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Il piacere dell'etimo. Rubrica di Alberto Alfieri Bordi. I nomi delle conchiglie PDF Stampa E-mail
Venerdì 02 Aprile 2021 08:50

 

Come noto, anche i molluschi conchiferi sono classificati con la nomenclatura binomia di Linneo, che prevede un nome (maiuscolo) per il genere ed un nome (minuscolo) per la specie. Molti nomi richiamano la somiglianza della conchiglia ad oggetti, animali ed altro ancora.

 

 

Oltre alla sagoma ed ai colori, le conchiglie possiedono un’altra attrattiva, che è quella legata al nome, che spesso ne spiega la storia  o ne evidenzia qualche altro particolare. Prendiamo ad esempio il Murex pecten così appellato perché forse utilizzato come pettine dalle donne di un passato molto remoto; il Cardium ricorda  invece, grosso modo, la struttura di un cuore e si pensava  che avesse  addirittura una funzione terapeutica su tale organo; la Mitra papalis somiglia ad un copricapo del pontefice, anche se in miniatura; le Cipree prendono il nome da Cipro, l’isola ove era dominante il culto di Venere e la conchiglia richiama connotati tipici della  intimità femminile; la Ciprea tigris ricorda  chiaramente il manto del più grosso dei felini; la Ciprea moneta pare fosse utilizzata in passato proprio come moneta di scambio; l’Ostrica (Ostrea) prende il nome dal coccio (Ostracon)  dal quale non si distacca troppo nella forma; la Voluta musica, delizioso univalve, presenta un vero e proprio pentagramma sul suo nicchio; lo Strombus pugilis pare fosse utilizzato dai pugili e dai gladiatori che si affrontavano negli anfiteatri dell’antica Roma; la Natica millepunctata è inconfondibile in virtù dei tanti puntini presenti sul suo nicchio, mentre la specie Stercusmuscarum dello stesso genere, richiama inequivocabilmente le deiezioni puntiformi delle mosche; l’univalve Harpa costata evoca la sagoma dell’omonimo strumento musicale a pizzico.

La Lambis artritica si presenta con delle propaggini  molto simili alle dita della mano tipiche di chi è  affetto da una forma  grave di artrite; la Navicula noae è proprio una piccola nave-arca di Noè; l’Aphorrais pespelecani è del tutto uguale all’orma lasciata sulla spiaggia da un pellicano; il Capulus  hungaricus riproduce alla perfezione un copricapo usato dalle milizie ungheresi; l’Arca zebra ricorda in maniera evidente i colori del quadrupede simile al cavallo; il nome scientifico del Dattero di mare è Litophaga, ossia mangiatore di pietra (dal greco lithos=pietra e fago=mangio), ed infatti la singolarità di tale mollusco è quello di perforare le rocce dalle quali poi non  è in grado di uscire.

 

La conchiglia di st. Jacques, scientificamente Pecten jacobaeus, è detta capasanta, perchè era utilizzata, dai primi pellegrini diretti al santuario di Compostela in Spagna, come coppa per bere acqua nelle fonti che incontravano nel corso del loro itinerario. Il Busycon contrarium è uno splendido gasteropode che ha questo nome per la peculiarità di essere l'unica conchiglia sinistrorsa, ossia con la apertura a sinistra invece che a destra come tutte le altre. Tuttitelle e Conus sono univalvi che richiamano, rispettivamente, la struttura piraliforme delle torri e quella geometrica dei coni. L'Haliotis lamellosa è detta "orecchia d'elefante" perchè richiama vagamente la forma del padiglione auricolare di tale mammifero. Il più grande gasteropodo esistente è uno strombide, il Syrinx auranus dei mari d’Australia: 71 cm. di  lunghezza per un peso di 16 kg: deve il suo nome alla somiglianza con una siringa. Tanti gli aggettivi presenti nel nome di specie di tanti molluschi conchiferi: la Thactheria mirabilis con la sua rampa spiraliforme è una delle più belle conchiglie esistenti; la Atrina fragilis, una sorta di nacchera in miniatura, si caratterizza per la estrema fragilità delle sue valve; la Pinna nobilis, il più grande bivalve del mediterraneo presenta una tangibile nobiltà derivante dalle sue imponenti misure; Ostrea edulis è l'ostrica che si può mangiare. La Callista chione, nome scientifico delle Fasolare, è un comune bivalve del mar Tirreno dalla livrea esterna di un lucentezza particolare, cui fa da riscontro il biancore niveo della superficie interna. Insomma una struttura bellissima, come indica il termine greco "callista", superlativo di kalòs = bello!

 

A Venezia  l’architettura del palazzo del Bovoleto prende spunto dalla caratteristica forma a chiocciola di un univalve chiamato dai Veneziani bovolo. La Pinctada margantifera e la Pteria margantifera,apprezzabili bivalvi madreperlacei, hanno in comune il nome specifico che deriva dal latino (margarita=perla e dal verbo fero=porto), da cui "portatrici di perle", per cui sono entrambe famose.

 
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