Album di danza: Galà di primavera 1984, villa Rina a Roma Stampa
Martedì 28 Gennaio 2014 18:00

 

 

Cinque performance memorabili, ai tempi di Bob Curtis: Belve, Afrodanza, Spirito della notte, Idiosincrasia, Blindness. Qualcosa di irripetibile, a livello di creatività, di talento emotivo e di solidarietà artistica, può essere considerato l’evento realizzato da un gruppo di ragazzi e ragazze romani in una villa privata nella zona di ponte Milvio e presentato da Alberto Alfieri Bordi e Francesca Dolazza.

 

Siamo nel 1984 e c’è un bel pubblico. Ha aperto lo spettacolo il pezzo Belve, con protagoniste Rita Calvo e Carla Dolazza, entrambe in forza nella apprezzatissima compagnia di Bob Curtis, che con movenze feline e passi tribali si  studiano, si fronteggiano, si sfiorano come due animali selvaggi, attenti a difendere il proprio territorio. La coppia si ripete subito dopo, unitamente a Mamy Dolazza, in un’altra loro coreografia titolata Afrodanza, in omaggio al maestro americano che ha portato con successo tale genere artistico in Italia, mietendo successi ovunque, anche grazie a percussionisti straordinari come Karl Potter e Fulvio Marras. Sullo sfondo di passi carichi di energia si muove una entusiasmante carrellata di diapositive di particolare effetto. Grandi applausi anche per la performance seguente, dedicata allo “Spirito della notte” in cui le tre danzatrici, fluttuanti nel darkness più impenetrabile, sono accompagnate da un uomo, Alberto A. Bordi, ballerino improvvisato nelle vesti di un enigmatico personaggio dal mantello nero e con bastone al seguito.

 

Con Idiosincrasia, inventata da Alberto A.Bordi e Massimo Simoncini, arriva il momento del messaggio esistenziale: in un ambiente catatonico saturo di andamenti bustrofedici due bambini lottano per una grossa palla; per loro è il gioco della vita. Un pezzo di danza cerebrale, ricco di plasticità e segnato da una musica inquietante, curata da Giorgio Perris. Le movenze sono volutamente lente, un rallenty in piena regola; i due bambini “normali” sono proiettati verso l’oggetto del loro desiderio, una palla colorata, ma sono distratti e disturbati dalle fugaci apparizioni di un terzo bambino, diverso da loro: un angelo o un demonio? La estemporanea coproduzione tersicorea della premiata ditta Bordi-Simoncini, entrambi cancerini a fantasia integrale, si ripete con Blindness, impostata su una variante cibernetica della danza contemporanea. Nella vita buia di due ragazzi ciechi entra un raggio Laser, un fascio di luce e di gioia, è la musica rock. Dal lento e uggioso ambiente iniziale si passa alla esplosione vitale dei protagonisti in una incandescente sequenza di movenze acrobatiche ultra ritmate. Per la cronaca ma soprattutto per la memoria di quei brillanti protagonisti, lo spettacolo, arricchito dalle luci e dagli effetti speciali curati da Gianni Diddi fu un vero trionfo, dell’arte, dell’amicizia, della gioventù. Qualcosa di irripetibile…. ed infatti non fu mai ripetuto.

 

Per quanti lo hanno amato, apprezzato e conosciuto, Bob Curtis se ne è andato nel gennaio 2010 a 84 anni, con il fisico statuario di sempre. Un bellissimo articolo di  Rossella Battisti per l'Unità del 20 gennaio 2010 lo ricorda in modo esemplare. “Addio Bob Curtis, creatore di magiche afro-danze”