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Home Arte cultura e tempo libero Rubrica ERBA FELIX. Il cachi, un albero ed un frutto pieni di segreti

Rubrica ERBA FELIX. Il cachi, un albero ed un frutto pieni di segreti

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L’Albero  è l’unico sopravvissuto alla bomba  atomica su  Hiroshima e Nagasaki, per cui è definito anche l’albero della pace. Il Diospyros kaki, originario dell'Asia orientale, è una delle più antiche piante da frutta coltivate dall'uomo, conosciuta per il suo uso in Cina da più di 2000 anni

Il cachi o kaki (Diospyros kaki L.f., 1782; in italiano anche diòspiro o diòspero) è un albero da frutto della famiglia delle Ebenacee. Il termine indica sia la pianta che il frutto e rimane invariabile nel singolare quanto nel plurale. Il termine italiano è un prestito dal nome giapponese del frutto: kaki.

Etimologicamente il Il Diospiro è il “grano (πυρός,)di Zeus (Διός); originario della Cina ove è definito l'albero delle sette virtù: vive a lungo, dà grande ombra, dà agli uccelli la possibilità di nidificare fra i suoi rami, non è attaccato da parassiti, le sue foglie giallo-rosse in autunno sono decorative fino ai geli, il legno dà un bel fuoco, la caduta dell'abbondante fogliame fornisce ricche sostanze concimanti.

In Italia (tra i dieci più  grandi produttori al mondo) la produzione si è stabilizzata intorno alle 65.000 tonnellate: la coltura è sporadicamente diffusa su tutto il territorio, ma è importante solo in Campania ed Emilia con produzioni  di decine di migliaia di tonnellate. E’ oggi considerato "l'albero della pace", perché alcuni alberi sopravvissero al bombardamento atomico di Nagasaki nell'agosto 1945.

 

I cachi sono alberi molto longevi e possono diventare pluricentenari, ma con crescita lenta. Sopportano male i climi caldo-umidi, soprattutto se con suolo mal drenato.

In italiano i frutti commestibili sono detti cachi, loti, diospiri o cachi mela. Questi ultimi vengono di solito consumati più acerbi (denominati commercialmente "loti vaniglia"), e sono chiamati "cachi-mela" non perché siano un incrocio tra cachi e melo, ma perché, consumati più acerbi, conservano una croccantezza simile a quella della mela.

 

Per le sue caratteristiche il cachi viene perfettamente coltivato nel territorio siciliano e specialmente nelle località della Conca d'Oro o limitrofe alla cittadina di Misilmeri, nella città metropolitana di Palermo, nella quale ogni anno vengono organizzate sagre e manifestazioni nei mesi autunnali.

Caratteristica la “cascula” ossia la cospicua e simultanea caduta dei frutti.

 

 

onerosa nella coltivazione; i frutti staccati manualmente sono posti in cassette dove vengono mantenuti per la conservazione e per la commercializzazione.

 

Principali zone di produzione sono la Campania (in particolare il Napoletano e l'Agro Nocerino Sarnese), la Romagna (in particolare il Forlivese), la Sicilia.

 

Varietà diffuse in Italia: Loto di Romagna, Vaniglia della Campania, Fuyu, Kawabata, Suruga, cioccolatino

Tra le malattie da funghi rivestono importanza il deperimento causato da Phomopsis e i marciumi radicali provocati da Armillaria mellea e Rosellinia necatrix. Tra gli insetti più importanti che attaccano il cachi vi sono alcune cocciniglie, tra cui la cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae), la cocciniglia a virgola del cachi (Mytilococcus conchyformis) e il cotonello del cachi (Pseudococcus obscurus).

 

Il cachi apporta circa 272 kJ (65 kcal) per 100 g. Contiene proprietà nutritive che fanno molto bene alla salute del corpo umano. È composto da circa il 18% di zuccheri, l'80% di acqua, lo 0,45% di proteine, lo 0,5% di grassi, oltre a una discreta quantità di vitamina C e vitamine del gruppo B. È ricco di beta-carotene e di potassio. Ha proprietà lassative e diuretiche.

 

In Oriente (Giappone, Cina, Taiwan, Vietnam, Corea), i frutti delle varietà astringenti, ancora immaturi, vengono sbucciati, ed essiccati interi, appendendoli all'aria aperta, in luogo ventilato e soleggiato, per una quarantina di giorni.

 

Il cachi è comunemente chiamato in lingua napoletana legnasanta. L'origine del nome sta nel fatto che è possibile, una volta aperto il frutto, scorgere al suo interno una caratteristica immagine del Cristo in croce. In Toscana viene invece utilizzata la forma "diòspero" di derivazione greca.

 

In Sicilia, invece, si considerava sacro il seme, in quanto esso, spaccato a metà, mostra il germoglio della nuova piantina, che assomiglia a una mano bianco-diafana, ritenuta la “manuzza di Maria” o “dâ Virgini”.

 

Una credenza popolare attribuisce ai semi del frutto la capacità di prevedere il clima che farà nell'inverno successivo. Tagliando a metà il seme, infatti, si scorgerà un filamento bianco che può assumere una diversa forma simile a una posata: se somiglia a un cucchiaio si avrà un inverno con molta neve, se somiglia a una forchetta l'inverno sarà mite mentre se somiglia a un coltello l'inverno sarà freddo e tagliente.

 

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