La deturpatio latinitatis: citazioni della civiltà dell’antica Roma storpiate ad arte per descrivere la barbarie che ci circonda. Di Aulo Sisto Bordonio Stampa
Mercoledì 13 Agosto 2014 11:28

 

Motti latini artatamente modificati ad uso e consumo della nostra (in)civiltà contemporanea

 

Dopo le vicende hot (semel in ano licet insanire) che hanno riguardato politici più o meno illustri al motto di verga omnes, sempre più attuali sono diventati i brocardi latinizzati sul tema, come l’abusatissimo hic sunt lenones (protettori, mezzani che favoriscono la prostituzione) riferito in particolar modo agli aficionados delle zone trans Tiberim o come il do ut sex, sintesi sinallagmatica di una strategia scambista utilizzata da stelle e stelline che aspirano a mettere le loro forme procaci - più o meno siliconate - nel piccolo schermo. Duro a morire è pure il coito ergo sum, parafrasi del pensiero cartesiano e colonna portante della filosofia di vita di chi si bea del potere acquisito e ne trova tangibile riprova solo nei momenti eiaculatori della intimità. Forse ci si è dimenticati troppo presto del lapidario assunto del post coitum omne animal triste est, verità che ha il potere di immalinconire anche i soggetti a maggior possanza testosteronica.

 

Ovunque si guardi c’è da registrare una generale lamentela per il decadimento dei costumi, già ridotti nella trascorsa estate a fili internaticali. Il lagnus dei echeggia nei palazzi del potere, nei salotti dell’intellighenzia capitolina, nelle sale operatorie degli ospedali, nei saloni dei barbieri e nelle favelas della borghesia impiegatizia. Il famoso politico lombardo continua a dedicarsi alla sola emanazione di provvedimenti pro Como sua. Anche il mondo clericale e cardinalizio, nonostante la forza catartica del vade retro sottana, sembra abbia ceduto in vari angoli del mondo …e delle canoniche….. al richiamo della carne. Domine non sum ligneus sembrano gridare addolorati parroci e preti. E poi sono in molti tra politici, prelati e uomini pubblici di alto rango a prendere atto dell’errata coccige! Per le strade la prostituzione rumeno-balcanica imperversa nonostante il multatis mutandis inflitto dai sindaci più determinati alle giovincelle seminude che passeggiavano sulla via Salaria in attesa di autobus che non prendevano mai. Gli intrallazzi tra politica edimprenditoria sono ispirati ad un modus dividendi tutto italiano; nessuno possiede più gli attributi morali, nessuno si distingue più per una eccellenza etica. Ed i dentisti continuano ad arricchirsi incidenter tantum. Perfino i riportisti cranici/cronici sono diventati tutte teste calve: ognuno si presenta come homo ovus e sogna una reformatio in pelus; ovviamente qui pelata refero. Al popolo basta dare canem et circenses, soltanto questi contano qualcosa. Pure il mondo del calcio oramai è moralmente allo sbando, i valori sportivi sono stati calpestati e l’ultima speranza non può che essere riposta nella extrema Latio del presidente Lotito. In famiglia è caos con i ruoli genitoriali completamente stravolti ed è l’uomo che prepara la tabula a casa. Nella scuola l‘igiene è utopia e se esamini con attenzione ogni studente delle inferiori troverai tra i suoi capelli una pulcis in fundo. Un malato cronico è stato insignito della laurea doloris causa!

Tutto questo non poteva sfuggire al sommo pontefice che ha preso coscienza di come sta andando il mondo e questa sua convinzione si rinnova ogni domenica con la benedizione furbi e torvi. Tutti si muovono con lo spirito dell’alter frego. E nei condomini la lotta interpersonale ed intercategoriale è incessante al motto di homo condomini lupus. E’ necessario, per risorgere, reinventarsi un nuovo stile di vita, o t’empari o mori.