La CISL, dopo aver registrato gli attacchi del Presidente della Confindustria e dei “noti liberisti di turno” sul tema dell’ assenteismo dei lavoratori pubblici che costerebbe, secondo i dati dell’imprenditoria organizzata, circa l’ 1% del P.I.L., ha deciso di effettuare una approfondito e trasparente studio di tale fenomeno e dalla cui analisi emergono dati oggettivi che smentiscono la campagna di stampa promossa da Confindustria.
L’organizzazione sindacale, prima di tutto ha evidenziato come il confronto tra pubblico e privato non sia agevole in quanto mentre per il settore pubblico la Ragioneria Generale dello Stato acquisisce per via telematica i dati relativi alle assenze di oltre 3.200.000 dipendenti distribuiti in circa 9.800 pubbliche amministrazioni (agenzie fiscali - autonomie locali - carriera diplomatica e prefettizia - corpi di polizia - enti pubblici non economici – enti di ricerca – forze armate – magistratura - ministeri – scuola – sanità – università – ecc.), nel settore privato non esiste un unico centro di raccolta di tali dati, ma essi sono frazionati in decine di settori merceologici e produttivi (agricoltura – assicurativi - bancari – chimici - commercio – edilizia – gomma - metalmeccanici – servizi - tessili – trasporti – ecc.) con la conseguente difficoltà di sintesi e di comparabile confronto.
Inoltre mentre nel settore pubblico i dati monitorati riguardano tutte le tipologie di assenze previste dai C.C.N.L. e dalla vigente legislazione sociale (ferie – malattie – maternità – permessi retribuiti – assenze non retribuite – assistenza portatori di handicap - scioperi – ecc.), nel settore privato i dati resi pubblici dalla stampa riguardano unicamente le “assenze per malattia” e quindi non comparabili con oggettività con le assenze complessive del settore pubblico. Proprio per tali motivazioni e per una conseguente chiarezza di analisi che la Federazione Nazionale ha rielaborato i dati della Ragioneria Generale dello Stato, distinguendo dalle assenze per malattia tutte le altre assenze previste dai C.C.N.L e dalla vigente legislazione sociale.
I risultati del lavoro sviluppato smentiscono senza ombra di dubbio la “leggenda dei pubblici dipendenti assenteisti” riportando a realtà i dati relativi alle assenze che risultano essere fisiologici ed in linea con quelli riscontrati nel mondo del lavoro privato, infatti i dati generali del settore pubblico enfatizzati dalla stampa in complessive 47 giornate di assenza nell’anno 2006, si ripartiscono in:
• ferie 27,3 giornate
• malattie 10,6 giornate
• maternita e congedi parentali 3 giornate
• permessi retribuiti 2,7 giornate
• assenze non retribuite 2 giornate
• assistenza ai portatori di handicap L. 104/92 1 giornata
• scioperi 0,4 giornate
Quindi a fronte di un’assenza media per malattia del dipendente del settore pubblico certificata dalla Ragioneria Generale dello Stato in 10,6 giorni all’anno, peraltro in costante calo rispetto al passato, i dati non ufficiali del settore privato assunti presso l’ I.N.P.S. sono di 12 giorni di assenza all’anno del complessivo settore privato, mentre quelli forniti da Ferdermeccanica quantificano in 9,6 giorni la assenze per malattia dello specifico settore metalmeccanico.
Per maggiore chiarezza la CISL ha evidenziato l’importante circostanza che nel settore pubblico le assenze per malattia comprendono anche quelle derivanti da “infortunio o malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio”, mentre nel settore privato il dato delle assenze per malattia monitorate dall’ I.N.P.S. non includono quelle derivanti da infortunio sul lavoro, in quanto tale tipologia rientra nella competenza e nella separata gestione dell’ I.N.A.I.L.
Inoltre nel settore pubblico tra i permessi retribuiti vengono erroneamente conteggiate assenze previste dalla vigente legislazione sociale e riconosciute anche nel settore privato (senza però essere oggetto di conteggio) quali ad esempio: donazione sangue, funzioni elettorali, matrimonio, testimonianza in giudizio, riposi compensativi per festività o turnazioni, straordinari non pagati, 150 ore per il diritto allo studio, ecc).