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Sulle tracce di Enrico Fermi: intervista del presidente del Comirap Alberto Bordi al professor Antonino Zichichi, presidente della World Federation of Scientists PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Aprile 2012 12:49

Il Museo Storico della Fisica a Roma ed il connesso Centro Studi e Ricerche “Enrico Fermi” sono finalmente una realtà, anche se occorrerà ancora qualche tempo per l’ultimazione dei lavori nell’area del compendio del Ministero dell’Interno interessata.

ZichichiLa peculiarità dell’evento, tenacemente propugnato e perseguito dal Comitato Panisperna e dalla associazione Prometeo Ricerca, con particolare riguardo all'impegno del suo presidente prematuramente scomparso, Luigi Squitieri,  consiste nella collocazione del Museo nella prestigiosa palazzina all’interno dell’attuale comprensorio del Viminale. Proprio nei luoghi dove, negli anni trenta, Enrico Fermi con un gruppo di giovani fisici, i famosi "ragazzi di via Panisperna" realizzò studi ed esperimenti di straordinaria rilevanza, a tal punto da essere considerato il più grande Galileiano del XX secolo e protagonista del passaggio epocale dalla Fisica ottocentesca alla Scienza moderna. Il progetto è disciplinato dalla legge dello Stato n. 62 del 1999.

Dopo circa 70 anni il mondo della Fisica ritorna nei luoghi magici del colle Viminale dove, tra il marzo 1934 ed il giugno 1936, gli esperimenti realizzati da Enrico Fermi aprivano un nuovo scenario alle frontiere della Fisica moderna.


I ragazzi di Via PanispernaProfessore Zichichi, quali significati e quali emozioni ricollega alla realizzazione del Museo e del Centro Studi e Ricerche proprio nel gigantesco “anfiteatro” frequentato dal premio Nobel, e soprattutto quale significato Lei attribuisce alla “Fontana” di Fermi?

E incredibile la serie di eventi che hanno permesso alla “Fontana di Fermi” di arrivare intatta, cosi come era nel 1934, fino ai nostri giorni. Roma ha subito bombardamenti, e in molte zone sono state costruite piazze, parcheggi e strutture che avrebbero potuto far sparire questa prestigiosa testimonianza, destinata a essere unica al mondo. Cosa non faremmo noi per sapere grazie a chi, dove e quando nacque l’alba della civiltà. Accadde infatti che un nostro antenato ebbe l’idea di mettere da parte una sorgente di luce e calore (il fuoco dell’età della pietra) per superare le numerose difficoltà legate alla vita di tutti i giorni. Da quella idea e nata “l’alba della civiltà”.

Nessuno sa chi fu questo nostro antenato, né dove opero, né quando. Forse diecimila anni fa, forse addirittura centomila. Una sola cosa e certa; quel fuoco e l’unico esempio di trasformazione della massa in energia nota fino al 2 dicembre 1942, giorno in cui Enrico Fermi a Chicago riuscì ad accendere il primo esempio di fuoco in cui l’efficienza nella trasformazione della massa in energia e un milione di volte più grande; questo vuol dire che invece di un milione di chili di carbone, legna, petrolio o gas, basta appena un chilo di materiale, per produrre la stessa quantità d’energia. Quello che Fermi riuscì a fare a Chicago nel 1942 nasce però nella fontana che esiste qui a Roma, al Viminale.

Fu in quella Fontana che il 22 ottobre 1934 Enrico Fermi ebbe l’idea geniale di usare l’acqua che serviva per i pesci rossi al fine di verificare la sua idea che per rallentare i “neutroni” era di gran lunga più efficace l’Idrogeno che e parte integrante delle molecole d’acqua. Quella prova sperimentale aprì un orizzonte nuovo nella trasformazione della massa in energia. L’effetto cercato da Fermi con altri materiali (tra cui il piombo) aumentava di cento volte usando l’acqua. I neutroni venivano rallentati con estrema efficacia in quanto la massa del nucleo dell’Idrogeno e quasi identica a quella del neutrone. Quando Fermi ritorno a casa, disse alla moglie che avrebbe dovuto pensarci prima. La splendida Signora Fermi gli rispose che quell’idea avrebbe potuto anche non venire a lui, ecco perché doveva comunque essere soddisfatto. Da quell’idea nasce il “fuoco nucleare di Pace”; fuoco di cui si alimenteranno i nostri posteri dell’anno tremila, o quattromila, quando non ci sarà più traccia dei combustibili tradizionali, tutti figli del Sole.

L’esperimento di Fermi nella Fontana del Viminale ha portato ad accendere un fuoco che permette di risparmiare un milione di volte in distruzione della materia, ed e il primo esempio di fuoco che non dipende dal Sole. I nostri posteri dell’anno cinquemila vorranno vivere l’emozione di vedere il posto in cui Fermi fece l’esperimento chiave che lo avrebbe portato, otto anni dopo a Chicago, ad accendere il primo fuoco nucleare nella Storia del mondo. Quel fuoco Enrico Fermi lo realizzò con la famosa Pila CP-1 (Chicago-Pile-One). Oggi di CP-1 non resta alcunché: c’è solo un campo da tennis. Di quell’impresa non c’è traccia in quanto Fermi viveva di “futuro”. «Per Enrico», mi racconto la Signora Fermi quando celebrammo a Erice il 40mo Anniversario dell’esperimento con l’acqua della Fontana, «era imperativo pensare a imprese nuove, non perder tempo sulle conquiste passate».

La Fontana, non essendo pezzo di alcuno strumento, ma luogo in cui c’era una grande quantità d’acqua disponibile per mettere alla prova un’idea geniale, è rimasta dov’era. Nata per i pesci rossi, tale e rimasta fino a oggi. E se fosse per me, i pesci sarebbero ancora lì. Negli anni a venire, quando usciremo dalla cronaca per entrare nella Storia, quella fontana sarà l’unico posto al mondo a testimoniare la genialità della specie vivente cui apparteniamo. Specie vivente, che ha saputo dar vita all’idea giusta per capire come fare scoccare la prima scintilla di un nuovo modo di trasformare massa in energia; un milione di volte più efficace di tutti quelli noti, nel corso dei diecimila anni di civiltà. Per rendersi conto del valore di questa fontana è necessario capire che Hiroshima e Chernobyl sono insulti alla Scienza. La genialità del fuoco nucleare non va confusa con la violenza politica che e responsabile degli insulti alla Scienza. Il fuoco nucleare avrebbe potuto entrare nella Storia del mondo come una delle più grandi conquiste della genialità umana, senza alcun dramma di natura politica.

Gli unici fuochi possibili sono il fuoco che nasce con l’alba della civiltà e il fuoco di Fermi la cui sorgente è la Fontana del Viminale. Ecco perché dobbiamo metterla al centro della progettazione per il futuro della Istituzione che vuole portare ai posteri la testimonianza della genialità di Fermi.


ZichichiPer la fisiologica vicinanza ai misteri della Materia e della Creazione, lo studioso di Fisica sembra più vicino di altri scienziati alla dimensione trascendentale. La Fede religiosa e conciliabile con gli studi di Fisica oppure dobbiamo considerare l’Universo figlio del caso e di mere leggi meccanicistiche?

L’esistenza di una Logica Rigorosa che regge il mondo, dalle sue strutture più piccole (com’è l’Universo Subnucleare che esiste in decimi di millesimi di miliardesimi di centimetro) alle sue strutture più grandi (com’è il Cosmo che si estende su milioni di miliardi di miliardi di chilometri) porta a una semplice domanda: chi è l’Autore di questa Logica?

L’ideologia atea risponde: nessuno. Questo però è un atto di fede nel nulla. Non è un atto di Ragione. E' molto più ragionevole pensare che se c’è una Logica Rigorosa questa abbia un Autore. La Fede religiosa è la conseguenza logica di ciò che scopre la Scienza.

Se non fosse per la Scienza non potremmo dire che c’è un motivo legato alla realtà immanente che porta alla necessaria conclusione che deve esistere Dio. L’ateismo non può negare che alla base della realtà immanente ci sia una Logica Rigorosa. Non siamo figli del caso ma delle Leggi Fondamentali che reggono tutta la realtà. I più grandi fisici, dal padre della Scienza, Galileo Galilei, a Newton, Maxwell (padre delle Forze Elettromagnetiche), Planck (padre della Fisica Quantistica) e alla sequenza di fisici che hanno portato contributi eccezionali alle scoperte del XX secolo, sono tutti credenti. L’ateismo è la negazione che esista l’Autore di quell’opera formidabile a noi nota col nome di Scienza. L’esistenza della Scienza – di cui la Fisica è massima espressione – esige che esista un Autore.


Cosa unisce Enrico Fermi ed Antonino Zichichi come scienziati e come uomini?

“Quand’ero ragazzo, Enrico Fermi era per me il simbolo della Scienza ai suoi massimi livelli. Ho avuto la fortuna di conoscere la Signora Fermi e il fondatore della Scuola di Fisica della Columbia University a New York, il Professore I.I. Rabi, colui che offrì a Fermi la Cattedra in USA quando, morti i suoi “Santi Protettori” (definizione di Enrico Fermi) Marconi e Corbino, Fermi decise che a Roma non avrebbe più potuto lavorare come aveva fino ad allora fatto e che doveva quindi lasciare l’Italia. Fermi, che avrebbe dovuto essere il successore di Guglielmo Marconi alla Presidenza del CNR, non riuscì nemmeno a essere nominato Direttore dell’Istituto dell’Università di Roma. Mi raccontò la Signora Fermi che l’enorme successo delle sue scoperte, invece di procurargli solo consenso e appoggi, aveva generato anche invidie e rancori. Enrico Fermi aveva potuto lavorare in pace e assoluta libertà in quanto aveva due “Santi Protettori”; in pochi mesi, purtroppo, sparirono entrambi e Fermi venne pesantemente attaccato. Un esempio: “Scienziati vili meccanici” fu il colpo di grazia contro l’enorme successo e popolarità che Enrico Fermi aveva giustamente acquisito con i suoi formidabili lavori.

Fermi voleva che nascesse l’Istituto Nazionale di Radioattività, essendo stato lui a scoprire come rendere radioattivi praticamente tutti gli elementi della Tavola di Mendeleev, con il bombardamento di neutroni lenti. Un effetto che sembrava appartenere a una proprietà peculiare e recondita della materia – la Radioattività – era stato portato alla ribalta della attualità scientifica con la tecnica dei “neutroni lenti” il cui esperimento cruciale venne realizzato nella famosa Fontana. Fu questa tecnica che lo portò al Nobel nel 1938 e all’accensione del “fuoco nucleare di Pace” nel 1942 a Chicago. Nella letteratura corrente si attribuisce alle sciagurate leggi razziali il motivo per cui Fermi abbandonò l’Italia. Il vero motivo fu la scomparsa, nel giro di pochi mesi, dei suoi due “Santi Protettori”. Le ignobili leggi razziali vennero dopo qualche mese, quando Fermi aveva già deciso di lasciare l’Italia per i motivi prima citati. A pensarci bene è veramente incredibile che a uno scienziato della statura di Fermi sia stato impossibile divenire il successore di Marconi alla Presidenza del CNR; e che il suo progetto per l’Istituto Nazionale di Radioattività sia stato bocciato dal CNR (post-Marconi). Come detto già, a Enrico Fermi non venne nemmeno data la direzione dell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma.

Sono esempi purtroppo poco noti, ma tipici della drammatica realtà in cui piombò la Fisica Italiana in quegli anni. Ciò che è occorso a Fermi in Italia dovrebbe essere di monito affinché non si ripetano eventi del genere. Quando ebbi l’idea di fare un Centro di Cultura Scientifica a Erice, quale ponte per superare il “gap” che esisteva (e in parte esiste ancora) tra l’insegnamento universitario e i grandi laboratori di ricerca scientifica (come il CERN di Ginevra), non ebbi vita facile. La mia attività scientifica era stata tutta svolta fuori d’Italia e sembrava che volessi cortocircuitare poteri ben stabiliti. Senza l’appoggio della Signora Fermi e di alcuni tra i più prestigiosi esponenti della Fisica di quegli anni, Rabi, Weisskopf e Blackett, non è detto che sarei riuscito a fare nascere il Centro di Erice, dedicato a Ettore Majorana, che Fermi definì “genio come Galilei e Newton”. Quando proposi il Progetto Gran Sasso, gli eredi dei nemici di Fermi fecero di tutto per opporsi. Fu uno dei più grandi fisici, collaboratore di Fermi, Bruno Pontecorvo, a sostenere il Progetto Gran Sasso dicendo che era di straordinario valore. Ancora una volta ecco esempi della necessità per “Santi Protettori” nel senso nobile e puro delle parole di Fermi. Nel caso del Progetto Gran Sasso, i miei “Santi Protettori” furono Bruno Pontecorvo e Victor Weisskopf.

Di Fermi dobbiamo portare avanti l’insegnamento che non bisogna restare arroccati al passato ma vivere di futuro con progetti originali e interdisciplinari. E quello che abbiamo cercato di fare e che, con il massimo impegno, continuiamo a fare con tutte le nostre attività del Centro Fermi.”

 

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