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Siamo nel 528 d.C. e Triboniano fa parte della commissione
incaricata dall’imperatore di raccogliere e riordinare le
costituzioni contenute nei codici Gregoriano, Ermogeniano
e Teodosiano.
A pochi anni di distanza dalla realizzazione di questa fatica
senza precedenti, vengono portati a completamento i 50 libri
dei Digesta, o Pandette, un’opera colossale di cui Triboniano
fu lo stesso ispiratore e nella quale furono raccolti sistematicamente
i brani dei giuristi piu' importanti dell’epoca, praticamente
quelli dotati di ius respondendi. In questo lavoro imponente
Triboniano non fu solo il gubernator totius operis ma forni'
anche alla commissione da lui stesso prescelta molte delle
opere utilizzate per la compilazione. Successivamente, con
i giuristi Teofilo di Costantinopoli e Doroteo di Berito compose
un manuale scolastico di grande spessore giuridico, destinato
iuventuti cupidae legum.
La sua attivita' monumentale si arricchisce in seguito del
codex repetitae praelectionis, un nuovo codice armonizzato
con le norme contenute nelle Pandette e nelle Istitutiones.
Prima della sua morte, avvenuta nel 546 d.C., Triboniano ebbe
modo di dedicarsi alle Novellae, ossia alle nuove costituzioni
emanate dopo la stesura del secondo codex iustinianus. Quindi,
a ben vedere, un curriculum di tutto rispetto; eppure la storia,
la fama, i posteri, non sembra si siano ricordati di lui.
Perché allora tanta attenzione per Triboniano? Certamente
non a causa della sua luminosita' nel campo giuridico, giustamente
riconosciuta ed accompagnata da un rigore organizzativo non
comune, ma perché il mondo, ieri come ancora oggi, e' pieno
di Triboniani, di personalita' di grande valore, di artisti
o professionisti di eccelso talento, che tuttavia non hanno
avuto il riconoscimento e la considerazione che meritavano.
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