Venite
piu spesso (dal giornale AD SPEM di Ottobre 1997)
Come
ogni donatore sa, esistono due informazioni ridicolmente
false sulla donazione e cioe' (a) che chi dona prende l’AIDS
(b) che a donare troppo si diventa donazione-dipendenti,
fino a morire dissanguati ed anemici per l’incontrollabile
pulsione di donare tre volte al giorno.
Non vale la pena di commentare queste due sciocchezze, se
non fosse che ancora oggi la prima tiene nuovi donatori
lontani dai centri trasfusionali e la seconda condiziona
gravemente il numero di donazioni annue. Il Centro Trasfusionale
Universitario si trova oggi costretto a reperire sangue
al Nord perché i nostri Soci periodici donano in media una
volta all’anno, troppo poco!
Dopo tre mesi dall’ultima donazione , i donatori uomini
dovrebbero tornare a donare, lo stesso dovrebbero fare le
donatrici almeno dopo sei mesi. Questi limiti sono gia'
molto ampi per gli USA dove l’intervallo considerato per
il donatore e' di 56 giorni.
Come
per le passate edizioni, l’assemblea annuale dei donatori
di sangue rappresenta un appuntamento molto sentito per
gli appartenenti alla grande famiglia dei volontari dell’AD
SPEM e certamente questo interesse non trova spiegazione
negli adempimenti di legge (approvazione bilancio, rinnovo
cariche sociali etc.) correlati a questo incontro, né nei
premi destinati ai protagonisti di un elevato numero di
donazioni. A rendere particolarmente significativo l’evento
sono le testimonianze degli ematologi, per quel che riguarda
i profili scientifici trattati, e soprattutto dei malati
destinatari del prezioso liquido, oltre all’irrinunciabile
piacere di trovarsi in mezzo a persone che condividono con
te il piacere della donazione disinteressata.
Venerdi 2 aprile 2004 la data dell’appuntamento nel sempre
affascinante contesto dell’ Aula Magna dell’Universita “La
Sapienza” di Roma. In questa occasione la cerimonia e stata
resa piu preziosa dall’intervento del professor Mandelli,
l’illustre ematologo, che, dopo aver evidenziato la sempre
crescente necessita di sangue a causa dell’incremento degli
interventi chirurgici di trapianto, ha auspicato il raggiungimento
per il Lazio dell’obiettivo dell’autosufficienza. (Il Lazio
segue la Sardegna nella classifica delle regioni maggiormente
in debito di sangue).