L’ Associazione culturale “PROMETEO RICERCA” invita alla videoproiezione del film MEDIANERAS – INNAMORARSI A BUENOS AIRES Stampa
Martedì 23 Giugno 2015 11:02

 

 

L’appuntamento  è per mercoledì 24 giugno 2015  alle ore14.45  presso la Sala Conferenze - piano terra – del palazzo del Viminale. Presentato a Berlino nel 2011 e vincitore nello stesso anno al Gramado Film Festival come Miglior film e Miglior regia,Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires è l’ultimo lavoro di Gustavo Taretto, che si misura per la prima volta nella sua carriera con un lungometraggio.

 

 

L’arrivo di internet e dell’era digitale ha rivoluzionato il nostro modo di vivere. È successo anche a Martin, che da anni è piazzato davanti al suo pc e si nutre di web. Non esce più: ordina cibo, fa acquisti per la casa, lavora, fa la spesa, fa sesso, tutto online. Quelle poche volte che esce, si carica di uno zaino con l’occorrente per le emergenze. Martin è un fobico in via di guarigione, che cerca di superare il suo senso di isolamento al quale il suo monolocale e internet lo hanno abituato. Mariana vive la sua stessa solitudine. Appena uscita da una lunga relazione, è un architetto che non ha mai progettato neanche un bagno. Vive facendo la vetrinista e gli unici con cui sembra riuscire a comunicare sono i manichini con i quali condivide il suo caotico appartamento; non prende l’ascensore da anni e ha paura di una città nella quale è convinta di non poter riconoscere la persona che cerca.

Presentato a Berlino nel 2011 e vincitore nello stesso anno al Gramado Film Festival come Miglior film e Miglior regia,Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires è l’ultimo lavoro di Gustavo Taretto, che si misura per la prima volta nella sua carriera con un lungometraggio. Fin dalla prima sequenza si rimane colpiti da una fitta successione di immagini e dettagli di una grande città e delle sue contraddizioni architettoniche, che nient’altro sono che le contraddizioni di una vita divisa tra senso di straniamento e continua ricerca di rapporti, in una metropoli tanto grande e dispersiva eppure in cui tutto sembra così vicino ma sfuggente. La tecnologia, sempre più dominante nelle nostre vite, dovrebbe darci la possibilità di essere sempre connessi gli uni agli altri, ma in realtà ci porta a essere sempre più soli. E la città fa lo stesso, con il suo accatastare e allineare più costruzioni possibili senza una logica precostituita, con l’intento di stipare al loro interno il maggior numero di persone che nella loro moltitudine rimangono però isolate e sole. Le “scatole di scarpe” (monolocali) sono spesso buie e con appena una piccola finestra, e allora non resta che aprirne un’altra sulle medianeras, ovvero i lati dei palazzi che ospitano le pubblicità, e far entrare un po’ di luce nella propria vita.

L’uso della voce fuori campo dei protagonisti immerge lo spettatore nel mondo privato dei due protagonisti, lo rende partecipe dei loro pensieri e sensazioni più intime, di un flusso di conoscenza che svela le debolezze delle loro (e delle nostre) esistenze. Lo stile originale e ironico di Taretto, la stupenda fotografia e le immagini cartolina della metropoli argentina sono la carta vincente di una storia che sarebbe potuta risultare un po’ scontata e già vista, ma che invece ci fa aprire gli occhi su un mondo di cui facciamo pienamente parte, che porta sempre più ad allontanarci gli uni dagli altri, quando al contrario avremmo bisogno di sentirci vicini a qualcuno…