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Adotta una conchiglia. Rubrica di malacologia marina a cura di Alberto Alfieri Bordi. Parte quarta: i nomi delle conchiglie PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Settembre 2021 14:34

 

 

I nomi scientifici dei molluschi dotati di conchiglia esterna non sono casuali ma hanno attinenza con una particolarità della loro forma o del disegno della loro livrea, oppure del loro comportamento o, ancora con la loro utilizzazione o la somiglianza con altri oggetti. (Nella foto un "piede di pellicano", che ricorda l'orma lasciata sulla sabbia da tale uccello)

 

 

 

 

E' così che annoveriamo esemplari usati come pettini, come cucchiai o come monete, forme che ricordano un cuore, il piede di un pellicano, una scala a chiocciola, il copricapo papale, un coccio, un'arpa etc. I disegni dei bivalvi e degli univalvi sono  un caleidoscopio di immagini che evocano il manto di una tigre, un pentagramma mudicale, lo sterco delle mosche ed altro ancora...

I nomi delle conchiglie

Oltre alla struttura ed ai colori, le conchiglie possiedono quindi  un’altra attrattiva, che è quella legata al nome, che spesso ne spiega la storia  o ne evidenzia qualche altro particolare. Prendiamo ad esempio il Murex pecten, così appellato perché forse utilizzato come pettine dalle donne di un passato molto remoto; il Cardium ricorda  invece grosso modo la struttura di un cuore e si pensava  che avesse  addirittura una funzione terapeutica su tale organo; la Mitra papalis somiglia ad un copricapo del pontefice, anche se in miniatura; le Cipree prendono il nome da Cipro, l’isola ove era dominante il culto di Venere e la conchiglia richiama connotati tipici della  intimità femminile; la Ciprea tigris ricorda  chiaramente il manto del più grosso dei felini; la Ciprea moneta pare fosse utilizzata in passato proprio come moneta di scambio; l’Ostrica prende il nome dal coccio (Ostracon)  dal quale non si distacca troppo nella forma; la Voluta musica presenta un vero e proprio pentagramma sul suo nicchio; lo Strombus pugilis pare somigli al “guantone” utilizzato dai pugili che si affrontavano negli anfiteatri dell’antica Roma; la Natica millepunctata è inconfondibile in virtù dei tanti puntini presenti sul suo nicchio, mentre la specie stercusmuscarum richiama inequivocabilmente le deiezioni puntiformi delle mosche; l’univalve Harpa costata evoca la sagoma dell’omonimo strumento musicale a pizzico. Il cannolicchio deve il suo nome latinizzato, Ensis directus, alla somiglianza con un coltello a serramanico piegato.

 

La Lambis artritica si presenta con delle propaggini  molto simili alle dita della  mano di chi è  affetto da una forma  grave di artrite; la Navicula noae è proprio una piccola nave-arca di Noè; l’Aphorrais pespelecani è del tutto uguale all’orma lasciata sulla spiaggia da un pellicano; il Capulus  hungaricus riproduce alla perfezione un copricapo usato dalle milizie ungheresi; l’Arca zebra ricorda in maniera evidente i colori del quadrupede simile al cavallo; il nome scientifico del Dattero di mare è Litophaga, ossia mangiatore di pietra, ed infatti la singolarità di tale mollusco è quella di perforare le rocce dalle quali poi non  è più in grado di uscire.

 

 
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