L’Italia,
definita in passato terra di eroi, di santi e di navigatori,
oggi, se si tiene conto dei circa quattro milioni di dipendenti
pubblici e privati che si muovono nel cosmo impiegatizio,
potrebbe a ragion veduta essere definita anche terra di
impiegati.
Certamente analizzare d’un colpo il mondo impiegatizio dall’unita
d’Italia ad oggi, attraverso l’epoca del travetismo fin
de siecle , l’eta Giolittiana, il ventennio fascista, gli
anni delle grandi riforme amministrative fino alla fase
attuale dell’informatizzazione, e un impegno che solo un
profondo conoscitore della storia istituzionale italiana
, come Guido Melis poteva affrontare senza incappare in
luoghi comuni o in facili atteggiamenti di stampo manicheo.
La pubblicazione realizzata da Guido Melis si intitola “Impiegati”,
edizioni Rosenberg& Sellier e merita davvero una lettura
da parte degli appassionati della storia istituzionale del
nostro Paese.
L’approccio con una materia cosi complessa da parte del
docente di storia dell’amministrazione pubblica dell’Universita
di Roma “la Sapienza” si caratterizza principalmente per
non limitare la sua indagine al mondo impiegatizio in senso
stretto, nella collocazione lavorativa, ma per analizzare
il ruolo di questa genia di lavoratori anche nel contesto
sociale. Mirabile la descrizione dei travet piemontesi del
periodo post-unitario, presentati perfino nella singolare
postura e nei comportamenti che questi solevano assumere
nei caffe di piazza San Carlo a Torino. Suggestive anche
le pennellate, precise e dettagliate, sulla giornata tipo
del ministeriale romano di fine secolo . Accanto alle parole
chiave che segnano le “carriere” degli impiegati italiani
(diligenza, assiduita, decoro, obbedienza, puntualita, abnegazione),
Melis riesce ad individuare, ministero per ministero, le
peculiari tipologie degli abitatori di ogni palazzo del
potere, dal Viminale alla Farnesina, dalle Finanze ai Lavori
Pubblici. L’ introduzione all’opera, a firma di Angelo Vari,
avvicina il lettore ad una realta amara ma incontestabile
del rapporto tra opinione pubblica e pubblico dipendente,
ossia quell’atteggiamento di sufficienza, spesso di vero
disprezzo, che, fin dal 1861, ha accompagnato il mondo dei
travet, aggettivato spesso come “disvalore” e come “apparato
mai sfiorato dalla modernizzazione”. Il presentatore dell’opera,
sicuramente contrario al pressappochismo di tali giudizi,
riporta tutta una serie di commenti, critiche ed apprezzamenti
che hanno etichettato in varie epoche i lavoratori dei grandi
palazzi ministeriali, tirando in ballo anche il cinema italiano
sul tema (sempre avaro di personaggi al positivo e prodigo
invece di figure “Fantozziane”), e lasciando intendere di
preferire posizioni meno rigorose, per poi chiudere la parte
introduttiva con un amletico “meglio molti e sottopagati
o pochi e ben pagati?”
Sabino Cassese, docente universitario di diritto amministrativo,
in passato ministro per la Funzione Pubblica, propone, nelle
pagine di “Impiegati” una chiave di lettura originale sul
tema, articolata in una bipartizione tra elementi di continuita
ed elementi di frattura nella storia novecentesca del pubblico
impiego italiano. In quest’ ottica sono delineati con rigoroso
realismo gli eventi ed i caratteri che hanno segnato questa
storia al servizio delle istituzioni, dai fenomeni della
meridionalizzazione, della sindacalizzazione al piu recente
della privatizzazione, dal culto del posto fisso al mito
della laurea, fino all‘auspicato processo di modernizzazione
di un “mondo gnomo” per anni refrattario alla crescita ed
alla evoluzione.