Un avvocato del foro di Caltagirone ha avuto la pessima
idea di rivolgersi ad una impiegata in servizio presso i
locali uffici dell’Albo degli Avvocati con l’espressione
“lei non sa chi sono io!”. A costringerlo a tale formula
anatemica, oggettivamente pure obsoleta, sarebbe stato l’atteggiamento
della impiegata che, intenta a fare fotocopie nell'ufficio,
avrebbe proseguito imperterrita nel suo lavoro non prestando
alcuna attenzione all’ingresso del legale.
L'avvocato, piccato dell’atteggiamento irrispettoso, avrebbe
proferito la formula non tanto magica, a guisa di ammonimento.
La donna sarebbe stata indebitamente privata pure del “
titolo di dottoressa'', si legge nella sentenza della Corte
di Cassazione – Sezioni Unite civili - n. 138 del 2005.
La signora, alla quale erano state rivolte espressioni ''sconvenienti''
(qui e' diventato un mercato) ha denunciato i fatti, cosi'
il consiglio dell'ordine degli avvocati presso il tribunale
di Caltagirone ha emesso un provvedimento disciplinare nei
confronti dell'avvocato “lei non sa chi sono io”. Contro
la sanzione disciplinare dell'avvertimento, il legale ha
presentato ricorso in Cassazione ma le Sezioni Unite civili
hanno respinto il ricorso confermando la legittimita' del
provvedimento che, a detta dei magistrati romani di piazza
Cavour, e' esente da ''vizi di motivazione'' e non e' privo
di ''congruenza logica''. Ergo, conviene non far sapere
in giro “chi sono io”.