Se
lo scontro episodico con il collega di lavoro , oppure con
il capo, fa parte, quasi fisiologicamente, della storia
lavorativa di ognuno di noi, senza lasciare tuttavia strascichi
nella salute e nella psiche di chi lavora, esistono invece
situazioni di ben altra gravita', caratterizzate dalla vessazione
continuata, dall’isolamento e dal terrorismo psicologico
,ai quali viene sottoposta la vittima di turno.
Questa azione di prepotenza, di violenza morale, di maltrattamento
piu' o meno manifesto, di denigrazione sistematica, talvolta
anche di derisione, da parte del capo, dei colleghi o anche
dei collaboratori subalterni, che esiste da sempre ed e'
praticamente coeva alla genesi della convivenza lavorativa,
ha oramai da molto tempo un nome preciso: mobbing. Il termine
, che deriva dall’inglese to mob, ossia aggredire, assaltare,
malmenare , viene ricondotto all’etologo Konrad Lorenz che
lo utilizzo' per indicare il particolare comportamento di
alcuni uccelli, nello specifico i gabbiani, finalizzato
ad isolare ma anche ad uccidere un esemplare del gruppo.
Il fenomeno, conosciuto in Francia come harcelement ed in
America come bullying, ossia bullismo, e di grande rilevanza
sia per la gravita' delle conseguenze che per la diffusione,
in Italia particolarmente accentuata nelle banche, nei ministeri
e negli enti pubblici in genere.
C’e da aggiungere che non di rado la vittima degli attacchi
sistematici di emarginazione, spesso subdoli, da parte del
mobber, incappa in pericolosi stati di depressione, di ansia,
di stress, con imponderabili conseguenze sulla persona e
sulla famiglia. In tali circostanze, la vittima del mobbing
va aiutata, necessariamente e tempestivamente, sotto ogni
profilo.
Il prospetto che si viene a delineare evidenzia la particolare
vulnerabilita', non importa se genetica o acquisita, del
soggetto mobizzato, che sprofonda di regola in un silenzio
ed in un isolamento pericolosi. Una moderna struttura sindacale
deve attrezzarsi ai mutamenti del mondo del lavoro e quindi
ha l’obbligo di indirizzare la propria attivita' di tutela
anche in questa direzione, fornendo ogni tempestivo supporto
al lavoratore che risulti effettivamente vessato da un deliberato
atteggiamento prevaricatore da parte del proprio ambiente
di lavoro. Ma un sindacalista scrupoloso dovrebbe valutare
attentamente anche gli aspetti giuridici-economici della
questione, proprio in considerazione del danno subito dal
mobizzato, incluso quello biologico, in ragione di una qualita'
della vita completamente stravolta dall’attacco distruttivo
posto in essere nei suoi confronti.