

Esiste o no il serial killer che nei dieci anni compresi tra il 1985 ed il 1995, avrebbe ucciso, nella città emiliana, ben otto donne, accomunate dall'uso di eroina e dalla attività di prostitute?
Il Mostro di Modena è o non è un serial killer mai identificato e responsabile di almeno otto omicidi commessi tra il 1985 e il 1995 nella cittadina emiliana. Tra il 1985 e il 1995, nella città natìa di Enzo Ferrari si registrarono una serie di brutali omicidi ai danni di prostitute e donne tossicodipendent . Dieci morti su cui non si è voluto indagare questo è un primo interrogativo.
Marina Balboni, Donatella Guerra, Monica Abate sono alcune delle dieci vittime di quello che viene chiamato il ‘mostro di Modena’. Giovanissime, eroinomani, alcune prostitute, venivano avvicinate dal killer e uccise a coltellate e o strangolate a mani nude. Nonostante alcuni importanti indizi, nessuno all’epoca indagò incrociando i dati degli omicidi. Il mostro, mai catturato, si ritirò dalla scena nel 1995, dopo dodici anni e dieci omicidi.
"Devo incontrare una persona importante". Questa frase, scritta da Marina Balboni, sul suo diario, è l'unica testimonianza che conserviamo sul ‘mostro di Modena', il serial killer che tra il 1983 e il 1995, avrebbe ucciso dieci donne. ‘Avrebbe', perché non è mai stato provato che quei delitti fossero tutti opera della stessa mano.
A Modena nessuno cerca un assassino seriale e nessuno ci fa attenzione. Forse perché in quegli anni nessuno ha in mente d'incrociare dati, di fare confronti. Ciascun omocidio resta episodio singolo radicato nel suo contesto malato e vagamente criminale, tra ragazze dipendenti dall'eroina, pusher, sfruttatori, balordi. Nessuno si accorge di quelle morti, nessuno se ne preoccupa, perché la Modena bene, come grida la mamma di Marina Balboni, crede che i propri figli siano il sicuro, ché le cose brutte accadono solo a ‘quelle ragazze là'. A quelle pronte a bruciare se stesse sull'altare della droga.
Nessuno, dunque, nota una evidente anomalia nel corso degli eventi. Marina è stata uccisa 60 giorni dopo, Marina conosceva Donatella e, come emergerà dopo, si trovava nello stesso luogo quando è stata uccisa. Che Balboni potesse essere una vittima ‘necessaria' e non preferenziale, in quanto testimone di un altro delitto, è un'idea che comincia a promuovere qualcuno che sta seguendo il caso da un punto di vista diverso, quello giornalistico.
Si chiama Pier Luigi Salinaro ed è un cronista di nera della Gazzetta di Modena. È lui che sdogana finalmente la tesi del serial killer. Sui giornali si comincia a parlare del killer ‘delle lucciole e i delitti si fermano, come se il killer volesse perdersi una pausa, uscire dai radar. Non dura molto. Due anni dopo viene rinvenuto il corpo di Claudia Santachiara, 24 anni, strangolata e trovata cadavere il 30 maggio del 1989 in un vicolo alla periferia di Panzano. Nuda, al collo solo il laccio usato per strangolarla. È proprio il modello di comportamento del ‘mostro di Modena'.
Un anno dopo, l'8 Marzo 1990, puntuale, viene rinvenuto il corpo di Fabiana Zuccarini, 21 anni, dipendente dalle droghe, viene trovata strangolata vicino a Staggia di Bomporto. È l'unica che si stacca dal modello. Fabiana, infatti, non si prostituiva. Stavolta passano solo pochi mesi fino al delitto successivo, il 13 ottobre 1990, quando Antonietta Sottosanti viene trovata soffocata con una calza di nylon in gola. Il 4 febbraio 1992 a San Prospero, nella bassa modenese, Anna Abruzzese, 32 anni, viene trovata morta. Anche in questo caso le indagini cadono dopo pochi giorni.
Per la ventunenne Annamaria Palermo, morta con 11 coltellate al cuore, in un fosso di Corlo, ci sarà, invece, un processo, ma anche stavolta la giustizia sfumerà via con il nulla di fatto di un'assoluzione. A gettare squarci di luce sul caso, è un altro delitto, l'omicidio di Monica Abate, prostituta tossicodipendente strangolata il 3 gennaio 1995, nel letto di casa, in uno scenario che simula l'overdose. Come stabilirà l'autopsia la ragazza aveva assunto droga ore prima e non era morta per una dose eccessiva. Sarà Romana Caselli, la madre della vittima a tenere desta l'attenzione sul caso, ottenendo che la Procura ascolti importanti testimonianze.
Tra queste quelle di alcune amiche della vittima che rivelarono i loro sospetti su uno dei poliziotti che aveva avuto una relazione con Monica Abate. L'agente venne accusato di favoreggiamento e spaccio di droga, ma il suo coinvolgimento si limitò a questo. Nonostante gli appelli di mamma Romana anche la morte di Monica verrà archiviata: "Perché? Mia figlia si drogava e per questo, come le altre ragazze uccise, è stata sempre considerata vittima di serie B". Monica Abate è l'ultima vittima di un killer che forse è morto, è stato arrestato o semplicemente ha deciso di smettere di uccidere per non essere preso. Nel 2019 il procuratore capo di Modena Paolo Giovagnoli ha deciso di aprire un'indagine su quei delitti. Bisogna chiedersi se alla luce delle nuove tecnologie investigative si riuscirà a dare un volto a un possibile mostro di Modena.
Tra il 1985 e il 1995, nella città di Modena, si registrarono una serie di brutali omicidi ai danni di prostitute e donne tossicodipendenti. L'ipotesi di un serial killer diventò certezza a causa del modus operandi e del tipo di donne assassinate, spesso prostitute e considerate ai margini della società .






