Il solito telegiornale della sera. Di Luca Filipponi Stampa
Giovedì 30 Ottobre 2014 16:37

Il solito telegiornale della sera, che martella con notizie percepite in modo più o meno verosimile. Certo, in questi tempi il confine tra fiction, horror e realtà è un muro di cartapesta dal quale una notizia può tranquillamente transitare senza difficoltà.

 

La notizia dell’ultima ora però catalizza la mia attenzione. Uno dei tanti misteri che hanno caratterizzato la storia infausta di questo Paese, si è risolto con la solita sentenza impotente, che sigilla la natura misteriosa dell’evento. La Cassazione infatti ha reso definitiva l’archiviazione sul caso di Ustica. Mi verrebbe da dire, amante dei giochi di parole, che ha reso definitiva la resa. D’impulso mando un sms a Mauro, amico dai tempi del Papocchio e di Alto gradimento, “la Corte ha emesso la sua sentenza: Usticazzi”. Inaspettatamente Mauro risponde “vogliamo fare le vignette?”. Il mio sms su Ustica diventerà la prima nostra vignetta pubblicata da un giornale satirico nazionale, Il Vernacoliere, con cui collaboriamo ancor oggi in veste di autori, a distanza di otto anni.

All’età di quarantacinque anni ci siamo inventati vignettisti per caso, abbiamo trovato la forma della nostra ribellione. Il grido reso pubblico alla durezza della vita, ridicolizzata con una risata.

Ricordo ancora quando ho sfogliato quel Vernacoliere, quello dove per la prima volta c’era impressa una mia vignetta, l’impronta digitale della mia creatività, la mia traccia su un compagno di lettura che ha costellato la mia giovinezza, strappandomi risate e buonumore in un’epoca, forse, in cui queste sensazioni era più naturale farle emergere.

Passare dalla poesia, che è stata la forma con cui ho sempre cercato di esprimere le mie sensazioni più intime e i miei pensieri, alle vignette, significa trasformare la propria visuale sul mondo, cambiare l’ottica e lo sguardo del panorama della vita.

Con la Poesia, la prospettiva della visione risulta dall’alto verso il basso, il pensiero che cerca di ergersi a livello metafisico, mirando a cogliere gli elementi assoluti, eterni, immutabili delle dinamiche esistenziali, il punto di vista della satira si sviluppa dal basso, il pensiero si sporca le mani con le miserie terrene e se ne prende gioco, beffandosene. Entrambe comunque, sono esperienze di un percorso di sintesi delle idee e della loro materializzazione letterale.

Sono tante le iniziative culturali a tema a cui abbiamo partecipato e che sono nei miei ricordi, concorsi nazionali, ricorrenze importanti immortalate da iniziative satiriche, la cui partecipazione come autore diventa un motivo di orgoglio per le tematiche rappresentate.

“Cento anni e ancora non prende la reversibilità” “e quant’è che aspetta?” “da quando è morta la classe operaia”, una delle nostre vignette che nel 2005 rendevano omaggio ai 100 anni della C.G.I.L.

“I palemmitani su’ bboni cristiani” “arrispittano tutti i dieci mandamenti”, uno dei nostri contributi al concorso umoristico promosso nel 2008 dal Centro Peppino e Felicia Impastato di Sanremo, in occasione del trentennale della scomparsa di Peppino.

Sempre nel 2008, forse, la soddisfazione più significativa dell’improvvisato percorso artistico-social-politico-cazzeggiante, porta alla vittoria del concorso nazionale vignettistico “Rigomagno Ridens”, condivisa questa volta con un’amica disegnatrice, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Roma, il cui connubio, per motivi relativi alla mancanza di tempo ed impegni pressanti considerati più seri di questa attività, si è concretizzato con questa trionfale partecipazione a Rigomagno ed un anno di collaborazione con il Vernacoliere. Rigomagno, un delizioso paese della zona del Chianti, arroccato su un colle tra uliveti e vigneti, che come recita la presentazione di questo borgo, fanno convivere la tradizione con l’impegno sociale e cultura moderna, cercando di impedire che sopravviva quell’antiquato luogo comune che vuole i piccoli centri “lontani dal mondo”.

Il tema del concorso quell’anno era “Lo Champagne”, in onore del gemellaggio con Ay Champagne, centro della ben nota zona francese per la produzione del famoso vino. Due anziani coniugi si ritrovano in camera da letto e lei, con due coppe di vetro in mano, dentro le quali aveva fatto posare i suoi seni rugosi e cadenti, rivolgendosi al marito: “il seno perfetto entra in una coppa di champagne”. “Si, ma lo champagne non è invecchiato 70 anni!” la risposta sconsolata del marito.

Ci sono meccanismi del nostro vivere quotidiano che diamo per assodato, dai quali pensiamo non si possa prescindere, leggi immodificabili della natura umana che regolano i rapporti comunitari, come il concetto che ad ogni prestazione del singolo debba corrispondere come unica gratificazione e ricompensa il corrispettivo in denaro. In realtà, se tutto ciò fosse vero, il mondo si fermerebbe in un batter di ciglia, perché se osserviamo oltre gli steccati e gli equilibrismi dell’uomo come mezzo al servizio dell’economia globale, ci rendiamo conto che ciò che origina gran parte delle attività umane, non è certo la prospettiva del guadagno materiale, ma altri tipi di appagamenti che attengono ai livelli più profondi della psicologia umanoide.

I lavori mandati regolarmente, entro i termini stabiliti e secondo le regole dettate dalle esigenze editoriali dei giornali con i quali si collabora, i sacrifici e gli sforzi sostenuti per sviluppare le proprie idee nel rispetto dei canoni della satira, anche quando non si è particolarmente ispirati, tutto ciò corrisponde a prerogative che riguardano i precetti fondamentali del lavoro, inteso nel senso comune dell’attività che occupa la maggior parte del tempo della propria vita, e che offre i mezzi necessari per la sopravvivenza ed il sostentamento. Questa attività che ho scoperto corrisponde quindi ad un lavoro, con la sola unica ma non indifferente diversità che i mezzi necessari alla sopravvivenza, come corrispettivo del lavoro reso, si chiamano gratificazione dello spirito, realizzazione creativa, compiacimento per l’apprezzamento di chi fruisce della tua fantasia e possibilità unica, di poter rendere pubblica un propria idea e condividerla con una platea inarrivabile con altri mezzi.

Un mondo diverso è possibile, in fin dei conti, sarà lanciato sul mercato con la formula “soddisfatti o disperati”, in cui la prima opzione realizzata se sapremo valorizzare tutte le nostre potenzialità e non farle appiattire e poltrire dal materialismo invadente, che inaridisce e ci fa diventare sempre più un mezzo del sistema e non il sistema stesso, uno strumento di cui servirci per vivere meglio, mentre la seconda opzione sarà inevitabile se rimarremo uno spot pubblicitario di carne, ossa e memoria R.A.M.

“Le chiacchiere stanno a zero” “cazzo! pure quelle?” disquisivano due tizi seduti su una panchina in una delle ultime vignette. Una triste fotografia purtroppo, della realtà che si è andata via via creando, con l’azzeramento di ogni condizione minima, per molti, di un vivere degno,  che possa lasciare spazio oltre che alla sopravvivenza vera e propria, anche alla sopravvivenza dell’anima.