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Quella mattina mi ero alzato davvero presto. Mi era presa
una strana frenesia di tornare al ministero; mentre mi preparavo
ad uno storico ritorno, pensavo con piacere a quante persone
avrei potuto incontrare quel giorno e magari quella pratica
del beneficio me l’avrebbe risolta rapidamente uno dei miei
vecchi amici ancora in servizio.
Per l’occasione avevo riesumato la valigetta dei tempi andati.
Durante il tragitto, a bordo di un autobus stracolmo, non
feci altro che ripassare in rassegna personaggi piacevoli
di quarant’anni di onorato servizio, come si diceva una volta.
Quando vidi la sagoma della fontana del piazzale avvertii
una accelerazione irregolare del mio cuore, temevo un malore,
ma affrontai le scale che avevo percorso mille e piu volte,
con stati d’animo sempre diversi. Giunto all’ingresso del
ministero fui sbrigativamente indirizzato verso lo sportello
visitatori ove mi fu consegnato il “ passi” per entrare; era
il segno tangibile che ero un ospite a tutti gli effetti.
Mi sentivo spaesato e facevo fatica a riconoscere ambienti
un tempo cosi familiari. A passi incerti percorsi il corridoio
dell’ambulatorio, dal quale vidi uscire un signore sui sessant’anni,
con il camice da dottore indosso. Riconobbi in lui quello
che ai miei tempi era un giovane laureato in medicina, che
piu di una volta si era preso cura dei miei malanni. Benche'
fosse diretto da tutt’altra parte, mi venne incontro con la
incredulita' dipinta sul viso. Stringendomi la mano esordi'
con un infelice “ma lei e' ancora…..come sta……che fa da queste
parti?” Era chiara la sua sorpresa di vedermi ancora in vita,
ma in ogni caso si mostro' cortese in quel breve scambio di
saluti. Nonostante il colpo basso mi rimisi in moto alla ricerca
dell’ “ufficio competente”, ma in realta' con la speranza
di rivedere uno dei tanti colleghi di un tempo, Rattazzi,
per esempio, che si faceva chiamare cavaliere perché non era
né dottore e né ragioniere, oppure Santorsio, siciliano come
me con il quale mi piaceva parlare di aranci, di mandorle,
di pasta con le sarde, oppure il geometra Gesso, l’uomo piu
avaro ed onesto del ministero al quale era davvero difficile
scroccare una colazione. Intanto ero arrivato davanti al bar
interno: la stessa folla di sempre. Mi attirava l’idea di
un cappuccino vecchia maniera ma pensai che sicuramente uno
degli amici incontrati avrebbe insistito per portarmi al bar.
Arrivato davanti all’ufficio Cassa mi venne in mente Gordianelli
il re della barzelletta; il personaggio meritava un saluto.
Chiesi all’impiegato vicino allo sportello se il mio vecchio
amico fosse li. Questo, impegnato a pulire con precisione
maniacale il suo telefono cellulare, senza nemmeno alzare
la testa disse che Gordianelli non stava li da una vita, anzi
forse era morto a Cartagine. Infastidito, mi rimisi in marcia
ed ebbi la fortuna di trovare subito un ascensore. Chiesi
informazioni ad un commesso intento a compilare la fotocopia
di un cruciverba di straordinaria facilita' per chiunque,
ma non per lui.
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