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meriterebbero un posto negli annali della giustizia amministrativa
italiana. Proprio il Comitato, negli anni della “privatizzazione”
del pubblico impiego, 1992 e seguenti, prende sotto braccio
i sindacati per un’azione diffusa, con cortei, assembleee,
documenti di studio, incontri a vario livello ed altro, volta
a contrastare un progetto che avrebbe spaccato inevitabilmente
l'unitarietà e lo “spirito di appartenenza”
del personale del ministero dell’interno, fino ad allora
fondamentalmente compatto.
Una delegazione del Comitato Spontaneo di Agitazione, sorto
dall’azione congiunta di varie sigle, sindacali e non,
presieduta da Alberto Bordi, viene ricevuta dall'allora Ministro
dell'Interno Nicola Mancino, al quale si chiede un autorevole
intervento per impedire una frattura nell’ambito del
personale civile, che nel tempo si sarebbe potuta rivelare
deleteria ed insanabile.
Il Comitato raccoglie in poco tempo 1430 firme di dipendenti
che sottoscrivono una petizione al capo di gabinetto, prefetto
Lauro, ed ai Direttori generali di allora, Parisi, Carleo,
Malpica, Camporota, Gelati e Pastorelli.
Le “menti” del CoMiRap studiano ed elaborano progetti
finalizzati ad ipotizzare una sistemazione dignitosa per la
carriera amministrativa del personale oramai “contrattualizzato”
e quindi non più regolato dalla legge, che invece continua
ad essere la fonte del proprio status per gli appartenenti
alla carriera prefettizia ed a quella di polizia. Ne scaturisce
una bozza di progetto basato sulle aree professionali, nelle
grandi linee non dissimile dall’ordinamento che troverà
applicazione nel 2002 con la cosiddetta riqualificazione.
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