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ANNI DI TAIJI QUAN: LA SUPREMA ARTE DI VITA DI ENZO BORDI
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Quando
ho iniziato il primo corso di TAIJI QUAN (pronuncia taigiciuan),
non immaginavo di imbattermi in una materia cosí complessa
ed affascinante. A partire dal nome stesso che troverete
scritto in diverse forme come: TAIJI, TAI QI, TAI CHI, T’ai
Chi, alle quali puó seguire la parla “QUAN”, che significa
combattimento, per passare attraverso le piú variegate definizioni
e per finire con le diverse teorie ed applicazioni.
Ho pensato quindi di citare alcuni punti di riferimento
allo scopo di orientare il lettore verso una maggiore chiarezza
ma nella consapevolezza che nel TAIJI, come nella vita,
tutto e in continuo movimento e mutamento del libero fluire
dell’energia “QI” (pronuncia ci) negli infiniti aspetti
della sua manifestazione da quelli piú sottili (mentali-spirituali)
a quelli piú condensati (fisico-materiali).
L’origine del TAIJI, come per l’Agopuntura ed il TUI NA
(massaggio cinese), risale a piú di 4.000 anni fa e la sua
conoscenza e stata tramandata oralmente da maestri a livello
individuale e corredata da segretezza da parte delle poche
“famiglie” depositarie della tradizione. I pochi scritti
considerati fonte originaria per lo studio e la pratica
del TAIJI sono stati divulgati come “I Classici del T’ai
Chi I, II, III” (Bibbia del Taiji) nella forma di un codice
di arti marziali.
Il primo punto di riferimento e che il TAIJI si ispira alla
filosofia del TAO meglio conosciuta come il principio Yin
e Yang, le due forze originarie, uguali ed opposte, relative
e complementari che interagiscono dando forma alle manifestazioni
della vita. Si usa elencare le caratteristiche Yin e Yang
con una serie esemplificativa di qualitá contrarie tipo
buio/luce, luna/sole, donna/uomo, basso/alto, notte/giorno,
negativo/positivo e cosí via. In questo ambito
il secondo punto di riferimento e l’alternanza vuoto/pieno
(non assoluta) nel movimento; il vuoto rappresenta la disposizione
a far scivolare un’energia che si dirige verso di noi e
ad utilizzarla mentre il pieno ne rappresenta l’opposizione,
in altre parole recepire e transformare o schivare e colpire
se interpretato in termini marziali.
Il terzo punto di riferimento e la concentrazione al “DANTIAN”
inferiore (pronuncia tantien), punto di Agopuntura Vaso
Concezione 6, “QI HAI” (mare di energia) che si trova a
circa tre centimetri sotto l’ombelico, il baricentro fisico
del nostro corpo, da dove dipartono tutti i movimenti del
TAIJI. Tale concentrazione permette movimenti armoniosi,
lenti o rapidi senza perdere la stabilitá fisica e mentale,
una forza che riporta sempre al punto di equilibrio originario.
I DANTIAN superiore e mediano si collocano, il primo al
centro della fronte noto come Chakra (ruota) delle Sopracciglia,
Terzo Occhio e punto extra di Agopuntura Yintang, il secondo
al centro del petto noto come Chakra del Cuore e punto di
Agopuntura Vaso Concezione 17, Shanzhong. Anche questi due
importanti centri energetici partecipano all’armonia corpo-mente-spirito
del TAIJI, una filosofia olistica della vita umana.
Il quarto punto di riferimento e la centratura o allineamento
ovvero la preparzione del corpo e della mente che implica
una serie di comportamenti che con la pratica si effettuano
contemporaneamente in pochi minuti. Essi consitono nello
stare in piedi completamente rilassati, con le gambe divaricate
alla stessa larghezza delle anche, ginocchia leggermente
piegate verso l’esterno, punte dei piedi dirette di poco
verso l’interno, bacino ruotato muovendo in avanti la zona
pelvica per l’allineamento della colonna, peso del corpo
spostato sugli avampiedi (Yun-chuan, punto di Agopuntura
Rene 1), braccia distese lungo i fianchi lasciando uno spazio
naturale dal corpo, la sommitá della testa come sospesa
verso l’alto, il mento appena piegato verso il torace, gli
occhi guardano senza vedere, nel vuoto in quanto lo “sguardo”
e rivolto verso l’interno cosí come le orecchie ascoltano
i suoni interiori, la lingua a contatto con il palato, labbra
morbide ed i denti si toccano appena. Lo stato mentale e
quello della calma: calma nell’azione e azione nella calma,
assenza di qualsiasi emozione e la respirazione assume un
ritmo lento, uniforme, naturale e profondo fino a raggiungere
il Dantian inferiore. Questo stato fisico e mentale viene
mantenuto costante nell’esecuzione della “forma” del TAIJI
che dura dai 15 ai 20 minuti (forma breve) se eseguita su
entrambi i fianchi, altrimenti metá del tempo se eseguita
su un solo lato. Tradizionalmente le forme si iniziano orientandosi
verso il Nord. Per aiutare il principiante nell’assumere
la posizione base,
gli si chiede di immaginare un filo invisibile che lo tiri
dalla sommitá del capo, un altro che dal perineo si diparte
fino al suolo ed infine un altro ancora che percorre tutto
il corpo unendo questi due fili e formando una perfetta
linea retta che rappresenta la condizione dell’uomo; energia
condensata originata dall’incontro dell’energia del Cielo
e della Terra. Guardando un praticante nella posizione del
TAIJI come precedentemente descritta e pensando agli occhi
nel vuoto e allo sguardo semi-addormentato, ci porta lontano
dalla posizione atletica occidentale dello sguardo dritto,
pancia in dentro e petto in fuori. Eppure il TAIJI sopravvissuto
ai millenni e oggi di gran moda, non tanto per le applicazioni
marziali, quanto per il benessere psico-fisico che ne deriva.
Se pensiamo inoltre che tutte le arti marziali si basano
sugli stessi princípi e a quali danni possono recare nel
corpo di un uomo, viene spontanea la riflessione che non
esiste in assoluto la definizione di ció che e buono e di
ció che e cattivo ma e soltanto l’uso che viene fatto dell’energia
che puó determinare risultati completamente opposti e, dato
che tutto e energia, l’importanza della pratica del TAIJI
assume significati piú ampi che non quelli di una particolare
ginnastica o balletto cinese. Nei manuali di arti marziali
vengono indicati su mappe del corpo, i punti ed il modo
con cui colpire (pugno, calcio, mano di taglio, gomito)
ed i tipi di conseguenze disastrose immediate e/o successive
che arrecheranno alla vittima. Nei libri di Agopuntura gli
stessi punti vengono descritti nella loro collocazione corporea
con le indicazioni dei sintomi e malattie, il mezzo (ago
o moxa), il metodo con cui trattarli ossia puntura perpendicolare,
orizontale, obliqua, il numero dei millimetri ed i benefici
che ne deriveranno al paziente. Anche nello “SHIATSU” (digitopressione)
vengono utilizzate tecniche che prevedono, come per le arti
marziali, l’uso del palmo, pugno, pollici, gomiti e ginocchia
lungo i canali energetici ma con lo scopo di riequilibrare
il benessere psico
fisico del ricevente il trattamento. Ho accennato ai punti
e canali energetici in quanto la consapevolezza del QI (energia,
soffio) e fondamentale per il TAIJI ed e il quinto ed ultimo
punto di riferimento. Il QI nasce dall’osservazione dei
fenomeni naturali o dalla intuizione dei taoisti cinesi
che esiste una forza eterna, infinita che muove tutto l’universo
dal macrocosmo al microcosmo ed e quindi la stessa forza
che determina le condizioni fisiche e mentali degli esseri
umani. La pratica del TAIJI aiuta a prendere la consapevolezza
di questa energia interna che, nelle condizioni ottimali,
esprime se stessa nel movimento armonico, continuo e naturale
verso la posizione di equilibrio dell’unitá corpomentespirito.
La mia esperienza personale di praticante TAIJI QI GONG,
TAIJI QUAN stile Yang e della scherma
TAIJI mi ha portato alla considerazione che l’apprendimento
delle tecniche e delle forme non e lo scopo del TAIJI ma
e solo lo strumento che permette di contattare e coltivare
questa energia interna la quale diviene essa stessa promotrice
del movimento armonico in cui la dualitá corpo/mente tende
ad assottigliarsi ed a trasformarsi in un’unica sensazione
di libero fluire insieme al respiro della natura e sentendosi
partecipi e cocreatori dell’universo nel nostro unico ed
individuale modo di essere; una meditazione in movimento.
Anche dopo anni di pratica il TAIJI insegna, come la vita,
che c’e sempre qualcosa di nuovo da imparare, qualcosa di
sperimentato da cambiare o qualcosa di noto da approfondire
in un processo infinito come il TAO. Nonostante le spiegazioni
finora accennate che lasciano comunque uno spazio interpretativo
personale, vorrei aggiungere che nel TAIJI, indipendentemente
dalla riuscita, e implicito il desderio del praticante di
migliorare se steso ed il mondo che lo circonda senza cercare
di dominare con la prepotenza ma uniformandosi alle due
forze naturali Yin/Yang il cui armonioso interagire che
ne deriva potrebbe portare al vero progresso
e sviluppo illimitato; una “Via” che permette la salute
del corpo umano e l’elevazione dello spirito in linea con
l’ordine naturale delle cose. I maestri di TAIJI erano considerati
i detentori dell’arte suprema della vita e considerati il
simbolo della saggezza e degni di grande rispetto; il loro
operato si espandeva al campo della giustizia, istruzione
ed arte medica. Questi maestri hanno indirizzato le teorie
del TAIJI in una direzione del tutto opposta da quella delle
tecniche di combattimento e a tale proposito si suole distinguere
gli stili interni (arti evolutive) da quelli esterni (arti
marziali). I diversi stili tramandati oralmente di generazione
in generzione hanno preso I nomi delle famiglie i cui piú
importanti sono: lo stile Yang (movimenti lenti) del maestro
piú famoso dell’epoca, Yang Lu-chang (1799-1872) e lo stile
Chen (movimenti rapidi). Prima di descrivere sommariamente
le forme del TAIJI, e necessario fare un accenno al “QI
GONG” (pronuncia ci gung) che significa lavoro, abilitá
con l’energia ed e consigliabile prima od insieme al TAIJI
vero e proprio. Gli esercizi QI GONG si basano prevalentemente
sulla respirazione, la disciplina mentale ed il coordinamento
fisico e se eseguiti regolarmente contribuiscono al mantenimento
della salute ritardando anche il processo di invecchiamento.
Mentre gli esercizi QI GONG sono singole esecuzioni che
si ripetono sei volte ognuno (due serie codificate di 18
esercizi ciascuna) e non necessariamente collegati, le forme
TAIJI sono movimenti (108 per quella tradizionale e 24 per
quella breve) che si succedono dando espressione in realtá
ad un unico movimento continuo dall’inizio all fine dove
il corpo, le braccia, le mani, le gambe, la testa e lo sguardo
sono simultaneamente coordinati dalla respirazione o per
meglio dire dal QI, energia vitale originaria. I movimenti
del TAIJI QUAN stile Yang, sono applicazioni marziali stilizzate,
eseguite lentamente in modo omogeneo, senza interruzioni
ed in costante mutamento dando vita a figure molto belle
e coreografiche a cui hanno dato nomi poetici come: carezzare
la criniera del cavallo selvaggio, l’airone bianco spiega
le ali, suonare il liuto, afferrare la coda del passero,
muovere le mani nelle nuvole, il gallo dorato sta su una
zampa sola, cercare l’ago in fondo al mare ma anche nomi
marziali tipo: parata, frustata, scalciare con il tallone,
colpire le orecchie con entrambi i pugni, schivare con il
braccio e voltarsi per colpire, parare e tirare un pugno.
Non sono a conoscenza se l’uso di espressioni anche marziali
in una disciplina che come definisce l’Organizzazione Mondiale
della Sanitá, e “una forma di meditazione attiva il cui
fine e di mettere l’individuo in rapporto con l’universo
concentrando e regolando il flusso dell’energia vitale (QI)”
sia dovuto al fatto che l’autore della descrizione scritta
non abbia trovato, per quei movimenti, un’adeguata forma
poetica o per rimanere fedele alla tradizione Yin/Yang degli
opposti ricordandoci che la vita e comunque e sempre alternanza
o per confermare il pensiero taoista che “si puó essere
marziali e spirituali al contempo”. Il guerriero e infatti
un protettore di ideali e di princípi e ció richiede disciplina,
coraggio e perseveranza. Il guerriero e consapevole che
il nemico vero, l’avversario finale non e il suo stesso
io eterno ed infinito ma il “falso sé”, la maschera e che
la vera natura della vittoria sta nel superare i propri
difetti e demoni interiori. Questa e forse la ragione per
la quale il TAIJI QUAN viene anche definito “COMBATTIMENTO
CON L’OMBRA
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