Giovedi
13 maggio 2004 la riforma delle pensioni targata Maroni
e' stata approvata dal Senato ed ora passa al vaglio della
Camera dove sono non sono esclusi emendamenti. Il testo
attuale contiene una disposizione apparentemente di poco
conto ma che invece potrebbe riservare (ulteriori) brutte
sorprese per i dipendenti pubblici. Si tratta della norma
che delega il Governo ad “eliminare sperequazioni tra le
varie gestioni pensionistiche… nel calcolo delle pensioni,
al fine di ottenere, a parita' di anzianita' contributiva
e di retribuzione pensionabile, uguali trattamenti pensionistici.
In altri termini un ulteriore passo verso l’equiparazione
delle pensioni tra i settori pubblico-privato, che invece
risultano chiaramente differenziati per le regole di calcolo;
infatti per il privato la rendita pensionistica si calcola
sulla base degli stipendi degli ultimi anni lavorativi mentre
per il pubblico si calcola sulla ultima retribuzione per
gli anni lavorati fino al 1992 e sulla retribuzione media
delle ultime 80 mensilita per gli anni lavorati a decorrere
dal primo gennaio 1993. Equiparare equivale quindi a tagliare
le pensioni pubbliche, penalizzando in modo rilevante i
lavoratori assunti prima del 1978, e piu leggermente su
quelli assunti tra il 1978 e il 1996, sui quali il sistema
retributivo incide parzialmente. Tuttavia non tutti sanno,
e meno che mai quelli che parlano di “privilegi pubblici”,
che le pensioni dei ministeriali e del personale della scuola
pubblica hanno come riferimento il salario tabellare (ossia
senza indennita di amministrazione e senza le voci del salario
accessorio) mentre quelle dei privati si riferiscono all’intero
stipendio goduto in attivita': la cosa non e' di poco conto
e va evidenziata con forza in tutti i tavoli in cui si parla
di riforma delle pensioni e della “ratio” di eliminare sperequazioni.
Anche questa e una chiara sperequazione tra pubblico e privato
e deve essere eliminata nel contesto di un progetto serio
e coerente di riordino, che non deve perseguire in modo
esclusivo il solo fine del contenimento della spesa pubblica,
mantenendo le sole differenze a vantaggio dei dipendenti
privati.
Il
disegno di legge sulla riforma pensionistica