviglie, fonte di sapienza e di virtù.

E tutto l’incanto pare volerle restituire quell’anima che pareva avesse perduta, mentre l’ancora testimone luna ora discretamente si dissolve al primo, mattutino chiarore dell’orizzonte.

 

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