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Home Arte cultura e tempo libero STORIA DEL SIGNOR FRANCO E DI ANTONELLA. Di Paolo Molinaro

STORIA DEL SIGNOR FRANCO E DI ANTONELLA. Di Paolo Molinaro

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Tra un “che ore sono? “ mattutino ed uno serale, un ordinario intreccio internazionale: il decesso a Villa Serena di un anziano, il rientro dei parenti dall’America per il funerale, gli strani bonifici del pensionato ad Alina, che fa rientro al suo Paese d’origine…e l’ennesimo femminicidio…

 

Che ore sono? Giorgio, l’infermiere del terzo piano, guardò il display dell’orologio digitale fissato sul muro: le 8:15. Sono più di tre anni che ogni giorno, a quell’ora, il signor Franco, uno degli anziani più abitudinari della struttura, si è già lavato, rasato, vestito ed è sceso a fare colazione, prima di uscire per la solita passeggiata. Giorgio ha con sé il passepartout, apre la stanza e gli basta meno di un minuto per capire cosa è successo: Franco se ne era andato all’improvviso durante la notte, in punta di piedi, senza dare fastidio a nessuno, come aveva sempre fatto durante tutta la sua esistenza. I suoi vestiti sono appoggiati sulla sedia pronti per essere indossati; sulla scrivania c’è il telefonino (sempre acceso come gli avevano raccomandato), le chiavi, la fede appoggiata come sempre sul portafoglio mentre un’altra, un po’ più piccola, è in un piccolo portaoggetti di cristallo. Sul comodino ci sono i suoi occhiali appoggiati sul libro che stava leggendo. E’ assurdo come a volte gli oggetti ci parlino della persona che li hanno usati o indossati.

“Ma che vita … e proprio in questi giorni di festa!”esclama ad alta voce Giorgio, come se stesse parlando con qualcuno “Dopo quarant’anni di lavoro, i tre figli che, uno alla volta, si trasferiscono all’estero e non si vedono più, la morte della moglie dopo una sola settimana di malattia. Poi qualcuno decide di rinchiuderlo in questa gabbia dorata e alla fine se ne va così, senza salutare nessuno!” Pensa però che almeno non dovrebbe aver sofferto, forse nemmeno se ne è accorto: la chiamano “la morte del giusto”. Giorgio si raccoglie in preghiera per qualche minuto, poi gli augura un buon viaggio e gli chiude gli occhi: adesso gli toccherà avvertire i capi che si occuperanno di avvisare i figli e di informare gli altri ospiti del pensionato.

 

“Che ore saranno in questo momento, a Boston?” Il direttore sanitario se lo sta chiedendo mentre compone il numero di Carlo, il figlio maggiore, l’unico di cui abbia il numero di telefono “Va beh, che importanza può avere?” si risponde da solo “Sto annunciando la morte di suo padre!” Al quinto squillo, Carlo risponde “Buongiorno ingegnere sono il direttore sanitario di Villa Serena. Purtroppo ho dovuto chiamarla per annunciarle una brutta notizia: suo padre all’improvviso stanotte ci ha lasciati” dopo una lunga pausa il medico riprende :” Le faccio le mie più sentite condoglianze anche a nome del personale e degli ospiti della nostra residenza …” Per circa un minuto, dall’altro capo del filo non si sente nulla, poi la domanda di rito: ”Conoscete già la causa del decesso?” “Probabilmente un ictus o un’emorragia cerebrale, penso che quegli episodi di assenza o di amnesia di suo padre forse erano dei segnali che andavano ulteriormente indagati: ormai servirebbe un’autopsia ma ovviamente non mi sembra affatto il caso … Ingegnere mi scusi ma purtroppo in queste situazioni bisogna occuparsi anche di certi aspetti, diciamo così, burocratici: innanzitutto voleva incaricarla di informare suo fratello e sua sorella e poi se potesse farmi sapere (anche non subito, appena può) quando pensate di venire qui per la cerimonia funebre” “Saremo lì dopodomani” rispose subito Carlo “Il tempo strettamente necessario per organizzarci, direi che tra tre giorni potremmo fare i funerali” “Se lei crede” rispose il dottore “La nostra struttura ha una sorta di convenzione con una Funeral House. Se lei mi autorizza, loro si occupano di tutto: dalla gestione della salma, alla pubblicazione degli annunci, agli addobbi, alla chiesa … Quando arriverete, vi prego di passare dal mio Ufficio, come saprà bisogna sempre mettere qualche firma ” “ D’accordo” lo interruppe subito Carlo” Allora dopodomani saremo da voi. Le chiedo un’ultima cortesia: se potesse fissare tre camere singole in albergo lì in paese” Poi saluta sbrigativamente e riattacca.

Il direttore sanitario pensa che “il primo dente” è stato tolto. Ora bisognerà discutere con gli eredi di quel problema finanziario in sospeso e questo ovviamente lo tiene ancora in agitazione.

Due giorni dopo, i tre fratelli sono seduti nel suo studio; Carlo e Tommaso, il secondogenito, si somigliano tantissimo: hanno occhi piccoli e stretti dietro un paio di occhiali da miope, il volto duro di chi è abituato a vivere sempre chiuso in se stesso, incapaci entrambi di manifestare o condividere disagio e dolore. Caterina, la sorella più piccola, è completamente diversa dai fratelli: è alta e magra, un’espressione distrutta, provata anche dal lunghissimo volo da Toronto, ha gli occhi rossi perché ha pianto ininterrottamente per tutto il viaggio. Dopo i soliti convenevoli, il direttore, estremamente imbarazzato, arriva al vero motivo della convocazione: “ Ecco .. quello che volevo dirvi è che da un paio di mesi vostro padre non pagava più la retta mensile …..” Carlo scatta subito in piedi: “ Che vuol dire che non pagava più la retta mensile? La banca aveva l’incarico di effettuare direttamente un bonifico mensile in vostro favore!” “In effetti è stato sempre così” rispose il direttore “abbiamo chiesto dei chiarimenti a vostro padre che ci ha parlato di presunti disguidi burocratici con l’istituto di credito, che lui stesso avrebbe risolto al più presto: purtroppo poi è accaduto quello che sapete e allora …” Carlo, intanto, stava già uscendo dalla stanza, fissando un appuntamento per il pomeriggio con gli altri due fratelli, nella hall dell’albergo dove si erano da poco sistemati.

Tre ore dopo Carlo, Tommaso e Caterina sono seduti a un tavolino nella sala a pian terreno dell’hotel e il fratello maggiore sta facendo il resoconto della sua personale indagine: ”Allora, innanzitutto sono corso in banca dove, con la minaccia di ripresentarmi con un legale, sono stato ricevuto quasi subito dal direttore che mi ha detto che nostro padre, da qualche tempo a questa parte, stava effettuando frequenti bonifici, per somme anche ingenti, nei confronti di una certa Alina … il cognome me lo sono scritto su di un pizzino che naturalmente ora non trovo … in ogni caso una “signora” moldava in possesso di un conto sullo stesso istituto di credito. Mi ha detto anche che, in qualche occasione, i cassieri hanno cercato di farlo desistere o quantomeno di farlo riflettere sull’entità dell’importo di questi bonifici ma nostro padre avrebbe detto che si trattava solo di un prestito a breve termine e che noi eravamo al corrente di tutto e che avevamo approvato il suo gesto di generosità.”

Gli altri due fratelli si guardano sbalorditi tra di loro: non hanno avuto il tempo di metabolizzare la notizia della morte del padre che devono ascoltare un racconto che ha dell’incredibile.

Carlo però ormai vuole affondare il coltello nella piaga e prosegue il suo racconto: “ Qualche giorno fa, Alina avrebbe trasferito, con un’unica operazione, quasi l’intera somma depositata sul suo conto ad un’altra banca che ha sede all’estero! Dopo le mie minacce di procedere a una denuncia penale, il direttore mi ha riferito che questa Alina lavorerebbe presso il Bar dello Sport, che si trova a cento metri da qui. Mi sono precipitato al bar dove sono riuscito subito a parlare con il titolare, il signor Aldo: Alina era sempre stata un’impiegata modello, precisa e puntuale con gli orari, gestiva la cassa del bar in piena autonomia e non aveva dato mai problemi di nessun tipo. Da qualche tempo però, veniva accompagnata al mattino e prelevata la sera da un giovanotto sulla trentina, forse un suo connazionale, alto e dalla corporatura abbastanza atletica, con un’espressione sempre un po’ arrogante, capelli e occhi scuri: forse i due stavano insieme ma al proprietario, che invece stimava tantissimo Alina, quel giovanotto non era affatto simpatico: in un paio di occasioni, aveva discusso con  lui perché si presentava anche due ore prima della chiusura, rimaneva in piedi, in prossimità della cassa senza consumare nulla, e distraeva la donna dal suo lavoro. Il signor Aldo mi ha detto che tre giorni fa, Alina si è inspiegabilmente assentata dal lavoro senza avvertire nessuno, cosa assolutamente inconsueta per il suo carattere. Lui aveva provato a contattarla più volte ma solo dopo numerosi tentativi Alina aveva risposto dicendo che era dovuta tornare improvvisamente al suo Paese, per motivi di famiglia non meglio specificati e che non sapeva quando sarebbe ritornata. A questo punto, mi sono precipitato al Commissariato dove sono stato ricevuto dal Vice Questore che è stato un mio amico d’infanzia. Purtroppo le notizie non sono affatto buone: anche se volessimo sporgere una denuncia penale per truffa e quant’altro, le prime difficoltà nascerebbero dalla necessità di notificare a questa Alina, in modo formale, gli atti del procedimento. Non parliamo poi del suo compare, di cui non possediamo neanche il nome ma solo una vaga descrizione fatta dal barista. Anche in caso di una ipotetica condanna penale, inoltre, sarebbe veramente arduo ottenere un’estradizione ma il problema insormontabile è costituito dal danaro che, rimbalzato all’estero di banca in banca, è sostanzialmente irrecuperabile”

I tre fratelli, dopo l’accurata relazione di Carlo, rimasero a lungo in silenzio, poi improvvisamente Tommaso sbottò: “ Forse abbiamo fatto male a fidarci di papà, un uomo di 82 anni, con i suoi problemi,  magari avremmo dovuto chiedere una delega sul conto, per tenerlo monitorato” “Forse con un home banking ci saremmo accorti di questi strani bonifici!” Replicò Carlo che, intanto, era sprofondato in una poltrona della hall. Fu proprio in quel momento che Caterina, che fino ad allora non aveva mai parlato, disse: “Forse avremmo dovuto ascoltarlo!”.

Che ore sono? Carlo steso sul letto della sua camera, guardò l’orologio da polso: le 19:58. Non se ne parlava proprio di mangiare, provare a dormire nemmeno, nonostante il lunghissimo viaggio, la stanchezza e lo stress accumulato durante la giornata. Più tardi avrebbe preso le consuete pillole di tavor per piombare nel solito sonno artificiale senza sogni. Decise perciò di accendere la televisione per guardare il telegiornale del primo canale e capire cosa stesse accadendo in Italia. Le parole dello speaker però gli arrivarono come un pugno diretto allo stomaco: “Ennesimo femminicidio stamattina all’alba, questa volta in provincia di Bergamo: è il centotrentesimo dall’inizio dell’anno. Un noto cardiochirurgo, appartenente a una famiglia molto in vista nella cittadina lombarda, ha colpito la moglie Antonella con trentadue coltellate, tre delle quali, secondo i primi accertamenti, sono risultate mortali. Le forze dell’ordine sono state allertate dai vicini di casa della coppia, allarmati dalle grida strazianti della vittima. All’arrivo degli agenti il marito, che aveva i vestiti ancora visibilmente macchiati dagli schizzi di sangue della moglie, ha aperto la porta di casa e ha accolto i poliziotti con grande cordialità, come se si trattasse di vecchi amici arrivati per una visita di cortesia. L’omicida li ha poi condotti in cucina, dove la moglie Antonella era riversa sul pavimento, in un lago di sangue. Durante i primi rilievi e le prime formalità dell’arresto, l’uomo ha improvvisamente estratto, dalla tasca interna della giacca, un coltello da cucina ancora sporco di sangue e ha colpito un giovane agente, per fortuna in modo non grave. E’ nata una colluttazione durante la quale è stato esploso un colpo di pistola che ha centrato l’omicida al petto, che è deceduto durante il trasporto in ospedale. La coppia lascia un figlio, Stefano di circa dieci anni che, solo per una fortunata combinazione, non è stato coinvolto nella tragedia familiare, in quanto la sera prima era rimasto a dormire dalla zia. Gli inquirenti, a seguito delle prime indagini, hanno già sentito il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri che ha dichiarato che il suo Ufficio era al corrente degli atti violenti che l’uomo aveva già posto in essere nei confronti della moglie ma ha aggiunto che la donna aveva più volte rifiutato di denunciare e di aderire al programma di protezione previsto dalla legge, dichiarando di non sentirsi ancora pronta a un cambiamento così radicale della sua vita.”

Carlo chiuse il televisore: per quel giorno le brutte notizie potevano anche bastare. Domani tutte le principali reti nazionali e locali manderanno in onda altrettanti programmi fotocopia, durante i quali, a reti unificate, saranno sviscerate le cause di un fenomeno criminale che sembra non avere frontiere, che sembra essere trasversale rispetto alle etnie e alle classi sociali di tutti i Paesi del mondo. Un celebre anchorman addirittura porterà in studio un plastico che riprodurrà fedelmente la “villetta dell’orrore” come è stata già ribattezzata dalla stampa.

Domani in tv saranno invitati psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, psicologi, sociologi, criminologi, antropologi, tuttologi e soprattutto tanti ma tanti politici, di tutti gli orientamenti, per stabilire se davvero quella italiana è ancora una società patriarcale.

Domani tutti si dichiareranno addolorati, increduli, indignati e una ministra si chiederà: “Cos’altro possiamo fare per fermare i femminicidi? Abbiamo perfino aumentato le pene!” Quasi tutti saranno d’accordo sull’opportunità di introdurre l’educazione sessuo - affettiva nelle scuole, ma qui cominceranno le divisioni: alcuni sosterranno che bisognerebbe iniziare dalle scuole superiori (se non addirittura dall’università) e su questo punto ci sarà un ampio dibattito.

Domani una fiaccolata, a cui parteciperanno migliaia di persone in perfetto silenzio, sfilerà per tutte le strade della cittadina lombarda. Il sindaco inaugurerà una panchina, dipinta di rosso a tempo di record grazie alla collaborazione di tutti i cittadini, con una targa dedicata ad Antonella e a tutte le donne morte per mano di mariti, compagni o pretendenti respinti.

Carlo pensa che domani ci sarà il funerale di suo padre: parteciperà qualche cugino che ha saputo la notizia e che vive da quelle parti, il suo amico Giovanni, il proprietario del Bar dello Sport, gli ospiti e il personale di Villa Serena, con il direttore sanitario in testa, il direttore della banca e i cassieri che lo conoscevano. Ci saranno corone di fiori, condoglianze, baci e abbracci, quasi tutti diranno “Fatevi forza ragazzi” mentre il parroco all’omelia dirà che Franco si è ricongiunto alla moglie tanto amata, che è stato un gran lavoratore, un marito e un padre esemplare.

A proposito di omelia, Carlo pensa che suo padre ha sempre detto di essere un vecchio socialista della corrente di Nenni e che il nonno era stato anche picchiato dai fascisti .. chissà se avrebbe gradito un funerale religioso …

Carlo rimase dubbioso per qualche istante poi disse a se stesso, ma ad alta voce: “Forse per la prima volta nella sua vita Caterina aveva ragione, avremmo dovuto ascoltarlo!”

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Fa troppo freddo per andare in giro e allora sono tornato a casa, visto che Giacomo mi ha sostituito all’ascolto. Entro con le chiavi per non far rumore ma mia moglie si è già alzata e sta già affrontando i primi preparativi per la cena di stasera. “Ehi ma sei qui, come è andata stamattina?” “Bene, solite telefonate, niente di particolare” rispondo io, come da copione “Hai fatto presto, non ti aspettavo, pensavo arrivassi più tardi” “Perché, che ore sono?”

 

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