| Un
giorno al Ministero, prima o poi, il dottor Vincenzo Casagrande
sarebbe dovuto tornare.
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In quel luogo dove aveva vissuto la baldanza giovanile e gli
anni della maturita'.
Tuttavia, l’idea di ritornare in quel palazzo dove aveva provato
emozioni ed affetti, ma anche amarezze e delusioni, non lo
attirava piu'; faceva parte di un mondo che non c’era piu
e del quale forse era preferibile conservare solo i migliori
ricordi. E poi lui, che era stato un ottimo marinaio nel mare
delle scartoffie, provava da tempo un fastidio viscerale per
tutto quanto fosse amministrativo e burocratico. Forse questa
e' la espiazione che attende chi ha vissuto nel mondo dei
cavilli e delle pratiche, una sorta di legge di contrappasso
coniata appositamente per i travet. Questa idiosincrasia per
le spirali burocratiche era di per sé una valida ragione per
rinunciare a quel beneficio che una legge ed una sentenza
dopo anni di attesa ora intendevano attribuirgli. Ma da sole,
né l’una né l’altra avrebbero avuto la forza di scardinare
le sue lunghe giornate di pensionato. E neppure la lettera
del Ministero, che lo invitava a presentarsi all’ ”ufficio
competente”, lo avrebbe mai convinto a tornare; come avrebbe
potuto vincere in un sol giorno tutti i suoi gravi problemi
di salute? Eppure tutti questi elementi furono stravolti in
un sol colpo da un grande evento, un evento che andava al
di la' di ogni immaginazione: il suo grande amico e piu giovane
collega, il dottor Tarantino, col quale aveva condiviso per
tre anni la mitica stanza 29 del terzo piano, era diventato
il nuovo ministro. D’altra parte se lo meritava perche accanto
ad una intelligenza brillante e ad una cultura fuori dall’ordinario,
aveva una prerogativa rara: lui sapeva farsi carico dei problemi.
Insomma questo Demiurgo di nuova generazione era una persona
di valore ed era orgoglioso di essere un uomo dello Stato.
Ebbene questa notizia, non si sa' per quale alchimia, dette
al Casagrande un vigore nuovo tanto da convincerlo a recarsi
all’ “ufficio competente”.
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