Stento a credere che ci sia tanta gente che non conosca il tuffatore di Paestum, una immagine atletica con duemila anni di storia ma con una vivacità che la rende così moderna da risultare attuale ed indelebile per chiunque. Mirabile la leggerezza muscolare di questo tuffatore precristiano, agile e nervoso come un moderno centometrista dell’atletica leggera.
Il fondo è bianco, chiaro richiamo all’infinito; la rappresentazione è caratterizzata dalla presenza di due alberelli coralliformi. Il giovane si tuffa da una sorta di colonna a blocchi squadrati sovrapposti che si atteggia a moderno trampolino e sembra destinato a terminare il suo salto in uno specchio d’acqua marina verde-azzurra. E' una delle grandi opere pittoriche di tutti i tempi, forse la prima pittura greca non vascolare giunta fino a noi, risalente ad un autore greco o della Magna Grecia, datata tra il 480 e il 470 avanti Cristo. Parliamo della Tomba del tuffatore, così definita dal suo scopritore nel 1968, il grande archeologo Mario Napoli. Quali i significati reconditi di questo tuffo, ritenuto dagli studiosi come "il transito dell'anima verso la vita ultraterrena, un tuffo verso l'al di là. E lo specchio dell'acqua in questo contesto rappresenterebbe l'infinito del mare, o la palude Stige." Così la pittura greca rappresenterebbe in forma simbolica l'eterno? Probabilmente il giovane atleta è l’anima del morto che torna all'acqua da cui tutto ha avuto origine? L’interpretazione è sicuramente suggestiva e ci presenta in un divenire leggero il più misterioso dei viaggi che l’uomo debba mai intraprendere.
Di fronte a noi quindi il passaggio dalla vita alla morte, con il pilone che segna il confine estremo del mondo conosciuto, oltre il quale vi è l’Oceano (un fiume?) che conduceva, secondo gli antichi Greci alle sedi sotterranee dell'oltretomba. In una recentissima rilettura del monumento il pilone è stato interpretato come la porta dell'Ade, confrontandolo con rappresentazioni non dissimili su vasi rappresentanti la scena di Ulisse in viaggio verso gli Inferi . La Tomba del Tuffatore è l'unica testimonianza della pittura funeraria di Poseidonia nel V sec. a.C. ed è anche un interessante documento dei rapporti esistenti tra la città greca ed il mondo etrusco, poichè richiama, nell'uso di dipingere le pareti interne del sepolcro, pratiche rituali attestate in più larga misura a Capua ed in Etruria.
LA TOMBA. Un'apposita sala del Museo di Paestum in via Aquilia (TEL. 0828/811023) è dedicata a questa tomba restaurata nel 1987. Si tratta di una semplice sepoltura a cassa di lastroni, chiusa da una copertura piana, decorata con pitture ad affresco sulle pareti interne. Tra gli oggetti del sobrio corredo, di cui facevano parte anche i resti di una lyra con cassa armonica formata da un guscio di tartaruga, una lekythos a vernice nera contribuisce a datare la deposizione al periodo 480/70 a.C., epoca cui rimanda anche lo stile delle pitture. Sulla parete corta di sinistra un giovinetto nudo che reca in mano una brocca è in piedi accanto al grande cratere da cui doveva attingere il vino. Sulle pareti lunghe è dipinta una scena di simposio: banchettanti coronati di foglie, sdraiati da soli o in coppie sulle klinai sono raffigurati intenti al gioco del kottabos o impegnati in una conversazione amorosa, durante la quale un banchettante ebbro attira a sé un efebo suonatore di cetra o ascoltano rapiti uno di loro intento al suono del doppio flauto.
Sull'altro lato corto, accompagnato da un uomo anziano, un giovane si allontana dal simposio preceduto da una flautista. Sulla lastra di copertura, a sovrastare il defunto, è dipinto un uomo nudo che si tuffa in uno specchio d'acqua. La scena è simbolica: nel tuffo va visto L'opera è stata attribuita a due artigiani di diversa levatura (più sciolto e sicuro il pittore della scena del tuffo, autore anche della lastra con i giocatori di kottabos ed i due amanti), che mostrano di conoscere la tecnica e le conquiste della contemporanea pittura greca, che tuttavia doveva essere di ben più alto livello qualitativo e che è andata del tutto perduta.
Il museo di Paestum, sorto nel 1952, è tra i piu' importanti musei archeologici italiani, dedicato ai reperti della zona degli scavi, del territorio e, in particolare, al Santuario di Hera della foce del Sele. Da questo provengono le celeberrime 33 metope arcaiche del "thesauros" I e le 6 del grande tempio, capolavori assoluti dell'arte della Magna Grecia. Nel Museo sono anche: grandiosi frammenti architettonici, decorazioni in terracotta, ceramica corinzia e ionica, le hydrie bronzee da un sacello sotterraneo, una statua fittile di Zeus, le lastre dipinte, molte di arte campana e le piu' antiche di arte greca, tra cui la famosa serie della Tomba del "Tuffatore".