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Home Arte cultura e tempo libero Il pranzo di Natale di una famiglia romana versione 2025 senza Intelligenza Artificiale

Il pranzo di Natale di una famiglia romana versione 2025 senza Intelligenza Artificiale

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Il rituale prevede la supermangiata di pregio, il canonico scambio di regali e la classica tombolata sempre accompagnata dalla divertente variante kitsch

 

Il primo nemico del  raduno del 25 dicembre è sicuramente l’influenza, che sistematicamente ha il suo picco proprio nell’ultima decade dell’anno. Quest’anno è stata annunciata particolarmente aggressiva, con febbre, tosse e disturbi all’apparato digerente, ma riusciamo ad essere in nove come da programma.

Uno sguardo alla bella tavolata con una tovaglia rossa dai gentili ricami natalizi e poi  una mise en place degna di Csaba della Zorza. La mano culinaria della padrona di casa (Rita) si rivela ancora una volta  sapiente anzi eccellente,  con una sequenza  che  entusiasma  gli ospiti, già consci dei manicaretti che avrebbero trovato. Dopo gli sfiziosi quadrotti rustici accompagnati da uno spumante Ferrari in versione gigante, inizia il confronto tra due certezze per il palato, i fusilloni salsiccia e carciofi e le lasagne zucchine e speck. Difficile individuare il preferito  tra i due, vale il de gustibus non est disputandum e comunque il bis è scontato per entrambi, soprattutto da parte dei più giovani, feroci consumatori di carboidrati conditi. Il secondo si presenta in modo scenografico e l’assaggio del polpettone filante sovverte ogni pronostico, portando ad un plebiscito che lo annovera come il miglior piatto della giornata di festa.  Elevato gradimento per le calde parmigianine di zucca e patate ma anche i carciofi crudi al limone hanno consensi a tutto campo. Le squisite puntar elle e alici questa volta non trovano spazio e restano in cucina, in attesa del giorno di santo Stefano. Dopo la fisiologica pausa, condita di chiacchiere, pensieri, progetti e tanti affettuosi ricordi  per i nostri congiunti che non sono più con noi, si passa ai dolci. La creme brulèe, con la classica bruciatura a cannello dello zucchero di  canna, crea entusiasmo da stadio mentre la deliziosa e scenografica ghirlanda di nutella impedisce l’ingresso in scena sia al panettone beneventano (superlativo) e sia ai torroncini agli agrumi.  Il vino è un fresco Verdicchio di Jesi con tanto di pergamena al collo ma il suo consumo è piuttosto parco, anche in vista del ritorno a casa in macchina.

Il canonico scambio di doni con annesso putiferio di carte da regalo di ogni misura e colore, esalta, qualora ce ne fosse bisogno la cultura della nostra famiglia (sono presenti scrittori, registi di teatro, editori, giornalisti, avvocati etc.) con ben dodici libri oggetto di donazione parentale. Citiamo tra gli altri il “Cesare” di Alberto Angela,  il monumentale “Detection Club” con racconti di A. Christie, D.L. Sayers, N. Marsh e M. Allingham, entrambi destinati a Stefania. Ad Alberto, enigmistico di valore, arriva il geniale giallo di Bartezzaghi “Bozze non corrette”. Per  Valeria non poteva mancare “Un polpo alla gola” di Zero Calcare; la padrona di casa Rita riceve invece “La promessa” di  F. Durrermatt e “L’uomo dei cerchi azzurri” di Fred  Vargas.  Ad Enzo  spetta il capolavoro di Salgari “Sandokan e le tigri di Mompracem” tornata in auge di questi tempi grazie alla versione televisiva. E poi Natura morta di L. Penny e Ottocento oscuro di Emma Ciceri. Insomma più libri e più liberi.

Nella dinamica ludica, terzo atto della bella giornata natalizia in compagnia dei parenti più stretti, ecco il mercante in fiera ma nella deliziosa versione romanesca (Il romano in fiera) proposta dal regalo fatto da Francesco e caratterizzata da simpatiche carte artistiche che riportano i classici dello stile di vita dei romani, dai monumenti agli sfizi gastronomici fino ai personaggi ed alle abitudini della gente che vive all’ombra del cupolone. Le nuove carte vengono utilizzate per la tombola kitsch, come al solito organizzata da Alberto tra gli iniziali mugugni generali. Anche questa volta il risultato consiste in un grande successo, con tanto di soddisfazione da parte di chi ha trovato  i biglietti degli auguri anni settanta, il porta cellulare da bicicletta, la saliera a forma di gelato, il portachiavi col la calamita a ferro di cavallo, il libretto bancario di vecchia data con saldo progressivo e tanto altro, compreso un tirabusciò, nuovo ma non funzionante.

Per la tombola, quest’anno non è stata utilizzata quella geografica appartenente ad Umberto Bordi, (autore del libro sulla “vettura ad esplosion” del 190), vero cimelio storico ed i quanto tale da preservare, ma un’altra, di qualche decennio più moderna ma non artistica e decisamente più essenziale. Banditori d’ufficio Alberto ed Enzo; vincitrice assoluta è stata Elisa che con una sola cartella (costo 1 euro) ha fatto incetta di cinquine e tombola !!!

A margine del  pranzo Michele ha rimediato un montone artigianale di assoluta bellezza !

In un contesto di grande armonia, stranamente e finalmente hanno fatto silenzio e sono state deposte le armi del demonio  in versione moderna, ossia i cellulari…

 

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