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LA “POSTURA” COME PONTE TRA OCCIDENTE ED ORIENTE: GLI STUDI DI ALEXANDER ED IL METODO MEZIERES DI Enzo Bordi

E' All’inizio d’ogni corso di QI GONG (pronuncia ci gung) o di TAIJI QUAN (pronuncia taigiciuan), e normalmente data enfasi alla “postura” di base. La postura in senso generale e l’atteggiamento, fisico che ogni individuo assume nell’esercitare un’attivitá o nello stare in una posizione statica. Si tratta quindi di posture statiche vale a dire a “riposo” e di posture dinamiche in pratica quelle che riguardano tutti i movimenti effettuati per raggiungere uno scopo predeterminato mentalmente. Movimenti che sono spesso ripetuti nel tempo come i gesti abituali, la posizione di guida in macchina o di lavoro e che diventano, inconsapevolmente, automatismi.
L’assunto che la mente sia il movente iniziale, ci fa riflettere sul fatto che il movimento sará direttamente correlato al modo in cui intendiamo raggiungere lo scopo prefissato e quindi sará anche collegato al nostro stato emotivo. Per ogni movimento vi e una molteplicitá di possibilitá riguardo a quanti sono i possibili stati d’animo nella sua esecuzione. In aggiunta va considerato il profilo di base in altre parole, la condizione psichica che ogni individuo ha normalmente (postura psicologica) e sulla quale si sovrappongono le diverse emotivita temporanee. La postura puó essere anche reattiva nel senso che non e intenzionalmente originata dall’individuo ma dal suo comportamento fisico rispetto ad una sollecitazione esterna. Nella postura statica, anche, si subisce l’influenza dello stato mentale ed emotivo come ad esempio la differenza nello stare seduti per motivi di stanchezza o per assistere ad un evento sportivo o per ascoltare della bella musica.
Qualsiasi movimento di una parte o dell’intero organismo, determina una postura collegata alla mente, alle emozioni ed alla psiche ed anche quando la posizione assunta, e comune ad una molteplicitá di persone, rimane unica per ogni individuo. Le persone con posture sbagliate e, conseguentemente, con malformazioni, dolori e patologie, richiedono di un processo di riabilitazione soprattutto se tali anomalie impediscono il normale svolgimento delle attivitá quotidiane o causa di una diminuita qualitá della vita.
Passiamo ora, brevemente, in rassegna vari autori occidentali che hanno studiato il fenomeno per compararne i risultati con quelli della millenaria tradizione orientale (cinese) e cercare di trovare le similitudini per creare un ponte tra le due culture pur mantenendone le specifiche individualitá.
Federick Matthias Alexander (1869 – 1966).

Fu tra i primi ad intuire che molti disturbi fisici dipendevano da eccessive e prolungate tensioni muscolari. Questo avvenne per esperienza personale quando, essendo un attore di teatro, non fu nelle condizioni ottimali di lavorare a causa di una laringite cronica.
Per risolvere il problema della voce, Alexander inizia ad osservarsi mentre si allena e prova nella sua attivitá d’attore e si accorge di avere una forte tensione sul collo (probabilmente sul muscolo sternocleidomastoide). Collega questo fatto (postura) alla causa della laringite e di conseguenza alla raucedine e pertanto decide di porre attenzione in quest’area durante il suo lavoro modificandone la postura e rilassandola.
Il risultato e sorprendente poiché non solo, riesce ad avere un collo libero e sciolto, ma i benefici si ripercuotono su tutta la spina dorsale di cui non immaginava alcuna tensione.
La colonna vertebrale, liberata dal peso della testa in disequilibrio, trova un migliore assetto e puó esercitare correttamente la sua funzione. Scopre anche l’importanza del corretto gesto iniziale che prelude al mantenimento dello stesso durante l’azione sperimentando cosí un’accresciuta capacitá.
Rendendosi conto della necessitá per l’individuo d’imparare com’eliminare le tensioni nel corpo, decide di scrivere e di divulgare queste scoperte attraverso una tecnica basata sull’apprendimento. Le azioni giornaliere, i gesti abituali diventano azioni automatiche poiché acquisite nel tempo ed a cui ci adattiamo inconsapevolmente.
Queste azioni se non corrette sin dall’inizio (di cui l’importanza di conoscere quale sia il corretto gesto iniziale) o in tale caso se non ci si pone la dovuta attenzione, tendono a “distorcersi” nel tempo, a non essere piú lineari e questi lenti ma progressivi peggioramenti non essendo coscientemente identificati sono assimilati nella struttura fisica e mentale.
A questi peggioramenti si associano anche i movimenti compensatori per non sentire dolore fino a quando quest’apparente equilibrio tra distorsione e compensazione non sfociano in un disturbo o malessere importante tale da non permettere una normale attivitá o in ogni modo diminuendo la capacitá ed anche la qualitá della vita.
L’individuo cosciente del proprio corpo e dei suoi movimenti nell’esercizio delle sue attivitá siano esse lavorative o d’altro tipo puó prevenire, rallentare a modificare (se giá in atto) il processo di tensioni muscolari ed evitare cosí spiacevoli ed inaspettate sorprese.
E proprio quello che si propone la “Tecnica Alexander” che si puó riassumere nell’affermare che si tratta di una serie di lezioni teorico-pratiche nelle quali s’insegna al paziente o al cliente o a studenti, ad usare sia la giusta quantitá di sforzo (che non deve essere né scarsa ne esagerata) sia il corretto movimento.
Si tratta quindi di una rieducazione; le persone imparano a modificare tutti quei gesti abituali come camminare, sedersi ed alzarsi da una sedia, coricarsi ed alzarsi dal letto, raccogliere un oggetto da terra, fare le pulizie di casa, lavare i piatti o le posture da lavoro sedentario o viceversa troppo in piedi fino ad includere attivitá che implicano uno sforzo maggiore come l’allenamento atletico.
Françoise Mézieres (1909 – 1991)

Laureata in Kinesiterapia nel 1937 presso l’Ecole Française d’Hortopedie, in cui resterá ad insegnare; nel 1947, come racconta lei stessa in un magnifico mattino di primavera, avviene la"scoperta dei principi", la rivelazione, che sara la base ed il filo conduttore del suo metodo.
Nel 1949, pubblica le sue osservazioni in una relazione "Révolution en gymnastique orthopédique et traitement des deviationes vertebrales et des algies d’origine musculaire".
In quest’opera afferma che “non c’e che la lordosi …. e che la lordosi e all’origine di tutte le deformazioni. (La lordosi o meglio l’iperlordosi e l’esagerata concavita delle curve naturali della colonna ed in particolare della nuca e della regione lombare). Questo lavoro determina l’abbandono dell'insegnamento classico e l’allontanamento dalla concezione ufficiale di tutta la ginnastica vigente e delle terapie delle malformazioni (scoliosi, iperlordosi, cifosi, ernia del disco, ginocchio valgo, verticalizzazione della colonna ecc…) il suo metodo che presentera nel 1967 al Centro omeopatico di Francia e con il quale lei ed i suoi allievi ottengono risultati eccezionali curando un gran numero di persone sofferenti inclusi casi di malati ritenuti incurabili.
Per oltre trenta anni incontrerá tutte le possibili ostilitá da parte dell’ortopedia ufficiale fino a quando nel 1974, si ritira a Saint-Mons nella Gens (regione del Sud-Est della Francia presso il fiume Gens), fonda una scuola di terapisti tra i quali si forma Philippe Emmanuel Souchard con cui collaborerá per circa 8 anni. Il suo metodo si afferma sempre di piú e si propaga in tutta Europa quando nel 1983, dopo la rottura con Souchard, si trasferisce a Milly-la-Forete (nel circondario parigino) e pubblica il libro “Originalitá del metodo Mézieres”.
Il metodo Meziéres parte dai seguenti postulati:

• Che, se la forma di un corpo e deformata, anche le sue funzioni sono difettose;
(Per deformazione s’intende l’insieme delle disarmonie morfologiche delle cosiddette “belle linee”
che si distanziano dai normali e precisi parametri muscolari ed articolari da lei stessa codificati);
• Che il movimento e la vita e tutte le strutture anatomiche sono in movimento tra loro;
• Che la struttura determina la funzione;
• Che l’omeostasi e la capacitá dell’organismo di riequilibrarsi e di autoripararsi e;
• Che molto spesso il dolore non e il luogo in cui il disturbo e originato e quindi occorre a fare attenzione a discernere la causa dall’effetto.

Inoltre presuppone il concetto che: a) l’insieme dei muscoli posteriori si comporta come un solo muscolo dal piede al cranio legati tra loro in una singola unitá chiamata “catena muscolare”(*). b) Questi muscoli detti “statici” devono vincere la forza di gravitá (antigravitazionali) per permetterci ad esempio di stare in piedi e pertanto lavorano piú o meno continuamente. c) Ne deriva che sono sempre in tensione, tonici, rigidi e corti e quindi vanno sempre stirati e mai rafforzati. d) Il suddetto allungamento o stretching (esercizio eccentrico), non deve essere fatto soltanto localmente e parzialmente poiché la tensione viaggia lungo la catena e si sposta da un’altra parte (globalitá). e) Inoltre la correzione settoriale causa latero flessioni e la rotazione della colonna vertebrale e degli arti.

(*) Quattro sono le catene muscolari che regolano i meccanismi posturali:
Catena anteriore del collo (blocco superiore); Catena brachiale (blocco superiore);
Catena anteriore interna (blocco inferiore); Catena posteriore (blocco superiore ed inferiore).
La maggiore messa in tensione (uso eccessivo della forza) della catena muscolare posteriore provoca la rotazione interna degli arti ed il blocco del diaframma in inspirazione, il qual e il principale imputato nella lordosi. La causa di una cattiva respirazione non e direttamente il blocco del diaframma ma l'accorciamento dei muscoli posteriori che lo provoca. Secondo la Mézieres esistono due blocchi posteriori che servono ad analizzare i gruppi muscolari: il primo e quello superiore che va dall’occipite alla vertebra dorsale D7; il secondo, quello inferiore, va dalla D7 alla pianta dei piedi.

Qualsiasi rinforzo muscolare grava sulla colonna e allo stesso tempo crea problemi strutturali. Eseguendo stiramenti localizzati si puó ottenere una migliore elasticitá di un segmento a scapito di un altro. I miglioramenti si ottengono soltanto mettendo in stiramento tutto contemporaneamente, un lavoro complessivo che mira ad allungare una determinata catena muscolare avente le stesse funzioni. Ció si ottiene con le contrazioni isometriche (dette comunemente in controresistenza) che permettono non solo l’allungamento delle catene ma anche il miglioramento della loro elasticitá e della loro forza.

Il metodo educativo della Mézieres”, consiste in una serie di sedute individuali di almeno un’ora ciascuna nelle quali il terapeuta fa una valutazione generale della salute del paziente il qual e esaminato senza l’utilizzazione di strumenti ma “semplicemente” con le mani, palpando e misurando la sua mobilitá e con gli occhi, osservandone la struttura del corpo. (*) Il tutto su un tappeto posto sul suolo. In ogni seduta il paziente e messo in una serie di posture personalizzate con lo scopo di allungare una catena muscolare e facendo mantenere la posizione per un periodo prolungato. Il metodo insegna a percepire il corpo nella sua integralitá facendola sentire attraverso le diverse parti e ad equilibrare i muscoli affinché il corpo, ritrovata la sua simmetria, possa muoversi armoniosamente (propriocettivitá).

Alla presenza di dolore in una parte del corpo, l’intervento del terapista mira alla ricerca del compenso muscolare ed al riequilibrio della postura del paziente e non ad alleviare direttamente il dolore nella zona in cui questo si e manifestato. Il lavoro per eliminare i compensi muscolari riguarda l’esercizio eccentrico (allungamento) dei muscoli statici (agonisti) e l’esercizio concentrico (accorciamento) dei muscoli dinamici (antagonisti). (**). Le patologie piú comuni della postura presentano spesso un’ipertonia dei muscoli statici, con relativa retrazione (rigiditá) ed un’ipotonia, con relativo rilasciamento dei muscoli dinamici (addominali). Ció e dovuto all’eccessiva reazione dei muscoli antigravitazionali nella ricerca del cosiddetto”confort statico”.

Scopo principale delle sedute e il riequilibrio posturale che si ottiene attraverso la normalizzazione armonica di catene muscolari nella loro tonicitá e scioltezza e con un misurato impegno (sforzo) tale da non attivare, per compensazione, altre articolazioni. Ne consegue la necessitá per l’individuo di integrare nel suo fisico e nella sua mente il nuovo schema che e in via d’apprendimento (attivitá propriocettiva).


(*) Occorre rilevare che l’approccio Mezierista costituisce la base che trova la sua vera efficacia nei dettagli e nelle differenze prettamente individuali d’ogni caso in cui l’attenta osservazione e l’ascolto partecipano alla sintesi di un lavoro da “artista” basato su conoscenze scientifiche ed una tecnica rigorosa.
(**) Sono quelli che permettono di fare tutti i movimenti (correre, saltare, spostare o raccogliere un peso) eccetto lo stare in piedi (muscoli statici).

Il processo d’integrazione ed armonizzazione devono anche necessariamente ed inizialmente passare per la presa di coscienza dello schema falsato poiché nel tempo le lente modifiche morfologiche vengono inconsciamente percepite come giuste influenzando aree apparentemente non collegate al dolore accusato. Le tecniche del metodo Mézieres comportano un’azione propriocettiva (del vecchio e nuovo schema) ed e proprio per questo che si parla di rieducazione curativa che diventerá rieducazione preventiva. A tale proposito la Mézieres diceva: il mio metodo non e dolce, ….non e doloroso ma impegnativo, si rivolge all’elasticitá muscolare, non rinforza mai, non usa l’inspirazione e si rivolge solo al fisico. Nella respirazione predilige l’espirazione che deve essere precisa, controllata e senza tensione diaframmatica.

Sono rimaste famose le “tre squadre” di base in altre parole quelle posizioni del corpo che la Mézieres utilizzava maggiormente per tentare di armonizzare la postura dei suoi pazienti. La Mézieres e contraria al rinforzo muscolare, allo stretching cosí com’e comunemente concepito, ai rinforzi e agli stiramenti settoriali ed anche allo Yoga poiché anch’esso settoriale e non adatto agli occidentali per le diverse abitudini di vita quotidiana tra i due popoli.

Il suo metodo largamente diffuso ha caratterizzato la prima vera rivoluzione in Europa nelle terapie fisiche e nella ginnastica tradizionale dando ai terapisti strumenti teorici e tecnici completamente innovativi. Tuttavia gli stessi si sono trovati impreparati alla gestione conseguente alla reazione psico-neurovegetativa (pianto, riso, vomito, urla, gioia, rabbia) di quei processi di trasformazione dei pazienti di ordine psico-emotivo che accompagnano spesso metodologie globali.

Françoise Mézieres si era resa conto benissimo che, mentre portava i corpi a liberarsi da atteggiamenti, posture e tensioni acquisite nel tempo, creava anche un processo di crescita interiore con tutte le sue implicazioni psico-emotive, pur tuttavia ribadiva “non siamo psicologi ed il mio metodo si rivolge solo al fisico”.

Inoltre non era totalmente contraria al fatto che alcuni pazienti praticavano quello che lei chiamava "trenino", associando il "vagone" del suo metodo ad altre tecniche purché queste ultime non fossero palesemente in contrasto con i suoi principi ma pur sempre utili al benessere del paziente come l’omeopatia, l’agopuntura, lo shiatsu, la riflessologia e le psicoterapie.

Da qui nasce l’idea che il pieno successo di un trattamento poteva essere influenzato dall’ ”approccio terapeutico” soprattutto nel momento in cui scaturiscono dallo stesso, quei fenomeni di piú ampio ordine rispetto a quello fisico (emotivi, psicologici) essendo l’individuo un’unitá di mente, di corpo e di spirito non separabili tra loro.

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