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“OLTRE ….il quotidiano: storie di emozioni ed incontri” di Paolo Bannetta PDF Stampa E-mail
Martedì 04 Novembre 2014 06:16

 

Le sei del mattino di Venerdì 17 Agosto 2013, sono superstizioso ma questa specifica combinazione, non mi ha mai creato particolari problemi. Mi affaccio  sul balcone della nostra casetta a Vejano,

che ci accoglie da anni quando nel W.E. scappiamo dal trambusto caotico della Capitale, sto gustando il caffè accompagnato dal  garrire delle rondini che si inseguono sfiorando i tetti delle case sempre con la stessa precisa traiettoria. L’aria è fresca,  non tutte le stelle sono state ancora  inghiottite dall’alba appena levatasi, i due lampioni agli angoli della strada sono ancora accesi. Mia moglie di là in camera, si sta dando gli ultimi colpi di rimmel, tra poco accenderò il motore della mia vecchia ma fedele Alfetta e ci recheremo al lavoro a Roma, per fortuna  le 8 ore che ci dividono ancora  dalle agognate ferie passeranno presto.

 

Sono Paolo, un cittadino della Capitale e da 36 anni insieme a mia  moglie ho la fortuna di poter venire a fare il pieno di sapori e aria pulita in questo paesino in provincia di Viterbo arrampicato su una collina di tufo sulla via Braccianese.

Ricordo perfettamente l’emozione che provai la prima volta arrivando qui nel lontano 1976, la mia fidanzata, vi  trascorreva un periodo di vacanza e mi convinse a raggiungerla.

All’epoca....( vent’anni…..)  il mio mezzo di locomozione era  un magnifico “cinquino” blu notte che ancora rimpiango, aveva il  numero 12 quello del mio idolo Niki Lauda attaccato sul cofano, decisi, non mi ricordo il motivo di servirmi della “corriera”, allora  Acotral,  dopo un viaggio …emozionante di circa due ore  arrivai a destinazione. l’arrivo del torpedone sollevò la curiosità di qualche Vejanese seduto sulle panchine.

Entrai in un piccolo negozio per chiedere se si vendevano le sigarette e mi resi conto che si poteva acquistare oltre alle “bionde”  davvero un po’ di tutto, filo elettrico, lampadine, il  “DDT” ,mangime per i pesci rossi e altre mille cose. Quella signora gentilissima che mi servì da dietro il banco, colmo di gomme da masticare, caramelle ecc., si chiamava Giacoma (ora è in pensione, ma la ricordo sempre con simpatia). Mi resi subito conto della semplicità del modo di vivere in quel piccolo borgo di cui io da poco minuti facevo parte.

Mi sentii chiamare, Francesca mi venne incontro accompagnandomi alla scoperta del luogo, ma ormai ero sotto la lente di ingrandimento, lei era personaggio ormai…noto io invece, uno straniero giunto nella comunità. Qualcuno mi osservava rimanendo nascosto nell’ombra del suo tinello gustandosi la frescura o sotto l’ombra di un albero, altri comodamente seduti al tavolo del bar centrale. Cercavano di capire “a chi fossi fio”, lasciando molti nel dilemma raggiungemmo la “Piazza” che all’epoca non presentava al centro le odierne aiuole colorate dai fiori e il verde acceso del prato.

Così iniziò la mia avventura Vejanese, da quel giorno sono passati 37 anni di emozioni, di gioia e immancabili dolori, un matrimonio con la mia Francesca che ha segnato meravigliosamente la mia vita, ho  preso confidenza con quei luoghi e la loro gente, Vejano è diventato il nostro rifugio dalla quotidianità fatta di corse, stress, “incazzature” e altri accessori. Molti amici e altri affetti vivono la, e per fortuna oltre a loro a Vejano posso trovare per fortuna: i “ceciarelli; l’acqua cotta; i “facioli col pane sotto”; la pizza a fiamma; il pane del forno di grano duro;il caffè del bar “zi Delio”(che alle quattro della mattina è già aperto;la festa del Santo patrono Orsio;la tombola in piazza;la Banda musicale;la processione del venerdì Santo; l’infiorata il giorno del Corpus Domini;la corsa dei cornuti per S. Martino; il tinello di  “De Gasperi”  e la mitica “Racchia”,  una sorta di banda musicale “modificata”.

Ma dopo questa breve presentazione spero non troppo di parte, torniamo a stamani.

Prima di giungere in ufficio ho lasciato Francesca al Ministero, abbiamo impiegato poco meno di un’ora, un miracolo che può avvenire solo ad agosto con le strade intorno alla Capitale scorrevolissime per non dire deserte,  ho trovato parcheggio addirittura a pochi metri dal portone della Caserma di Polizia dove svolgo l’attività di elettricista. Aria di sgombero totale, trovo tra i presenti alcuni colleghi che “annaspano” dal caldo mentre i condizionatori già sono “sparati” al massimo. Saluto la fedele sentinella all’ingresso e mi reco al mio posto assicurandomi che per il momento nessuno abbia bisogno di me lasciandomi quindi organizzare il  secondo caffè della giornata con Fiorello che, come me non è ancora andato in ferie. Mani in tasca in strada parliamo del più e del meno quando lui, all’improvviso, inizia a  raccontare con soddisfazione palese, di essere stato la sera precedente in una pizzeria del centro con sua moglie:

 

Il collega sembra soddisfatto, sinceramente mi viene un po’ da ridere  sentendo all’improvviso uscire fuori inesorabilmente quel poco di bastardo nascosto in me:

Il poverino mi guarda stralunato, sospetta nella mia affermazione una bella “presa per i fondelli” invece? Invece si! Ma come si fa  a stare zitti, dopo aver ascoltato il racconto e soprattutto pensando che il sottoscritto nel momento in cui il povero Fiorello era in macchina col condizionatore acceso alla ricerca della pizzeria, si trovava a Vejano con infradito, maglietta e calzoncini immerso nello scenario dell’ “acquaforte” nell’area pic- nic  in compagnia della immancabile consorte e della cuginetta Dina con suo marito Franco “glorioso” capotreno delle “FS”,di  Silvano e sua moglie Gianna con Serenella (sorella di Gianna) e il marito Pietro, personaggi incredibili, non potevano mancare di certo Giorgio da me sopranominato “er pasticca” una vera leggenda in campo di meccanica, un vero mago dei motori e sua moglie Anna.

Il posto si trova appena fuori il paese ed è una piccola area nella macchia vicino al fiume Mignone dove c’è la sorgente, appunto,  dell’”Acqua forte”,  nient’altro che un’acqua dal sapore ferruginoso con la quale si bagnano magnificamente le fette di pane casereccio  per fare la panzanella di pomodori.  Pochi metri più avanti  si erge  un artigianale barbecue fatto di mattoni di tufo a disposizione di chiunque voglia cuocere all’aperto. Inizio il mio piccolo racconto, vedo lo sguardo del collega  farsi malinconico mano a mano che vado avanti:

 

 

Detto fatto, solo il tempo di andare a fare… spesa.

 

Mi accorgo, nel mentre, che abbiamo raggiunto il bar, Fiorello rimane deluso perché devo troncare il discorso, ma:

Mi chiese. Voleva soffrire fino alla fine, proseguii:

 

Adesso è ora di fermarmi, non posso  andare avanti e distruggerlo così! Non è giusto, inoltre non gli posso dire che abbiamo speso poco più di sei euro a cranio…!

Guardo l’ora: ormai solo 5 ore mi separano  dalle ferie, poco di più dai “ceciarelli in piazza”……..

 

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