Del calcio e dell’immortalità dell’anima: l’addio di Hernanes alla Lazio fa piangere anche l’aquila Olimpia…… Stampa
Domenica 02 Febbraio 2014 20:07

 

 

Nel mondo del pallone si incontrano  i bravi calciatori ed i carismatici del  football...........due categorie apparentemente vicine ma distanti galassie. Soltanto i predestinati possono dare emozioni indelebili...

 

 

Che Hernanes fosse una persona speciale, qualcosa di più di un eccellente calciatore, lo si era capito da subito, addirittura prima del suo arrivo all’aeroporto romano per vestire la maglia biancoceleste, quando rifiutò una offerta più vantaggiosa perché, per il suo trasferimento in Italia, aveva già dato la sua parola alla Lazio. I suoi valori, il suo modo di relazionarsi con il prossimo, la sua sensibilità, la sua sorridente disponibilità, la sua profondità di sentimenti non potevano essere contenuti nel semplice rettangolo di un campo di calcio. Nel momento del suo addio agli amatissimi tifosi laziali Hernanes ha pianto lacrime vere, era commosso come un bambino, ha regalato i suoi scarpini ad un ragazzo disperato per la sua partenza, si è trattenuto fino all’ultimo, con un magone tangibile, con la gente che lo ha amato sopra ogni cosa, anche al termine di  prestazioni non eccellenti.

I tifosi biancocelesti, delusi ed arrabbiati con la società, gli hanno urlato con il cuore in mano “ci hai regalato brividi indimenticabili”. Hernanes “il profeta” del calcio, unico per forza religiosa,  per talento filosofico, l’uomo che ha amato senza riserve la sua squadra, l’aquila Olimpia, la città di Roma, nello stesso modo in cui ha amato la sua patria, il Brasile, la sua città natale, Aliança, la sua famiglia ed i suoi amici, non vestirà più la maglia biancazzurra. I suoi tiri straordinari, le sue giocate funamboliche, le sue capriole acrobatiche dopo reti quasi sempre spettacolari, avranno i colori di un’altra maglia, quella dell’Inter, e mancheranno terribilmente al popolo laziale, innamorato perso del suo “profeta”, forte e dolce al tempo stesso.

L’ultimo gol per la Lazio, neanche una settimana fa ad Udine,  l’ennesimo gioiello di forza e precisione,utile per scacciare una crisi incombente. E negli occhi di tutti noi resta la sua incontenibile gioia durante i festeggiamenti per la conquista della Coppa Italia 2013, dopo una epocale vittoria sulla Roma. La sua intelligenza, i suoi comportamenti misurati, la sua energia in campo, la sua straordinaria sensibilità di uomo e di atleta, il rispetto per l’avversario lo rendono sicuramente un atleta di particolare pregio nel panorama calcistico. Tutte le sue particolari qualità sono state allontanate dalla squadra più antica della capitale per una contropartita in denaro, un passaggio rapido e doloroso, emblematico dei tempi del profitto omnibus, di un calcio gestito prevalentemente da mercanti di uomini, fatto di occasioni di vendita, di plusvalenze, di bilanci etc.. D’altronde non c’è da stupirsi, sono le regole di questo gioco affascinante e crudele al tempo stesso, che si connota come effimero per antonomasia, porta il segno della fedeltà impossibile, del governo  dell’interesse, della genialità comprata.

Il Profeta, ai microfoni di una radio, genuinamente in preda alle lacrime ed alla commozione, ha salutato i tifosi biancocelesti: «Da bambino ho sempre voluto rendere speciale la mia vita”.  Possiamo dirgli, senza tema di essere smentiti, che anche con i colori della Lazio è pienamente riuscito ad essere speciale. E‘ evidente che nel calcio non ci sarà un altro “profeta” come lui, una figura poetica che ha declamato i suoi versi allo stadio Olimpico, coccolato dall’affetto incontaminato della gente di fede biancoceleste. Le partite del futuro laziale porteranno altre storie, altri risultati, altri gol, ma senza la poesia di Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima nato il 29 maggio 1985, per gli annali del calcio “un centrocampista ambidestro  definito dal Times nel 2009 il miglior calciatore Under-23 del Mondo”.

(31 gennaio 2014 – Il raccattapalle)