Basterebbe leggere il testo della canzone “Signor tenente” per capire lo spessore dell’animo di Giorgio Faletti, artista a 360°, comico, scrittore, cantante, attore, pittore Stampa
Lunedì 07 Luglio 2014 17:49

 

La canzone è del 1994, arriva seconda al festival di Sanremo, ed ancora oggi è attuale e commovente. Potrebbe essere la sintesi della filosofia di vita di chi si espone quotidianamente  in divisa per combattere l’illegalità e l’abuso

 

 

Se ne è andato il 4 luglio 2014 con la sua straordinaria personalità di artista dai mille volti. I suoi libri sono stati venduti in milioni di copie e tradotti in decine di lingue, ma resta indelebile in tutti noi il passo della sua canzone più famosa, quel “minchia signor tenente” che proferito e ripetuto in musica dinanzi al compito pubblico del festival di Sanremo non sembrava una parolaccia né  una imprecazione ma un grido di giustizia, una invocazione nella speranza che cambi qualcosa  in “questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole”.

 

 

Forse possiamo cambiarla ma è l'unica che c'è

Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole

Forse cent'anni o duecento è un attimo che va

Fosse di un attimo appena

Sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole

Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove

Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale

Ed in costante contatto radio

Abbiamo preso la provinciale

Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera

Nascosto bene la nostra auto c'asse vedesse che non c'era

E abbiam montato l'autovelox e fatto multe senza pietà

A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età

E preso uno senza patente

Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava

La provinciale sembrava un forno

C'era l'asfalto che tremolava e che sbiadivo tutto lo sfondo

Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio

Di quei ragazzi morti ammazzati

Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone

Che han fatto a pezzi con l'esplosivo

Che se non serve per cose buone

Può diventar così cattivo che dopo quasi non resta niente

Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise

Che tante volte ci vanno strette

Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette

E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese

Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese

E c'è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù

E farla scendere è una parola, se chi ci ammazza prende di più

Di quel che prende la brava gente

Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante

Ma quanto tempo dovrà passare per star seduto su una volante

La voce in radio ci fa tremare, che di coraggio ne abbiamo tanto

Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti

Con il coraggio della paura, e questo è quel che succede adesso

Che poi se c'è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso

E scusi tanto se non è niente

Minchia signor tenente per cui se pensa che c'ho vent'anni

Credo che proprio non mi dà torto

Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto

E glielo dico sinceramente

Minchia signor tenente

 

Canzone seconda classificata al 44° Festival della Canzone Italiana, Sanremo 1994.