
A margine di questa presenza, anzi parte integrante di questo racconto, c’è un libro di 278 pagine ed oltre 100 foto di amici a quattro zampe, intitolato “Posso fare una foto al tuo cane? – storie di amore, resilienza, complicità”
Navid Tarazi è un giovane iraniano di 28 anni, arrivato in Italia nel 2022 per studiare Ingegneria ambientale al Politecnico di Torino. Nel suo tempo libero, andando in giro per la città sabauda, nota con sorpresa che tante persone vanno a passeggio con il loro cane per le strade e nei parchi, entrano con loro nei bar e nei ristoranti, salgono sui mezzi pubblici, tenendoli al guinzaglio ma senza alcun problema e comunque trattano i loro animaletti come un vero e proprio membro della famiglia. Nei Paesi islamici, come appunto l’Iran, il cane non è considerato un animale da compagnia ed è utilizzato solo per fare la guardia, per la pastorizia e per poco altro. Navid perciò ha un’atavica paura per questo animale ma ne è al contempo affascinato e allora decide di utilizzare tutte le armi di cui dispone per uscire da questo impasse: una buona attrezzatura fotografica (la passione per le belle foto l’ha ereditata da suo padre), una telecamera che tiene legata al petto, una pallina di plastica che quando viene schiacciata emette uno squittio e un pacchetto di biscotti per cane. Stavo quasi per dimenticare un’altra arma immateriale, ma non per questo meno efficace, anche se troppo spesso dimenticata ai nostri giorni: la gentilezza, coniugata con il rispetto, con la quale si avvicina ai proprietari dei cani e formula una domanda che ormai è diventata quasi leggendaria: “posso fare una foto al suo cane?” A questa semplice richiesta nessuno si sottrae ma anzi “l’umano” si rende sempre immediatamente disponibile a raccontare la storia dell’incontro con la sua bestiola e molto spesso anche quella personale. Ecco che, grazie a questi incontri per le vie di Torino, Navid è testimone delle storie dei proprietari di animali che raccontano legami autentici, talvolta sorprendenti e sempre ricchi di significato. Anche ogni cane però potrebbe narrare la sua vicenda personale: non sempre i loro padroni l’hanno acquistato in un allevamento “con le carte in regola” ma molto spesso queste bestiole hanno vissuto almeno una parte della loro vita, in un modo tutt’altro che felice: c’è chi è stato adottato ormai in tarda età, dopo una vita trascorsa in canili - lager, c’è chi ha subito traumi, maltrattamenti o addirittura torture inenarrabili, c’è chi è stato abbandonato ai margini di un’autostrada o in un sacchetto di rifiuti, ma tutti hanno creato un vincolo indissolubile e speciale con il proprio padrone.
Quelli del nostro Navid sono racconti di vita che parlano del legame tra esseri umani e animali, della compagnia e dell’affetto che trasforma le giornate: come saprete, infatti, non esistono soltanto i “cani eroi” ovvero quelli che l’uomo addestra appositamente per guidare i ciechi nella loro vita quotidiana, per ritrovare le persone disperse a seguito di disastri naturali o per individuare esplosivi o stupefacenti nei bagagli alla frontiera. Esistono anche i “cani eroi per caso” che hanno salvato i loro padroni dalla depressione in cui erano caduti, che sono intervenuti per colmare un vuoto esistenziale, per aiutare l’uomo ad elaborare un lutto o un dolore troppo grande da sostenere da soli, per aiutare un anziano a resistere alla solitudine, adattandosi con amore e pazienza ai suoi ritmi lenti. Questi cani non hanno frequentato corsi o sostenuto selezioni, ma è la loro natura che li spinge a rinnovare un legame con l’uomo, un patto sottoscritto in un istante che si perde ormai nella notte del tempi.
Non sorprende quindi che molte persone riconoscano immediatamente Navid e si fermino apposta per le vie di Torino, desiderose di condividere il loro rapporto con il proprio cane davanti alla sua macchina fotografica, spesso facendo accorrere amici o parenti per dar loro la possibilità di conoscere di persona il nostro fotografo. Se proprio non avete la fortuna di vivere nella stupenda città piemontese, la possibilità d’incontrare il nostro amico, almeno “in modo virtuale”, esiste comunque: è sufficiente scaricare sul vostro smartphone l’applicazione Tik Tok o Instagram e digitare nell’apposito spazio, affianco alla lente d’ingrandimento, il termine” Doggodaiily” e vi compariranno sullo schermo centinaia di filmati creati dal nostro eroe. Si apre, infatti, un mosaico di piccoli filmati in cui, tra un biscottino e lo squittire della magica pallina, gli interpreti principali si mettono in posa per suggellare per sempre il loro legame con il loro umano. Navid è diventato, in brevissimo tempo, un influencer di tutto rispetto con oltre un milione e mezzo di followers e proprio questo successo lo ha indotto a realizzare una nuova impresa: un libro di 278 pagine e oltre 100 foto quasi tutte dei nostri amici a quattro zampe. Il titolo del libro (pensate un po’) è “Posso fare una foto al tuo cane? – storie di amore, resilienza, complicità” ed ha una prospettiva, in un certo qual modo, completamente diversa rispetto ai filmati pubblicati sui social. Nel libro, infatti, Navid cede la parola direttamente ai cani che raccontano le loro storie, il loro vissuto a volte drammatico, le sofferenze che hanno patito, l’incontro con i loro padroni, le iniziali diffidenze fino all’instaurarsi di un legame che dura per tutta la vita.
Inutile precisare che il libro è tuttora un grande successo editoriale e il nostro Navid ha meritatamente ottenuto il premio di Benemerenza Civica 2025 dal Comune di Torino come riconoscimento per l’impatto sociale del suo lavoro: grazie al suo impegno, sono stati raccolti fondi per sostenere rifugi e realtà locali impegnate nella tutela degli animali. In questo periodo, Navid sta girando, da Nord a Sud, per l’intera penisola per la promozione del suo libro, richiamando ogni volta un folto pubblico di ammiratori che, come me, insieme ai loro amici a quattro zampe si sono messi pazientemente in fila, anche per ore, per ottenere la sua firma e una dedica nelle prime pagine della loro copia.
Ciò dimostra ancora una volta che, in un mondo digitale spesso dominato da contenuti effimeri, le storie autentiche come quelle di Doggodaiily possono davvero connettere le persone.






