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Home Arte cultura e tempo libero La ribellione agli dei. I miti di Atlante, Tantalo e Sisifo

La ribellione agli dei. I miti di Atlante, Tantalo e Sisifo

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Le tre figure mitologiche hanno in comune la condanna a pene senza fine ed a fatiche inutili

 

Atlante è un titano della mitologia greca, noto per sostenere la volta celeste come punizione di Zeus per la sua ribellione durante la Titanomachia. Figlio del titano Giapeto e della oceanina Climene. È considerato un titano di seconda generazione e, secondo la mitologia, ha sposato la ninfa Pleione, da cui ha avuto le sette Pleiadi, le Iadi e la ninfa Calipso. Durante la Titanomachia, una guerra tra i titani e gli dèi dell'Olimpo, Atlante si schierò con Crono contro Zeus. Dopo la sconfitta dei titani, Zeus punì Atlante costringendolo a sostenere la volta celeste sulle spalle per l'eternità. Questa immagine di Atlante che regge il cielo è diventata iconica nella cultura popolare.

Atlante è spesso rappresentato come un gigante muscoloso, piegato sotto il peso del cielo. Il suo nome è diventato sinonimo di raccolte di mappe geografiche, note come "atlanti", poiché la prima raccolta di carte geografiche pubblicata nel 1595 mostrava l'immagine di Atlante che sosteneva il mondo.

Il mito di Atlante rappresenta non solo la punizione e il sacrificio, ma anche la connessione tra la mitologia e la geografia, rendendolo una figura affascinante e duratura nella cultura occidentale. La sua storia continua a ispirare opere d'arte, letteratura e musica, mantenendo viva la sua leggenda nel tempo.

 

Il mito di Tantalo è una storia affascinante della mitologia greca. Figlio di Zeus, era un re privilegiato che, nonostante la sua vicinanza agli dèi, commise gravi trasgressioni, come rubare il cibo degli dèi e offrire in sacrificio il proprio figlio Pelope. Per questo, fu condannato a una punizione eterna nell'Ade, dove soffriva di fame e sete, incapace di raggiungere il cibo e l'acqua che lo circondavano. Il suo mito simboleggia la lotta umana con il desiderio e le conseguenze delle azioni immorali.

Il furto dell'ambrosia a vantaggio degli esseri umani lo accomuna a Prometeo , ma in questa veste il suo mito si trasforma da peccatore a benefattore. Tantalo, alla stregua di Licaone, era uno dei re originali a cui era concesso, con il favore degli dei, di condividerne la mensa: il suo gesto viene visto come un atto di ingratitudine e di insubordinazione.

Sisifo è un personaggio della mitologia greca, fondatore della città di Efira (l'odierna Corinto) della quale divenne re. Omero lo cita nell’Iliade: «Qui visse Sísifo, che era il più astuto degli uomini, Sísifo, figlio d'Èolo; e un figlio generò, Glauco;e Glauco generò Bellerofonte perfetto.»

Ritratto come un uomo ingannatore e astuto. Si dice che quando  Zeus venne a sapere che Sisifo aveva indicato nel padre degli dei il rapitore della ninfa Egina, dopo essere stato testimone oculare del loro amoreggiamento,  chiese a suo fratello Ade di mandare Thanatos a catturare Sisifo per rinchiuderlo nel Tartaro, ma quando il dio della morte giunse a casa del re questi lo fece ubriacare e lo legò con delle catene imprigionandolo: con Thanatos incatenato la morte scomparve dal mondo e quando Ares si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno, e che quindi le battaglie stesse non avevano più senso, si mosse per catturare Sisifo e, liberato Thanatos, lo condussero nel Tartaro.

 

Sisifo aveva tuttavia imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo così da avere motivo per protestare con gli dei dell'empietà della donna: Persefone, moglie di Ade, decise allora di farlo tornare sulla Terra per tre giorni così da imporre alla moglie i riti funebri. Sisifo tornò nel mondo dei vivi ma non obbligò la moglie a seppellirlo, così gli dei inviarono Hermes per catturarlo e riportarlo negli Inferi: il dio messaggero obbedì con piacere dal momento che in questo modo avrebbe potuto vendicarsi di Sisifo, che in precedenza aveva smascherato i furti di suo figlio Autolicoa. Come punizione per la sua sfrontata audacia, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte, ma ogni volta che avesse raggiunto la cima, il masso poi sarebbe rotolato nuovamente alla base del monte per l'eternità. La sua punizione è diven

 

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