|
|
| |
| MOBILITA'
DEL PERSONALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE?
SERVONO INCENTIVI TANGIBILI E PROGETTI MIRATI
|
La
mobilita' per un lavoratore ministeriale, e della pubblica
amministrazione in generale, ha due connotazioni, la prima
meramente “logistica” ossia relativa al luogo ove svolge
la propria attivita', e l’altra e' “amministrativa” in senso
stretto, ossia relativa all’ufficio ed alle mansioni alle
quali il lavoratore e' adibito. La distinzione merita attenzione,
nel senso che anche uno spostamento da un ufficio ad un
altro, pur nella medesima sede “geografica”, puo' comportare
un profondo cambiamento nel dipendente, che puo' essere
fonte di crescita professionale ma che talvolta puo risultare
foriero di aspetti negativi. Da molto tempo i governi tentano
di introdurre incentivi per favorire entrambi i tipi di
mobilita' nel comparto pubblico, il primo consentirebbe
uno spostamento di forze lavoro dal sud (notoriamente intasato)
al nord (notoriamente disaffezionato al lavoro pubblico),
il secondo permetterebbe un trasferimento non solo dallo
Stato alle regioni ed agli enti locali (attuando cosi' la
tanto auspicata devolution) ma anche uno spostamento di
lavoratori dal back office al front office, ossia dal lavoro
“interno” al lavoro “esterno”, a contatto con l’utenza,
spesso inadeguato alle esigenze dei cittadini. La riforma
Bassanini aveva gia' posto le basi normative per una spinta
consistente alla mobilita' del personale della pubblica
amministrazione, in ordine alla quale erano previsti circa
ventimila trasferimenti. Invece ad oggi, dalle leggi del
1997 in materia, si e' assistito ad una reale messa in mobilita'
di circa nove mila dipendenti, stando ai dati forniti dall’
IGOP del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Buona
parte dei trasferimenti risulta avvenuto nell’ambito della
stessa regione, in base ad un accordo governo, enti locali
e sindacati, e prevalentemente nell’ambito della stessa
provincia, sempre sul presupposto del consenso degli interessati.
Quali le ragioni di una mobilita' sostanzialmente immobile?
La prima motivazione e' di evidenza lapalissiana ed e' fondata
sul disagio economico, professionale e familiare che in
ipotesi potrebbe determinare per un dipendente pubblico,
con stipendio notoriamente modesto, lo spostamento ad altra
sede, a meno che non si tratti di una sede prescelta dal
lavoratore, magari per un ravvicinamento al nucleo familiare
o alla citta' d’origine. Va considerato poi che le destinazioni,
in termini logistici e di mansioni, che la P.A. indica per
la mobilita' del personale, di norma non sono appetibili,
anzi spesso si tratta di uffici o strutture dove nessuno
vuole andare per il carico o il tipo di lavoro (o di ambiente)
che li caratterizza. Di qui le posizioni di difesa delle
organizzazioni sindacali nei confronti della mobilita' generalizzata,
non mirata, non studiata, non incentivata. Il secondo fattore
ostativo alla mobilita' potrebbe essere individuato nella
fisiologica, anch’esse legittima, ritrosia di dirigenti,
capi dipartimenti, o addirittura ministri, a spossessarsi
di forze lavoro da dirottare altrove. Il terzo aspetto riguarda
la procedura correlata al trasferimento che spesso presenta
connotati generici ed indefiniti, per cui il trasferito
o trasferendo viene a trovarsi in una situazione completamente
differente da quella prospettata in fase di pre-trasferimento,
sempre che qualcuno gliel’abbia effettivamente prospettata.
In questi termini, e tenendo conto che nella pubblica amministrazione
c’e la immobilita' per i posti prestigiosi (in senso lato)
spesso accaparrati con metodiche “strane” e dai quali nessuno
intende “schiodare”, non si capisce perché debbano immolarsi
al concetto di mobilita' soggetti che da essa non avranno
che disagi. La soluzione al problema e' che, da una parte,
la mobilita' va incentivata e premiata con vantaggi economici
o di carriera “tangibili”, concreti e ben definiti, e che
“dall’altra, si deve avere il coraggio di rimuovere “gli
inamovibili” che da anni rimangono attaccati agli uffici
che presentano istituzionalmente vantaggi in termini di
retribuzione, orario, tipo di mansione, visibilita' etc.
AAB
31.10.04
|
|
|