Mercoledì 7 maggio, presso la Sala Conferenze del Viminale, ore 14.30, proiezione del film “Il terzo tempo” di Enrico Maria Artale Stampa
Domenica 04 Maggio 2014 10:01

 

L’evento è prodotto dall’ Associazione culturale Prometeo Ricerca per la serie  “NON SOLO CINEMA.

Recensione del film a cura di Roberto Bernardi

In occasione dell’iniziativa verranno esposte alcune sculture di Concetta Cacciato, che potranno essere ammirate in anteprima.

 

La videoproiezione sarà preceduta da un breve incontro con alcune personalità del fantastico mondo del rugby, che ci parleranno dell’importanza sociale e non solo di questo sport sempre più amato. Interverranno:

-       Marco Santamaria,  Presidente del Comitato regionale rugby Lazio

-       Flavia Sferragatta,  psicologa che svolge corsi per gli allenatori di rugby nel Lazio

-       Flavio Vasoli,  Consigliere del Comitato regionale, presidente ASD rugby Anzio club

In occasione dell’iniziativa verranno esposte alcune sculture di Concetta Cacciato, che potranno essere ammirate in anteprima.


PROMETEO-RICERCA presenta: “IL TERZO TEMPO”– ITALIA  2013 di Enrico Maria Artale

“… Abbiamo la convinzione che l' Italia abbia bisogno del rugby; che i princìpi del rugby consentano di guardare meglio lo «stato presente del costume degli italiani». Siamo persuasi che questo gioco possa migliorare l' Italia. È un mistero inglorioso, per gli italiani, il rugby. Pochi sanno esattamente di che cosa si tratta. È un peccato perché il rugby ha le stesse capacità mitopoietiche del calcio e, come il calcio, permette di interpretare il mondo. … Quindici uomini (o donne) contro quindici, separati con nettezza dalla linea immaginaria creata dalla palla, in gara per conquistare l' area di meta e schiacciarvi l' ovale. Si conquista insieme il terreno, spanna dopo spanna. Lo si difende insieme. Non esiste Io, se non vuoi andare incontro a guai seri per te e la tua squadra. Esiste soltanto Noi….”

Questo scriveva il compianto Giuseppe D’Avanzo[1], che di rugby se ne intendeva, su “la Repubblica” del 4 settembre del 2007, alla vigilia dell’incontro di esordio ai Mondiali della Nazionale Italiana contro gli All Blacks a Marsiglia. Nulla, più di queste parole, può spiegare meglio il senso di questo sport ed il senso più profondo del primo lungometraggio di finzione di Enrico Maria Artale.

Samuel versus Vincenzo, una sfida che somiglia ad un duello, in una campagna romana che sembra l’America rurale dei tempi andati (complice anche il sound morriconiano dei Ronin), ma anche l’America dei nostri giorni, adulterata dai capannoni industriali spesso in disuso e da prefabbricati invasi da musiche assordanti e dalle fredde luci del neon.

Due solitudini a confronto ed allo scontro: Samuel, giovane senza padre e già reduce più volte dai riformatori, in semilibertà con la speranza di una riabilitazione presso un’azienda agricola prima ed una squadra di rugby successivamente; Vincenzo, assistente sociale alla deriva, vedovo, che affoga la sua disperazione nell’alcolismo. Uniche ancore di salvezza una figlia adolescente ed il rugby: suo passato (come giocatore) e suo presente (come allenatore).

Il RUGBY, quindi, come trait d’union tra due personalità problematiche. Il rugby che diviene vita per i protagonisti, il rugby che è metafora della vita, dove cadi e risorgi più volte - nel fango e col sudore - con l’aiuto di chi ti sta vicino. Parafrasando il motto del film: ” il rugby (la vita) non ha regole, ma leggi. Se riesci a rimanere in piedi, i tuoi compagni (quelli che ti vogliono bene) ti sosterranno”. Samuel sembra all’inizio non capire questo sport (“Ma che è? Una religione?”) perché non capisce la vita. Avrà occasione, in seguito, di comprenderne il senso.

“Einstein diceva che è meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che essere pessimisti ed avere ragione. Io preferisco essere pessimista ed avere ragione. E sbagliarmi una volta ogni tanto…”. E’ la voce del magistrato di sorveglianza (interpretato da un grande caratterista come Franco Ravera) che apre e chiude il film, come un IO che testimonia sull’intera vicenda. Sono parole che si specchiano in quelle che Samuel rivolge ai compagni dentro lo spogliatoio nel momento decisivo: “…A vedere le cose al peggio, a pensarla sempre male, ti senti più forte perché t’aiuta, ti protegge…però a volte ti puoi pure sbagliare e io oggi sono sicuro che mi sbaglio…”.

Poi…la Partita, il Rugby, la Vita.

Roberto Bernardi

 


[1] Giuseppe D’Avanzo (1953-2011), scrittore e giornalista de la Repubblica e de Il Corriere della sera. Negli anni ’70 fu rugbista di livello nazionale giovanile. Di grande rilievo, tra le altre, le sue inchieste sul pentitismo, sul Caso Gladio e sul Caso Abu Omar. Vi suggeriamo di leggere per intero l’articolo sopra citato, in quanto trattasi di una straordinaria pagina di giornalismo sportivo e non.