Al teatro degli Audaci fino all'8 dicembre è in programma uno spettacolo straordinario con protagonista la Neapolitan Contamination (dal nostro inviato) Stampa
Venerdì 06 Dicembre 2019 15:04

 

Si tratta di un gruppo di 7 artisti di assoluto talento che ti accompagnano in un percorso che attraversa circa cinque secoli di musica napoletana, rielaborata con le influenze dello swing, del jazz, del funky, del blues ed altro ancora. Una performance originale e coinvolgente.

 

 

 

 

 

Bastano i primi tocchi sulle congas ed un gioco di vocalizzi da rituale da sciamano, per capire che stai per assistere ad uno spettacolo fuori dagli schemi. Giovanni Imparato ti strega da subito e con la sua ritmica ti trascina nel mondo della magia caraibica senza perdere il suo marchio napoletano. La voce narrante di Luigi Carbone (magistrato di primo'ordine),  qui tastierista funambolico, ci racconta la storia di un uomo che ha dedicato la propria vita alla musica, alle percussioni, girando il mondo intero. Ad ogni tappa di questo viaggio da novello Ulisse c'è uno squarcio di musica napolenana, di volta in volta contaminata con i generi musicali  più disparati (swing,  jazz,  funky (che significa "puzza"), blues,  rap ed altro, ma anche con balli come il tango argentino (che vuol dire "tocco"), il flamenco spagnolo o il calipso delle Antille. E come non bastasse, a fianco delle canzoni simbolo di Napoli, esplode una ritmica coinvolgente ed inimmaginabili intarsi musicali con Fred Buscaglione, Carosone, gli Eagles, Louis Armstrong e tanti altri. La Napoli verace affiora nella voce di Antonio Carluccio, alla chitarra classica, mentre Anna Rita Di Pace incanta con una padronanza del violino che si combina meravigliosamente ad una voce incantevole. E che dire del bravissimo Aldo Perris al basso elettrico, che non disdegna duetti, assoli e cori in ogni fase della serata. Mats Erik Hedberg, svedese, è la contamination all'ennesima potenza, che rappresenta con assoli alla chitarra elettrica degni di Carlos Santana. Ma la tempesta musicale che coinvolge gli spettatori non poteva dirsi perfetta senza la marcata presenza di Davide Grottelli e delle sue variazioni sul tema a suon di flauto, sax e clarinetto. Un intrattenimemto musicale senza pausa, originale e coinvolgente, di alto profilo culturale, presentato con la simpatia e la naturalezza talentuosa che riconosciamo alle personalità napoletane in vesti di artisti.

NEAPOLITAN CONTAMINATION -   NEA CO'

Giovanni Imparato – voce e percussioni

Luigi Carbone – piano e tastiere

Antonio Carluccio – voce e chitarra

Mats Erik Hedberg – chitarre

Davide Grottelli – sax e flauto

Annarita Di Pace – voce e violino

Aldo Perris – basso

 

In che modo avviene questa “Neapolitan Contamination”? La scelta del complesso è originale e coraggiosa: vengono riproposte canzoni, che ripercorrono 5 secoli di storia della musica napoletana (la canzone più antica, Michelemmà, risale al Seicento, forse prima). Ciascun pezzo viene ibridato secondo un’influenza diversa, cercando punti di contatto o di contrasto: “si parte dall’America del Nord (dal più antico genere gospel fino al funky, passando per lo swing, il jazz, il blues, il 5/4 di Take Five); si scende ai Caraibi, in Germania e a Cuba (con un trio di pezzi calypso, reggae e salsa) e poi in Argentina con il tango; si attraversa l’Atlantico per arrivare all’ Africa e infine in Europa, prima in Spagna (con il flamenco) e poi in Italia (con un omaggio allo stile di Fred Buscaglione).

L’accostamento deriva ora dal ritmo, ora dal significato, ma è sempre istruttivo e orientato all’arricchimento reciproco.

I testi stessi delle canzoni vengono riprodotti ricostruiti e commentati per restituire un’immagine aperta del futuro, visto come serbatoio di opportunità. Come nella celeberrima “Funiculì funiculà” (reinterpretata attraverso gli echi del Kilimangiaro), che alla fine dell’Ottocento celebrava la funicolare del Vesuvio, disinnescando le loro paure: “io ffuoco coce ma si fuje, e nun te corre appriesso”.

Il risultato è uno straordinario matrimonio di suoni, di ambienti e di atmosfere, dove il contrasto già implicito nella canzone napoletana – la profondità struggente dell’amore la nostalgia che attraversa ogni nota, la leggerezza, l’ironia, il peso del male sempre in agguato, la paura e la spensieratezza – risulta amplificato dagli stili e dalle sonorità che vi vengono innestate. Un futuro quello racchiuso, in queste canzoni del passato mescolate con altri ritmi antichi e recenti nel nome di una modernità rivendicata, verso il quale bisogna muoversi con la voglia di fare le cose perbene.

Al Teatro degli Audaci in Roma via Giuseppe De Santis 29 (zona Porta di Roma) dal 5 all'8 dicembre 2019 - Parcheggio riservato gratuito Tel. 06.94376057