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Alla mia richiesta replico' con un atteggiamento di stizza,
poi con grande lentezza alzo la testa, si tolse gli occhiali
e sentenzio l’informazione richiesta in un calabrese molto
alitato.
Mentre aspettavo di essere introdotto nell’ “ufficio competente”
mi passo' vicino Ugo Trasca un tempo amico fidato, il quale
mi liquido' con un rapido saluto perché atteso da impegni
di grande rilevanza.
Finalmente entrai nell’ufficio “competente”: qui tutto era
moderno, i computer sui tavoli bianchissimi ispiravano efficienza.
Avevo iniziato ad esporre la mia problematica al giovane impiegato
piu' prossimo all’entrata, ma questi, appollaiato su una scrivania
e senza proferire parola, con un eloquente indice puntato
verso la collega mi fece capire chi trattasse la mia questione.
Questa, una bella ragazza vestita di un abito nero fin troppo
elegante per una giornata di lavoro, mi strappo' quasi dalle
mani la mia documentazione e dopo aver letto ad alta voce
alcuni stralci di quelle carte comincio' ad addebitare colpe
ed incompetenza ad altri uffici, ad altre persone.
Rimasi in quella stanza per circa un’ora.
Dopo un balletto di consulti, telefonate, pause senza spiegazioni,
l’avvenente impiegata mi comunico' che il problema era il
programma informatico e che comunque sarei dovuto andare in
un altro ufficio.
Provai a balbettare il mio disappunto ma ero troppo stanco
e vecchio per dire le mie ragioni, cosi' battei in ritirata
con l’unico obiettivo di rientrare quanto prima alle mie noiose
abitudini.
Sentivo le gambe pesanti, non ero riuscito a fare colazione
e temevo di andare in ipoglicemia e la ricerca di un bagno
era diventata una necessita' urgente.
A quel punto avevo fretta di andare via, il passato era davvero
passato e non c’era piu' nulla che mi legasse ad un mondo
che cosi' profondamente avevano segnato la mia vita.
Avvilito e deluso pensavo che quello sarebbe stato il triste
destino anche di quelli che oggi si muovevano in quelle stanze
con grande energia e sicurezza: la ruota della vita ed il
tempo non fanno sconti a nessuno.
Dopo la sosta al bagno mi diressi, non senza difficolta verso
l’uscita ma qui mi accorsi che quella lunga giornata per me
non era ancora finita. Una folla inimmaginabile di giornalisti,
fotografi, amici, impiegati, curiosi, a stento trattenuta
dal servizio d’ordine, si accalcava intorno alla macchina
del neo-ministro.
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