E'
All’inizio d’ogni corso di QI GONG (pronuncia ci gung) o
di TAIJI QUAN (pronuncia taigiciuan), e normalmente data
enfasi alla “postura” di base. La postura in senso generale
e l’atteggiamento, fisico che ogni individuo assume nell’esercitare
un’attivitá o nello stare in una posizione statica. Si tratta
quindi di posture statiche vale a dire a “riposo” e di posture
dinamiche in pratica quelle che riguardano tutti i movimenti
effettuati per raggiungere uno scopo predeterminato mentalmente.
Movimenti che sono spesso ripetuti nel tempo come i gesti
abituali, la posizione di guida in macchina o di lavoro
e che diventano, inconsapevolmente, automatismi.
L’assunto
che la mente sia il movente iniziale, ci fa riflettere sul
fatto che il movimento sará direttamente correlato al modo
in cui intendiamo raggiungere lo scopo prefissato e quindi
sará anche collegato al nostro stato emotivo. Per ogni movimento
vi e una molteplicitá di possibilitá riguardo a quanti sono
i possibili stati d’animo nella sua esecuzione. In aggiunta
va considerato il profilo di base in altre parole, la condizione
psichica che ogni individuo ha normalmente (postura psicologica)
e sulla quale si sovrappongono le diverse emotivita temporanee.
La postura puó essere anche reattiva nel senso che non e
intenzionalmente originata dall’individuo ma dal suo comportamento
fisico rispetto ad una sollecitazione esterna. Nella postura
statica, anche, si subisce l’influenza dello stato mentale
ed emotivo come ad esempio la differenza nello stare seduti
per motivi di stanchezza o per assistere ad un evento sportivo
o per ascoltare della bella musica.
Qualsiasi
movimento di una parte o dell’intero organismo, determina
una postura collegata alla mente, alle emozioni ed alla
psiche ed anche quando la posizione assunta, e comune ad
una molteplicitá di persone, rimane unica per ogni individuo.
Le persone con posture sbagliate e, conseguentemente, con
malformazioni, dolori e patologie, richiedono di un processo
di riabilitazione soprattutto se tali anomalie impediscono
il normale svolgimento delle attivitá quotidiane o causa
di una diminuita qualitá della vita.
Passiamo
ora, brevemente, in rassegna vari autori occidentali che
hanno studiato il fenomeno per compararne i risultati con
quelli della millenaria tradizione orientale (cinese) e
cercare di trovare le similitudini per creare un ponte tra
le due culture pur mantenendone le specifiche individualitá.
Federick
Matthias Alexander (1869 – 1966).
Fu
tra i primi ad intuire che molti disturbi fisici dipendevano
da eccessive e prolungate tensioni muscolari. Questo avvenne
per esperienza personale quando, essendo un attore di teatro,
non fu nelle condizioni ottimali di lavorare a causa di
una laringite cronica.
Per risolvere il problema della voce, Alexander inizia ad
osservarsi mentre si allena e prova nella sua attivitá d’attore
e si accorge di avere una forte tensione sul collo (probabilmente
sul muscolo sternocleidomastoide). Collega questo fatto
(postura) alla causa della laringite e di conseguenza alla
raucedine e pertanto decide di porre attenzione in quest’area
durante il suo lavoro modificandone la postura e rilassandola.
Il
risultato e sorprendente poiché non solo, riesce ad avere
un collo libero e sciolto, ma i benefici si ripercuotono
su tutta la spina dorsale di cui non immaginava alcuna tensione.
La colonna vertebrale, liberata dal peso della testa in
disequilibrio, trova un migliore assetto e puó esercitare
correttamente la sua funzione. Scopre anche l’importanza
del corretto gesto iniziale che prelude al mantenimento
dello stesso durante l’azione sperimentando cosí un’accresciuta
capacitá.
Rendendosi conto della necessitá per l’individuo d’imparare
com’eliminare le tensioni nel corpo, decide di scrivere
e di divulgare queste scoperte attraverso una tecnica basata
sull’apprendimento. Le azioni giornaliere, i gesti abituali
diventano azioni automatiche poiché acquisite nel tempo
ed a cui ci adattiamo inconsapevolmente.
Queste
azioni se non corrette sin dall’inizio (di cui l’importanza
di conoscere quale sia il corretto gesto iniziale) o in
tale caso se non ci si pone la dovuta attenzione, tendono
a “distorcersi” nel tempo, a non essere piú lineari e questi
lenti ma progressivi peggioramenti non essendo coscientemente
identificati sono assimilati nella struttura fisica e mentale.
A questi peggioramenti si associano anche i movimenti compensatori
per non sentire dolore fino a quando quest’apparente equilibrio
tra distorsione e compensazione non sfociano in un disturbo
o malessere importante tale da non permettere una normale
attivitá o in ogni modo diminuendo la capacitá ed anche
la qualitá della vita.
L’individuo
cosciente del proprio corpo e dei suoi movimenti nell’esercizio
delle sue attivitá siano esse lavorative o d’altro tipo
puó prevenire, rallentare a modificare (se giá in atto)
il processo di tensioni muscolari ed evitare cosí spiacevoli
ed inaspettate sorprese.
E proprio quello che si propone la “Tecnica Alexander” che
si puó riassumere nell’affermare che si tratta di una serie
di lezioni teorico-pratiche nelle quali s’insegna al paziente
o al cliente o a studenti, ad usare sia la giusta quantitá
di sforzo (che non deve essere né scarsa ne esagerata) sia
il corretto movimento.
Si
tratta quindi di una rieducazione; le persone imparano a
modificare tutti quei gesti abituali come camminare, sedersi
ed alzarsi da una sedia, coricarsi ed alzarsi dal letto,
raccogliere un oggetto da terra, fare le pulizie di casa,
lavare i piatti o le posture da lavoro sedentario o viceversa
troppo in piedi fino ad includere attivitá che implicano
uno sforzo maggiore come l’allenamento atletico.
Françoise Mézieres (1909 – 1991)
Laureata
in Kinesiterapia nel 1937 presso l’Ecole Française d’Hortopedie,
in cui resterá ad insegnare; nel 1947, come racconta lei
stessa in un magnifico mattino di primavera, avviene la"scoperta
dei principi", la rivelazione, che sara la base ed
il filo conduttore del suo metodo.
Nel 1949, pubblica le sue osservazioni in una relazione
"Révolution en gymnastique orthopédique et traitement
des deviationes vertebrales et des algies d’origine musculaire".
In quest’opera afferma che “non c’e che la lordosi …. e
che la lordosi e all’origine di tutte le deformazioni. (La
lordosi o meglio l’iperlordosi e l’esagerata concavita delle
curve naturali della colonna ed in particolare della nuca
e della regione lombare). Questo lavoro determina l’abbandono
dell'insegnamento classico e l’allontanamento dalla concezione
ufficiale di tutta la ginnastica vigente e delle terapie
delle malformazioni (scoliosi, iperlordosi, cifosi, ernia
del disco, ginocchio valgo, verticalizzazione della colonna
ecc…) il suo metodo che presentera nel 1967 al Centro omeopatico
di Francia e con il quale lei ed i suoi allievi ottengono
risultati eccezionali curando un gran numero di persone
sofferenti inclusi casi di malati ritenuti incurabili.
Per
oltre trenta anni incontrerá tutte le possibili ostilitá
da parte dell’ortopedia ufficiale fino a quando nel 1974,
si ritira a Saint-Mons nella Gens (regione del Sud-Est della
Francia presso il fiume Gens), fonda una scuola di terapisti
tra i quali si forma Philippe Emmanuel Souchard con cui
collaborerá per circa 8 anni. Il suo metodo si afferma sempre
di piú e si propaga in tutta Europa quando nel 1983, dopo
la rottura con Souchard, si trasferisce a Milly-la-Forete
(nel circondario parigino) e pubblica il libro “Originalitá
del metodo Mézieres”.
Il metodo Meziéres parte dai seguenti postulati:
• Che,
se la forma di un corpo e deformata, anche le sue funzioni
sono difettose;
(Per deformazione s’intende l’insieme delle disarmonie morfologiche
delle cosiddette “belle linee”
che si distanziano dai normali e precisi parametri muscolari
ed articolari da lei stessa codificati);
• Che il movimento e la vita e tutte le strutture anatomiche
sono in movimento tra loro;
• Che la struttura determina la funzione;
• Che l’omeostasi e la capacitá dell’organismo di riequilibrarsi
e di autoripararsi e;
• Che molto spesso il dolore non e il luogo in cui il disturbo
e originato e quindi occorre a fare attenzione a discernere
la causa dall’effetto.
Inoltre
presuppone il concetto che: a) l’insieme dei muscoli posteriori
si comporta come un solo muscolo dal piede al cranio legati
tra loro in una singola unitá chiamata “catena muscolare”(*).
b) Questi muscoli detti “statici” devono vincere la forza
di gravitá (antigravitazionali) per permetterci ad esempio
di stare in piedi e pertanto lavorano piú o meno continuamente.
c) Ne deriva che sono sempre in tensione, tonici, rigidi
e corti e quindi vanno sempre stirati e mai rafforzati.
d) Il suddetto allungamento o stretching (esercizio eccentrico),
non deve essere fatto soltanto localmente e parzialmente
poiché la tensione viaggia lungo la catena e si sposta da
un’altra parte (globalitá). e) Inoltre la correzione settoriale
causa latero flessioni e la rotazione della colonna vertebrale
e degli arti.
(*)
Quattro sono le catene muscolari che regolano i meccanismi
posturali:
Catena anteriore del collo (blocco superiore); Catena brachiale
(blocco superiore);
Catena anteriore interna (blocco inferiore); Catena posteriore
(blocco superiore ed inferiore).
La maggiore messa in tensione (uso eccessivo della forza)
della catena muscolare posteriore provoca la rotazione interna
degli arti ed il blocco del diaframma in inspirazione, il
qual e il principale imputato nella lordosi. La causa di
una cattiva respirazione non e direttamente il blocco del
diaframma ma l'accorciamento dei muscoli posteriori che
lo provoca. Secondo la Mézieres esistono due blocchi posteriori
che servono ad analizzare i gruppi muscolari: il primo e
quello superiore che va dall’occipite alla vertebra dorsale
D7; il secondo, quello inferiore, va dalla D7 alla pianta
dei piedi.
Qualsiasi
rinforzo muscolare grava sulla colonna e allo stesso tempo
crea problemi strutturali. Eseguendo stiramenti localizzati
si puó ottenere una migliore elasticitá di un segmento a
scapito di un altro. I miglioramenti si ottengono soltanto
mettendo in stiramento tutto contemporaneamente, un lavoro
complessivo che mira ad allungare una determinata catena
muscolare avente le stesse funzioni. Ció si ottiene con
le contrazioni isometriche (dette comunemente in controresistenza)
che permettono non solo l’allungamento delle catene ma anche
il miglioramento della loro elasticitá e della loro forza.
Il metodo
educativo della Mézieres”, consiste in una serie di sedute
individuali di almeno un’ora ciascuna nelle quali il terapeuta
fa una valutazione generale della salute del paziente il
qual e esaminato senza l’utilizzazione di strumenti ma “semplicemente”
con le mani, palpando e misurando la sua mobilitá e con
gli occhi, osservandone la struttura del corpo. (*) Il tutto
su un tappeto posto sul suolo. In ogni seduta il paziente
e messo in una serie di posture personalizzate con lo scopo
di allungare una catena muscolare e facendo mantenere la
posizione per un periodo prolungato. Il metodo insegna a
percepire il corpo nella sua integralitá facendola sentire
attraverso le diverse parti e ad equilibrare i muscoli affinché
il corpo, ritrovata la sua simmetria, possa muoversi armoniosamente
(propriocettivitá).
Alla
presenza di dolore in una parte del corpo, l’intervento
del terapista mira alla ricerca del compenso muscolare ed
al riequilibrio della postura del paziente e non ad alleviare
direttamente il dolore nella zona in cui questo si e manifestato.
Il lavoro per eliminare i compensi muscolari riguarda l’esercizio
eccentrico (allungamento) dei muscoli statici (agonisti)
e l’esercizio concentrico (accorciamento) dei muscoli dinamici
(antagonisti). (**). Le patologie piú comuni della postura
presentano spesso un’ipertonia dei muscoli statici, con
relativa retrazione (rigiditá) ed un’ipotonia, con relativo
rilasciamento dei muscoli dinamici (addominali). Ció e dovuto
all’eccessiva reazione dei muscoli antigravitazionali nella
ricerca del cosiddetto”confort statico”.
Scopo
principale delle sedute e il riequilibrio posturale che
si ottiene attraverso la normalizzazione armonica di catene
muscolari nella loro tonicitá e scioltezza e con un misurato
impegno (sforzo) tale da non attivare, per compensazione,
altre articolazioni. Ne consegue la necessitá per l’individuo
di integrare nel suo fisico e nella sua mente il nuovo schema
che e in via d’apprendimento (attivitá propriocettiva).
(*) Occorre rilevare che l’approccio Mezierista costituisce
la base che trova la sua vera efficacia nei dettagli e nelle
differenze prettamente individuali d’ogni caso in cui l’attenta
osservazione e l’ascolto partecipano alla sintesi di un
lavoro da “artista” basato su conoscenze scientifiche ed
una tecnica rigorosa.
(**) Sono quelli che permettono di fare tutti i movimenti
(correre, saltare, spostare o raccogliere un peso) eccetto
lo stare in piedi (muscoli statici).
Il
processo d’integrazione ed armonizzazione devono anche necessariamente
ed inizialmente passare per la presa di coscienza dello
schema falsato poiché nel tempo le lente modifiche morfologiche
vengono inconsciamente percepite come giuste influenzando
aree apparentemente non collegate al dolore accusato. Le
tecniche del metodo Mézieres comportano un’azione propriocettiva
(del vecchio e nuovo schema) ed e proprio per questo che
si parla di rieducazione curativa che diventerá rieducazione
preventiva. A tale proposito la Mézieres diceva: il mio
metodo non e dolce, ….non e doloroso ma impegnativo, si
rivolge all’elasticitá muscolare, non rinforza mai, non
usa l’inspirazione e si rivolge solo al fisico. Nella respirazione
predilige l’espirazione che deve essere precisa, controllata
e senza tensione diaframmatica.
Sono
rimaste famose le “tre squadre” di base in altre parole
quelle posizioni del corpo che la Mézieres utilizzava maggiormente
per tentare di armonizzare la postura dei suoi pazienti.
La Mézieres e contraria al rinforzo muscolare, allo stretching
cosí com’e comunemente concepito, ai rinforzi e agli stiramenti
settoriali ed anche allo Yoga poiché anch’esso settoriale
e non adatto agli occidentali per le diverse abitudini di
vita quotidiana tra i due popoli.
Il
suo metodo largamente diffuso ha caratterizzato la prima
vera rivoluzione in Europa nelle terapie fisiche e nella
ginnastica tradizionale dando ai terapisti strumenti teorici
e tecnici completamente innovativi. Tuttavia gli stessi
si sono trovati impreparati alla gestione conseguente alla
reazione psico-neurovegetativa (pianto, riso, vomito, urla,
gioia, rabbia) di quei processi di trasformazione dei pazienti
di ordine psico-emotivo che accompagnano spesso metodologie
globali.
Françoise
Mézieres si era resa conto benissimo che, mentre portava
i corpi a liberarsi da atteggiamenti, posture e tensioni
acquisite nel tempo, creava anche un processo di crescita
interiore con tutte le sue implicazioni psico-emotive, pur
tuttavia ribadiva “non siamo psicologi ed il mio metodo
si rivolge solo al fisico”.
Inoltre
non era totalmente contraria al fatto che alcuni pazienti
praticavano quello che lei chiamava "trenino",
associando il "vagone" del suo metodo ad altre
tecniche purché queste ultime non fossero palesemente in
contrasto con i suoi principi ma pur sempre utili al benessere
del paziente come l’omeopatia, l’agopuntura, lo shiatsu,
la riflessologia e le psicoterapie.
Da
qui nasce l’idea che il pieno successo di un trattamento
poteva essere influenzato dall’ ”approccio terapeutico”
soprattutto nel momento in cui scaturiscono dallo stesso,
quei fenomeni di piú ampio ordine rispetto a quello fisico
(emotivi, psicologici) essendo l’individuo un’unitá di mente,
di corpo e di spirito non separabili tra loro.