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Ministro o Ministra? Prefetto o Prefetta? Sindaco o Sindaca? E’ solo un problema terminologico oppure è un segnale dell androcentrismo dominante in Italia per le figure istituzionali di vertice? Però vallette e veline si coniugano solo al femminile, ma dall’Europa arrivano segnali per un cambio di rotta
di Getulio Gismondi


SimboliProsegue, anche se con una progressione non priva di rallentamenti, l'accesso delle donne a posizioni di vertice e prestigio nei vari ambiti della vita economica ed istituzionale del nostro Paese, con la correlata conquista di ruoli tradizionalmente occupati (riservati) dagli uomini . Insomma la parità sembrerebbe ad un tiro di schioppo; eppure, questo percorso ascendente della figura femminile non trova ad oggi riscontro nella struttura della lingua italiana, né, tanto meno, i termini di ministra, prefetta, sindaca, architetta etc. hanno trovato spazio nei media e negli scambi colloquiali. In altri ordinamenti ed in altre lingue europee l'adeguamento ha invece fatto notevoli passi in avanti; basti guardare alla università tedesche ove si usa il termine Dekanin per una donna che sia decana, mentre nei documenti burocratici italiani s'incontra solo Decano; se nel linguaggio corrente a scuola è comune nominare la Preside, nelle Facoltà universitarie, anche quando la funzione è affidata a una donna, si preferisce continuare a dire il Preside; così, a capo di una Prefettura c’è sempre il Prefetto anche quando a dirigerla è una donna come nel caso di ben 18 province italiane! Specialmente nel campo delle professioni il prestigio del titolo sembra legato solo alla forma maschile: se nessuno esita a usare i termini infermiera o ragioniera, l'introduzione del termine ingegnera, che appartiene allo stesso tipo di formazione suffissale suscita un generale rifiuto o una sorpresa refrattaria. In ambito istituzionale la declinazione delle cariche al femminile (prefetta, sindaca, ministra, assessora), già oggetto di esplicito pronunciamento ufficiale in altri Stati europei non è puntualmente regolamentata ed è lasciata alla responsabilità individuale delle amministrazioni pubbliche, che solo in taluni casi hanno affrontato il problema. Merita una citazione lo Statuto del Comune di Pisa che ha imposto di utilizzare in tutti gli atti dell’amministrazione comunale un linguaggio non discriminante.

Pare che la ministra per le pari opportunità Barbara Pollastrini gradisse il titolo di “ministra”, il che sarebbe in armonia con la funzione del proprio dicastero. Tra i nuovi ministri che hanno maggiormente suscitato scalpore c’è sicuramente Mara Carfagna alla quale il quotidiano tedesco ”Bild” ha dedicato un intero articolo definendola “la ministra più bella del mondo”. Il 3 luglio 2007 il Corriere della Sera si è occupato delle donne emergenti al Viminale con il titolo “Dalla sbirra tosta alla prefetta” che lasciava intravedere l’inizio di una nuova terminologia, più conforme al ruolo prestigioso ricoperto.

Nel giugno del 2008 a Reggio Emilia si è svolto un interessante confronto tra linguisti sulla “rappresentazione della donna nella lingua italiana di oggi” nel quale è emerso come l’ostinato mantenimento di una terminologia sessista per alcune professioni portasse inevitabilmente alla conseguenza di negare il ruolo e la presenza della donna in determinati ambiti. E’ indubbio che la lingua usata nel parlato sia rimasta indietro rispetto alla evoluzione della donna in ogni settore socio-economico del nostro Paese; questo emergeva chiaramente gia nel testo redatto nel 1987 dalla Commissione Nazionale di Parità. Possiamo dire che l'ombrello androcentrico in Italia risulti ancora aperto anche se qualche piccolo forellino si è instaurato su di esso, ma rimuovere questa resistenza culturale non è agevole anche perché si tratta di una questione di forma ma anche di sostanza in quanto sottende un'ancora diffusa diffidenza ad accettare il riconoscimento di uno status sociale di piena e pari dignità socio-professionale per le donne. Una prima risposta all’uso sessista della lingua italiana riferito alle cariche ricoperte da donne viene dalla Commissione Europea, che ha recepito alcune indicazioni fornite in un seminario di formazione (C. Robustelli, "Il genere femminile nell'italiano di oggi: norme e uso / The Feminine Gender in Today's Italian: Rules and Use", Bruxelles, 5.6.07), accogliendo la proposta di promuovere l'uso del femminile per alcune cariche ricoperte da donne. Intanto la esclusiva del genere femminile resta ancorata al termine ed al ruolo di valletta e di velina...

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