L’associazione
culturale Prometeo Ricerca – Dipartimento Cinema – invita
tutti i dipendenti del Viminale alla proiezione del film
La Grande Seduzione di Jean Francois Pouliot (anno 2003),
che avra' luogo nella Sala Conferenze del Palazzo Viminale
martedi 25 gennaio 2005 alle ore 15.00. La proiezione sara'
preceduta da un incontro con lo scrittore Antonio Papa,
che presentera' il libro “Arabia Felix: Diario di viaggio
in Yemen”.
Recensione
del film “La Grande Seduzione” (dal sito
www.reflections.it)
Uno sperduto villaggio di pescatori ed una comunita' unita
in una maldestra truffa "fatta in casa" per acquistare,
nuovamente, speranza in un futuro di lavoro e dignita'.
Questi gli elementi semplici, poveri eppur efficaci che
costituiscono la particolarita' e la validita' artistica
de "La grande seduzione". Una tragico/commedia
divisa tra passato e presente, tra modernita' e solidita'
dell'antico, per dimostrare pienamente come una sceneggiatura
ben orchestrata ed un attenta caratterizzazione dei personaggi
possano costruire un prodotto che, pur se privo di facili
sensazionalismi e di volti dalla fama trainante, risulti
piacevolmente poetico nel tema e nella cura dell'immagine.
Dopo dodici anni trascorsi nel settore pubblicitario e 500
spot diretti, Jean-Francois Pouliot affronta la sua prima
regia di lungometraggio affidandosi ad uno spiccato e sagace
senso dell'umorismo ed ad un evidente propensione verso
la sintetica ed essenziale pulizia narrativa propria del
linguaggio pubblicitario. Nonostante l'intreccio basato
sul principio "nulla e' come appare" che, automaticamente,
sembra richiamare alla mente l'irlandese "Svegliati
Ned" ed alcune scelte visive che possono trarre ispirazione
da "Il favoloso mondo di Amelie", Pouliot determina
la sua originalita', e' decisamente troppo presto per parlare
di autorialita', attraverso questa costante ironia con la
quale sceglie di tratteggiare lucidamente la solitudine
che nasce dall'isolamento e dalla dimenticanza. La vicenda
di Sainte-Marie-La Mauderne, un ammasso di rocce in mezzo
all'oceano, e dei suoi 177 abitanti un po rozzi ed arruffati
non si abbandona mai al compiacimento di una facile drammaticita'
ne ad un eccesso di immagini e sensazioni. Perfettamente
racchiusa ed esaurita nei suoi 110 minuti, non si avverte
minimamente alcuna sbavatura narrativa ne alcun elemento
lasciato sospeso ed incompiuto, ma regala soprattutto la
prospettiva futura che si possa utilizzare un nuovo modulo
linguistico e rappresentativo per narrare l'esistenza nei
suoi aspetti meno affascinanti. Cosi come "Le invasioni
barbariche" sono riuscite nel tentativo di trasformare
la morte nel piu' imponente dei palcoscenico su cui rappresentare
la vita grazie alla forza espressiva di un emozione che
nasce da una risata, "La grande seduzione" indaga
tra l'isolamento, la vergogna e la dignita' con tutta l'ingenuita'
di chi e' convinto che la commedia non sia necessariamente
una forma inferiore della settima arte.
Tiziana Morganti