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TERMINE “PREFETTORALE” ENTRA NEL NOSTRO LINGUAGGIO AMMINISTRATIVO
–ISTITUZIONALE
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Da
un po' di tempo ed in diversi contesti si sente utilizzare,
sempre con maggiore frequenza, il termine "prefettorale";
ci si domanda se questo costituisca un sinonimo di "prefettizio"
oppure tra i due termini esista una differenza sostanziale
di contenuto. In Francia da sempre si parla di corps prefectoral
ma il rinvio all'uso transalpino del termine non e sufficiente
a chiarirci le idee ed allora per una distinzione esaustiva
tra i due termini e necessario fare riferimento a quanto
scritto dal prefetto Carlo Mosca nell'editoriale della rivista
Amministrazione Pubblica n 19-20-21 del maggio - ottobre
2001.
“Da tempo era mia intenzione scrivere sul sistema prefettorale,
in parte per dovere di testimonianza, in parte per l’esigenza
di riprendere una serie di riflessioni all’indomani della
stagione riformistica che ha riposizionato, al centro come
in periferia, l’istituto prefettizio ricollocandolo nell’ambito
dell’ufficio territoriale di governo e della rinnovata struttura
ministeriale, in parte per non disperdere una ricca raccolta
di appunti, di meditazioni, di spunti accumulati durante
il prezioso passaggio alla Scuola Superiore, in parte infine
per coltivare una mia antica aspirazione: quella di teorizzare
convincimenti, esperienze e intuizioni attivando cosi quel
circuito teoria-prassi produttivo di comportamenti ragionati
e scaturiti da elementi fondanti perché fondati su un radicamento
nella tradizione ma pure nella volonta di essere duttili
e di adeguarsi ad una realta in veloce cambiamento. Le quattro
motivazioni da cui scaturisce il presente saggio non possono
ovviamente essere ritenute di pari intensita; esse sono
pero tali nel momento attuale, da convincermi sulla necessita
di non rinviare, come gia mi e capitato altre volte, l’attuazione
del mio intendimento, intenso oggi piu di ieri in quanto
rafforzato dall’urgenza, davanti al crescente policentrismo
istituzionale, di rinsaldare lo spirito del corpo prefettizio,
soprattutto tra i piu giovani funzionari ai quali e affidato
il futuro del Paese e dell’istituzione cui hanno scelto
di appartenere. E proprio a loro infatti piu che a noi,
non fosse altro per l’oggettivita del tempo, che oggi spetta
in misura incisiva, di sostenere e di valorizzare il cambiamento
che nel mondo delle pubbliche istituzioni vuol dire soprattutto
sviluppo delle autonomie anche quelle funzionali nonché
del sistema reticolare ricco di molti altri soggetti progressivamente
apparsi sullo scenario della realta nazionale.Cio impone
la presenza di istituzioni "terze" dotate di elevate
professionalita capaci di mediare le situazioni conflittuali
che l’attuale ancora confuso policentrismo di poteri e di
soggetti che li esercitano, inevitabilmente comporta. Non
si tratta del resto – come e stato recentemente evidenziato
- soltanto di conflittualita evidenti, ma pure latenti e
potenziali e in quanto tali da individuare per tempo attraverso
un ragionato esercizio previsionale che miri ad orientare
scelte e azioni di governo sul territorio.In questo senso
va accreditato un livello di fiducia equamente distribuito
fra Stato e autonomie in un quadro generale che apprezzi
l’articolazione pluriparallela come modello di articolazione
originata dalla complessita delle situazioni reali.Non é
un caso peraltro che uno dei nuovi dipartimenti della struttura
ministeriale si chiami "degli affari interni e territoriali,"
quasi a voler ribadire con la sua denominazione, la missione
di tutela degli affari civili interni che si sviluppano
sul territorio dove appunto vivono i "cives" i
quali sono interessati ad una concezione di "prossimita"
istituzionale in grado di garantire in termini generali
e particolari, una migliore qualita della vita quotidiana.
Una prossimita che significa vicinanza alle complesse esigenze
di una moderna societa democratica, di una societa che cresce
sul meccanismo conflittuale come modello di confronto e
di contrapposizione dialettica, ma che e sempre orientata
a garantire livelli di servizio adeguati al "nuovo
cittadino" sempre piu consapevole dei propri diritti.Né
e casuale l’interesse verso una ricalibratura della prefettura
da intendere come ufficio interministeriale governativo
sul territorio che riposiziona lo Stato tra i cittadini
pretendendo che diventi piu sensibile a tutte le istanze
della gente e dei soggetti istituzionali rappresentativi
di quest’ultima. A me sembra che questa attenzione riscoperta
verso il territorio intendendolo nella sua accezione e dimensione
piu generale come cittadini di esso, come istituzioni di
esso e come problematiche di esso, evidenzi una precisa
e consapevole scelta in un momento di transizione politico-istituzionale
tra i piu difficili nella storia della democrazia repubblicana.
La stagione della "devolution" unita con quella
neo-costituente regionale, evidenzia una oggettiva condizione
di potenziale conflittualita che gia e possibile riscontrare
da qualche tempo nelle vertenze di tipo verticale esistenti
proprio tra Stato e Regioni, di tipo verticale non perché
l’uno sia in una posizione di sovraordinazione rispetto
alle altre quanto invece perché l’uno espressione dell’antico
centro e le altre espressione della antica periferia. I
sintomi della conflittualita - e non mi riferisco a quest’ultima
espressione cogliendone una presunta negativita quanto l’assoluta
positivita del confronto - sono pure di segno orizzontale
manifestandosi tra soggetti istituzionali che per dignita
vengono a porsi sullo stesso piano, ma ciascuno di essi
rivendica una posizione autonoma piena, da auspicare in
crescita. Mi riferisco nella specie, alle tensioni democratiche
esistenti tra i livelli comunali o tra questi ultimi e i
livelli provinciali o regionali, o nell’ambito delle stesse
autonomie cosiddette funzionali, il che accentua la rete
della citata potenziale conflittualita. Evidentemente, non
va nascosto che ove la tensione connessa alla conflittualita,
superi la soglia del livello accettabile e compatibile con
la dialettica democratica, sussiste il pericolo di un’incisione
sulla coesione sociale che e bene da preservare per garantire
al massimo l’unita nazionale di per se compatibile con la
frammentazione e le diversita (in un altro saggio mi sono
soffermato su questi profili e sul valore dell’identita
unitaria e delle identita diverse) ma certamente non compatibile
con un esasperato pluralismo degli interessi localistici
che non tenga in alcun conto gli interessi nazionali, gli
unici che se tutelati, sono in grado proprio perché generali,
di coprire gli spazi particolari non sempre capaci di autotutelarsi
in modo adeguato. In questo quadro e ben comprensibile le
vertenzialita ad esempio sul disegno della finanza locale
che vede schierate molte regioni sulla questione dell’autonomia
impositiva e quindi della gestione delle entrate e delle
spese regionali, ma l’emancipazione dal governo centrale
deve necessariamente considerare proprio le diversita anche
economico-sociali di ogni regione per evitare forme di sperequazione
tra cittadini dello stesso Paese.Orbene, non e tanto su
questo tipo di vertenze o di conflittualita che puo agire
un’istituzione in posizione di terzieta perché su questo
o sul altri temi di valenza squisitamente politica un’autorita
amministrativa non ha alcun potere o facolta di scelta decisionale.
Il sistema prefettorale non puo e non deve apparire come
elemento di resistenza centrale alla forte spinta autonomistica
locale, anzi deve essere l’elemento di forza per fornire
una risposta al policentrismo, alla multisoggettivita e
al vitalismo reticolare. Il che significa in concreto lavorare
per rendere efficiente, efficace ed economico l’intero apparato
delle pubbliche amministrazioni comprendendo in quest’ultime
sia quelle in senso soggettivo che in senso oggettivo, comunque
cioe operanti nel pubblico interesse. Operare intelligentemente
significa sostenere in ogni modo possibile, secondo le stesse
linee adombrate in sintesi dai dettati contenuti nel regolamento
di attuazione degli uffici territoriali di governo, ogni
percorso di crescita e di partecipazione affiancandosi agli
altri soggetti istituzionali pubblici ed anche privati acché
ognuno ritrovi e riscopra la sua identita, il suo nuovo
ruolo, la sua capacita di rispondere bene alle esigenze
provenienti dai rispettivi territori non solo fisici, ma
anche umani o sociali o comunque espressivi di interessi.Gia
in altra occasione, ho richiamato l’importanza e l’essenzialita
del sistema prefettorale nel presidiare l’area della coesione
sociale il cui indebolimento e in genere sintomatico di
una crisi della democrazia. Per adempiere convenientemente
a questa missione, diventa indispensabile sviluppare un’attitudine
alla conoscenza e all’analisi previsionale, a quella da
alcuno definita l’intelligence prefettorale cioe la capacita
di lettura della realta nelle sue varie espressioni, rafforzando
quella funzione di ascolto dei cittadini del territorio
in cui si opera ponendosi come soggetti in grado di riportare
(i rapporti semestrali dovrebbero servire essenzialmente
a questo) al Governo centrale i bisogni, i problemi, le
possibili soluzioni. Si verrebbe cosi a definire in maniera
piu compiuta la funzione di rappresentanza generale cioe
di rappresentanza degli interessi generali, quindi non solo
dello Stato apparato ma soprattutto dello Stato comunita
il che mobiliterebbe il sistema prefettorale ed accompagnerebbe
la crescita dei tanti soggetti presenti sul territorio a
livello locale allertando su qualunque insorgere di nuove
forme di centralismo statale o regionale o sub regionale
e cosi potenziando l’azione delle stesse autonomie funzionali,
sia quelle derivanti da scelte organizzative statuali di
tipo aziendalistico che quelle scaturite dall’esigenza di
rappresentare meglio nuovi interessi economici.Questo quadro
avvalora l’esigenza di una posizione di terzieta che agevoli
la costruzione di un sistema distributivo di poteri ad una
molteplicita di soggetti, ciascuno idoneo a massimizzare
i risultati nell’interesse di tutti e dei singoli proprio
perché in grado di apprezzare la capacita argomentativa
e l’onesta intellettuale da utilizzare nelle quotidiane
dispute su questioni concrete.La cultura del corpo prefettizio
deve assumere allora connotati e spessore particolari che
siano garanti di tale policentrismo di poteri da assumersi
non come fine a se stesso, ma piuttosto come funzione strumentale
all’elevazione della qualita di vita dei consociati.Questi
ultimi sono stati infatti negli ultimi decenni logorati
da omissioni ed inefficienze degli apparati pubblici statali
e locali; soltanto sanando carenze e incomprensioni sara
possibile restituire al rapporto istituzioni-cittadini una
valenza di positivita spesso oggi non raggiunta per la difficolta
di privilegiare l’esercizio di funzioni rispetto alla semplice
detenzione dei poteri. Il dinamismo delle istituzioni va
in tal senso sollecitato e responsabilizzato ad ogni livello
ed in ogni territorio allo scopo di poter verificare i punti
di debolezza e di inerzia il che presuppone chiarezza nelle
competenze di ciascuno, duttilita nell’assolvimento delle
missioni, coraggio nel mettersi in discussione, volonta
di gestire la complessita con un atteggiamento positivo.Se
poi, come ormai e puntualmente e con convinzione sostenuto
da molti, le Regioni assumeranno progressivamente – e cio
a prescindere dallo scenario politico vincente – la funzione
di snodo di un nuovo assetto policentrico in cui anche la
dimensione europea assume una valenza specifica, la struttura
prefettorale dovra ancora piu incisivamente utilizzare ogni
sua risorsa per rendere proficuo e costante il confronto
tra Stato e Regioni, un confronto che valorizzi la diversita
e l’identita ma al tempo stesso evidenzi le ragioni di un’unita
nazionale che ha alla sua base forti elementi di condivisione
culturale, sociale, storica, economica e politica.La logica
dell’esclusivita delle competenze, delle concorrenze di
esse in settori e in materie ben specifici ha una sua ragione
se non e motivo di conflittualita o di rivendicazione continua,
se e garante di un reciproco rispetto, se e coerente nei
riguardi di una missione che nel suo complesso e comunque
di servizio alla comunita, se e finalizzata cioe all’interesse
generale. Ritengo che tutti abbiano interesse acché le istituzioni
pubbliche siano ben funzionanti. La tenuta degli apparati
pubblici per tutto quello che ho cercato di dire sino ad
ora, produce la funzionalita dei pubblici servizi il che
rappresenta uno degli elementi di competitivita del Paese
e uno dei presupposti essenziali di una coesione sociale
fondata sul mutuo riconoscimento di identita locali e regionali.
Ecco il perché della riscoperta del sistema prefettorale.
E il segno della consapevolezza di una necessita: quella
di disporre di un corpo burocratico munito di una alta professionalita,
chiamato a tessere la rete delle reti tra centro e periferia,
che assicuri un doppio livello di raccordo incrociato (con
le autonomie e con i segmenti periferici statuali) per superare
lacerazioni e distonie in un’opera di integrazione certamente
di non facile attuazione ma indispensabile. Ho voluto insistere
anche ripetendomi, su alcune riflessioni di fondo ricavate
dal dato storico attinenti all’attuale realta contraddistinta
da un delicato passaggio istituzionale per riaffermare l’utilita
del sistema prefettorale da me ormai descritto nella sua
composizione e su cui intendo soffermarmi in prosieguo di
trattazione. Il corpo prefettizio, la sua cultura, le sue
attribuzioni, le attivita e i servizi espletati dalla prefettura
- ufficio territoriale di governo e dagli appartati centrali
dell’Amministrazione dell’interno rappresentano infatti
l’oggetto della mie successive riflessioni. Prima di percorrere
l’itinerario tracciato, mi sembra pero opportuno chiarire
il senso dell’espressione sistema prefettorale, soprattutto
per quel che riguarda il termine prefettorale non contrapposto
ma affiancato a quello di prefettizio allo scopo di identificarne
i contorni, se esistenti. Preciso che il termine prefettorale
e di ispirazione francese, viene direttamente dalla traduzioni
di "prefectoral" mentre il termine prefettizio
e da sempre rintracciabile nel vocabolario della lingua
italiana. Sotto il profilo etimologico quindi, il significato
dei due termini coincide e non sembrerebbero pertanto esservi
ragioni per una distinzione su un piano meramente formale.
Dico questo per evitare fraintendimenti terminologici e
ragioni diverse da quelle che esporro di seguito.Mi e parso
infatti utile distinguere, in modo convenzionale quindi,
tra il sistema nel suo complesso e le componenti di esso,
in maniera da rendere evidente il primo rispetto alle seconde.
Voglio dire cioe che senza la contestuale presenza di tutte
le sue componenti, diventa difficile accreditare il sistema
che e compiuto solo nella sua integralita. Un corpo prefettizio
senza una sua specifica cultura e senza l’esercizio delle
sue attribuzioni o senza i luoghi tradizionali in cui si
esplicano attivita e servizi interni o esterni che siano,
e un segmento amministrativo che non ha una sua compiuta
ragione d’essere, soprattutto non ha prospettiva di futuro.
Quest’ultimo e del resto legato al presente, scritto ogni
giorno secondo un’antica prassi di servizio nei confronti
della gente comune. Il presente deve essere scritto da ogni
funzionario con la consapevolezza di una cultura di appartenenza,
di una deontologia professionale, di uno stile di azione
peculiare che ha come riferimento proprio l’onore di gruppo
che diventa un valore importante con regole di disciplina
e di sacrificio a cui il singolo deve conformarsi uscendo
dall’egoismo che e il rischio tipico della societa moderna
individualistica. Un onore che significa un sentimento etico
in cui confluiscono reputazione, prestigio, ruolo sociale,
autocoscienza, legame con il territorio nel quale si opera
e con i cittadini di esso. La cultura valoriale e cosi il
primo degli elementi del sistema prefettorale, un elemento
che va approfondito e conosciuto proprio con riguardo ai
valori che essa deve esprimere e a cui essa deve ispirarsi.
E una cultura che pone alla sua base l’etica intesa come
morale laica fondata su cose che valgono (cio che vale esprime
infatti un valore), su comportamenti distintivi ispirati
non da una visione angusta del proprio io, ma tesa a valorizzare
la propria vita nell’interesse degli altri e condividendo
tale missione unitamente con altri mossi dagli stessi ideali.
Questa condivisione etica e fondamentale perché serve a
rendere definibili i ruoli e cio e auspicabile nel tipo
di societa che viviamo in cui e spesso difficile riconoscere
i soggetti dello scenario politico e sociale. La definizione
del ruolo consente infatti il riconoscimento di un’identita
da parte degli altri e attiva momenti di riferimento chiari
e responsabili, capaci di tessere una rete di ruoli indispensabile
per tenere insieme il tessuto sociale e cioe la coesione
sociale, bene al quale ho fatto poc’anzi richiamo.Cio senza
falsa retorica, ma abbracciando - questo si - la teoria
dell’utopia possibile che ha consentito alle élites professionali
delle burocrazie europee sin dall’Ottocento, il funzionamento
e la continuita dello Stato di diritto.Per completare il
senso dell’espressione prefettorale attribuita al sistema,
mi piace riaffermare quindi l’utilita di una distinzione
tra le singole componenti cui conservare la qualificazione
prefettizia anche per rispettare la tradizione (corpo e
carriera prefettizia, cultura prefettizia, funzione e responsabilita
prefettizia, attivita e servizi prefettizi) e il sistema
nel suo complesso da definire prefettorale e nel quale inglobare
altresi altre componenti che la recente normativa ha ricondotto
alla figura del Prefetto o ha incorporato nell’antica prefettura
esigendo, proprio a causa di questo mutamento istituzionale
che evidenzia l’assetto intergovernativo, la stessa trasformazione
della denominazione in ufficio territoriale di governo."
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