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ADDIO
WOJTYLA: TRA UN OCEANO DI GENTE PER DARE L’ULTIMO SALUTO AL
PAPA CHE HA CAMBIATO IL MONDO
UNA VITA DEDICATA ALLA DIFESA DEI DEBOLI, DEI POVERI, DEI
MALATI, DEI BAMBINI, DI OGNI ANGOLO DEL PIANETA - CON I GIOVANI
INSTAURATO UN LEGAME STRAORDINARIO ED INDISSOLUBILE
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Oggi,
martedi 5 aprile 2005, Roma e invasa, come ieri e come domani,
da un oceano di persone provenienti da ogni parte del pianeta
per rendere l’estremo saluto ad un uomo e ad un Papa che
ha davvero cambiato il mondo. Chi ha avuto l’occasione e
la fortuna di essere qui, in Piazza S. Pietro, ha sicuramente
compreso di essere parte di un evento imponente, da qualunque
parte lo si guardi. In mezzo a questa folla immensa non
c’e rischio di babelismo, ci si comprende perfettamente:
ad accomunare i diversi linguaggi ci sono strumenti della
comunicazione formidabili, come la vicinanza, la solidarieta,
il rispetto reciproco, come ci ha insegnato il nostro amatissimo
Giovanni Paolo II nei suoi impegnativi viaggi in terre vicine
e lontane. Uomini e donne di ogni eta ed etnia ti sono vicini,
hanno sfidato la stanchezza del viaggio, non mostrano alcuna
preoccupazione per la lunga attesa in fila, per il caldo
pomeridiano della primavera romana o per l’umidita della
veglia notturna; non fa paura a nessuno il traffico caotico
di questi giorni speciali nella citta eterna, non si parla
di impegni di lavoro, di opportunita economiche, non ha
importanza se si pranza con un panino e mezza minerale,
non c’e competizione, non si vuole arrivar primi, qui si
vive un’altra dimensione, si vuole arrivare tutti insieme,
a guardarlo ancora una volta, quell’uomo straordinario che
ha impresso una svolta ed un segno indelebili al corso delle
vicende umane. In questa moltitudine non ti senti per niente
solo, tutt’altro, ti senti in buona compagnia, sei come
in famiglia, anche se al tuo fianco ci sono alcuni cinesi,
un ragazzo nigeriano o un gruppo di polacchi che sventola
con mesto orgoglio la bandiera del proprio Paese. C’e la
diffusa e ferma convinzione che la storia personale che
ognuna di quelle persone porta con sé dalla sua terra natia
rappresenti qualcosa di prezioso, di cui far tesoro. Il
“Papa venuto da lontano” ci ha lasciato un messaggio che
non ha confini di tempo e di spazio, che si fonda sulla
soluzione di ogni conflittualita, di ogni antitesi, con
la forza del dialogo, della comprensione, della disponibilita,
dell’altruismo. L’uomo di Cracovia ha conciliato lo spirito
antico del cristianesimo con la modernita della comunicazione
del terzo millennio, ha affrontato la guerra a viso aperto
con la forza della pace, comunque e dovunque; ha portato
la ricchezza del conforto, dell’aiuto, a quanti soccombono
ogni giorno alla miseria, alla fame, alla sopraffazione;
ha avvicinato mondi culturali e religiosi che sembravano
destinati ad un allontanamento definitivo. Giovanni Paolo
II, il pontefice dalla grande forza anche di fronte alla
sofferenza, lo stratega dei cambiamenti “globali” nel segno
dell’amore e della giustizia, il Papa degli stadi, dei grandi
raduni, del Giubileo del 2000, il Papa che i Romani hanno
sentito come il loro Papa (“ memorabile il “volemose bene,
damose da fa’ ”), il Papa dalle mille risorse.
Lui, con gli occhi che sapevano scrutarti l’anima, lui che
sapeva anche sorridere agli eventi della vita, lui che a
venti anni aveva gia perduto tutti gli affetti familiari,
lui sara sempre ricordato per aver toccato i cuori dei giovani,
il suo grande esercito che fino all’ultimo ha intonato sotto
le sue finestre le canzoni della fede con gli accordi della
speranza e della letizia, perfino nel momento del distacco.
“Vi ho chiamato, siete venuti e vi ringrazio” la frase simbolo
di un legame indissolubile che non avra mai fine, una frase
che non puoi ascoltare senza versare almeno una lacrima..
Alle migliaia dei fedeli composti che colorano un giornata
di grandissima commozione,viene distribuito un volantino
con su scritto “Arrivederci in paradiso, Giovanni Paolo
II”, ed ecco che la malinconia per la perdita del padre,
dell’amico, sta per fare breccia in ognuno di noi, ma bisogna
reagire con quella rinnovata fede che proprio lui ci ha
saputo ridare.
Le ore trascorrono in quella dimensione irreale, tra terra
e cielo, un ultimo sguardo al “suo” balcone, il desiderio
forte, fortissimo, di ascoltare ancora una volta la sua
voce. Addio Papa nostro, ci mancherai……
AAB
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