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Alla ricerca della governabilità. Sistemi elettorali a confronto: come si vota nel Regno Unito, in Germania ed in Francia
di Valeria Bordi


Quale sistema elettorale?Quale sistema elettorale uscirà dalle aule parlamentari? Il tema è oggi di grande attualità in Italia ma da sempre costituisce per ogni Paese moderno una problematica di assoluto valore sia perché essa è correlata indissolubilmente alla reale governabilità di una nazione e sia perchè il voto è la quintessenza della democrazia.
Il primo approccio alla questione non può prescindere dal quesito di base: cosa sono i sistemi elettorali? Secondo una definizione di scuola prendono questo nome tutti quei meccanismi che consentono di tradurre i voti in seggi, attraverso criteri matematici che sono in grado di interpretare la volontà del corpo elettorale.
Dall’assemblea costituente fino al ’93 circa, in Italia il metodo proporzionale assicurava la corrispondenza voti-seggio; oggi il meccanismo proporzionale è venuto meno, mentre esso vige per il Parlamento Europeo, definito il più proporzionale proprio perché entra in gioco la ripartizione dei seggi tra le diverse circoscrizioni elettorali ed un collegio unico nazionale.
Il metodo proporzionale, nel ricercare un’eguaglianza del voto, non assicura una maggioranza politica in grado di reggere un governo parlamentare, al contrario del sistema maggioritario, capace di assicurare la maggioranza alla coalizione di partiti, pur se relativa. Questi i termini di un antico dilemma. Con l’ultima legge elettorale, emanata alla fine della legislatura Berlusconi, si è giunti ad una democrazia d’investitura in cui passaggio necessario è la designazione di una figura di spicco, il premier.
I cittadini italiani, inoltre, sono gli unici al mondo a votare con sistemi elettorali diversi per Camera dei Deputati e Senato, Parlamento europeo (proporzionale puro) e amministrative (ogni Regione decide la propria, mentre per i comuni il sistema elettorale è diverso a seconda che si tratti di comuni con popolazione superiore o inferiore a 15.000 abitanti).
Per avere una visione più completa e coerente è indispensabile volgere lo sguardo verso il panorama estero dei sistemi elettorali.
Il sistema anglo-sassone, Inghilterra e Stati Uniti, prevede una elezione uninominale: si divide il territorio nazionale in collegi per quanti sono i deputati da eleggere; il singolo deputato, che ottiene anche solo la maggioranza relativa, è eletto. A certe condizioni questo metodo favorisce il bipartitismo e la stabilità senza però dimenticare l’ importanza del luogo in cui esso è applicato; infatti fino al 2006 anche in Italia ve ne era uno simile che non ha prodotto gli stessi risultati ottenuti in Gran Bretagna.
Il sistema francese nasce come collegio uninominale come nel Regno Unito, esso è costituito di due turni. Una sorta di ballottaggio avviene tra i candidati che hanno ottenuto almeno il 12.5% nei collegi, tale cifra corrisponde alla soglia di sbarramento atta a far sparire quei partiti che non hanno un forte radicamento nei collegi. Tra il primo e il secondo turno i partiti si coalizzano consentendo una semplificazione della vita politica e costituendo maggioranze stabili che corrispondono agli orientamenti politici dell’ elettorato.
Il sistema tedesco è una fusione tra uninominale, proporzionale e plurinominale. Esso è un meccanismo complicato, dovuto ad una clausola di sbarramento del 5% che mira a scremare i piccoli partiti ed all’ assegnazione dei seggi con proporzionale in cui non si tiene conto dei voti ottenuti con l’ uninominale (scorporo).
Il sistema italiano, oggi, prevede l’ assegnazione dei seggi in proporzione ai voti conseguiti, ma la maggioranza è alterata dal premio di maggioranza che è un’alterazione dell’ uguaglianza del voto, seppur capace di tutelare meglio la governabilità del Paese. Se alla Camera una coalizione ottiene il 20% ed il premio gli permette di raggiungere il 50%dei seggi, al Senato il meccanismo è riferito alle regioni, perciò è più difficile costituirvi una maggioranza.
Per concludere, su queste basi, ora si possono brevemente analizzare i punti della riforma elettorale.
Abbastanza “scricchiolanti” altri punti del sistema vigente:
1) la mancanza totale di preferenza nelle votazioni, che incide sul contenuto dell’art 67 della Costituzione;
2) una sovrarappresentanza di coalizioni, anche molto piccole;
3) la possibilità, data a tutti di consolidarsi in tutti i collegi, a differenza di prima, dove si poteva essere eletti in non più di due collegi e portando il risultato di essere eletti più volte aumentando il ruolo delle segreterie di partito.

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