
Dove puoi incontrare un poeta? Certamente in un salotto letterario, magari in un bar ritrovo di artisti oppure nel corso di un convegno o, ancora, in occasione di una premiazione per un certamen poetico. Niente di tutto questo.
L'incontro con Felicissimo (nomen omen - buon per lui) avviene in un affollato ristorante di Lavinio specializzato nella cucina di pesce, affacciato sul mare della costa laziale. Il suo taglio d'artista, stile Hemingway, è da subito inconfondibile, cappello in testa e barba ben curata, modi affabili e sorriso empatico. Con un foglio in mano si avvicina ai tavoli del locale, prestando molta attenzione a non essere di alcun fastidio agli avventori gelosi della privacy e ci invita a scegliere tra i titoli delle sue poesie, debitamente ripartite tra intimistiche, romanesche et cetera. Attratti dall'assonanza, optiamo per "l'urlo sull'orlo" che però non fa parte della pubblicazione che raccoglie un buon numero delle sue creazioni poetiche. Quando il pranzo domenicale lascia il tempo per una pausa ecco che il nostro poeta del lido di Anzio si avvicina con garbo, pronto a recitare, con enfasi e stile appropriati, i versi della poesia prescelta. Insomma una gradevole variante al rituale del pranzo fuoriporta che ci fa conoscere un poeta vero con le sue opere cariche di sentimento e di intuizioni sul senso della vita.
L'urlo sull'orlo
L'eco ritorna indietro
sempre
anche se sembra muto
Anche se sembra altro
Puoi ancora provarci
se ci tieni
a tenerlo appeso giù
nel profondo della gola
Lui risale
si fa strada
s'arrampica testardo
fino a fare capolino
Non è incline a far l'inchino
vaga, s'agita, si ostina
ed esplode
come mina
Si deflagra contro ogni muro
al di là di ogni barriera
Puoi far finta. Non sentirlo.
E ti ritrovi lì, sull'orlo
di quel baratro
che hai assolto
per non avergli dato ascolto.








