
Un’altra storia di apparente ordinaria quotidianità, dietro alla quale emergono sentimenti, pensieri, gesti e valutazioni di uomini e donne della società italiana in questi anni avari di certezze
Che ore sono? Iolanda guardò l’orologio da polso: le sei del mattino. Pensò che tutto sommato poteva sentirsi soddisfatta per l’effetto dei farmaci che lo specialista le aveva prescritto e che assumeva con regolarità ormai da quasi un anno: dormiva per tutta la notte, senza bruschi risvegli, ma soprattutto l’ansia e la depressione, che per tanto tempo avevano accompagnato le sue giornate, si erano progressivamente attenuate. Il dottore però le aveva fatto i complimenti, non solo per la diligenza con cui seguiva la cura, ma soprattutto per la sua resilienza, per il modo in cui si era impegnata per elaborare i due lutti che, a breve distanza l’uno dall’altro, si erano abbattuti sulla sua esistenza: la perdita improvvisa del marito e il suo collocamento a riposo per limiti di età. Iolanda, dopo un primo periodo di sbandamento, aveva reagito riempiendosi la vita di mille impegni: seguiva un corso di pittura su ceramica, uno di cucina, praticava il pilates ma soprattutto in parrocchia si era resa disponibile a seguire quei bambini meno diligenti (che per lo più appartenevano a famiglie economicamente svantaggiate) nello svolgimento dei compiti. Qualche volta dava anche ripetizioni al figlio o al nipote di qualche amica, accettando in cambio una remunerazione assolutamente simbolica o qualche regalino. Il suo motto, insomma, era: “insegnare è una missione, il vero maestro è maestro per sempre!” e non sarebbero state certo quelle stupide leggi che a soli 67 anni, senza pietà, ti impediscono di continuare ad insegnare che sarebbero riuscite a fermarla! Per la verità le sarebbe piaciuto anche fare la nonna full time, magari tenendo con sé i nipotini dopo la scuola, ma la sua unica figlia Caterina viveva con il marito dalla parte opposta di Roma, lei ormai non guidava più e così i due gemelli, nati nove anni fa dalla coppia, per tutta la settimana erano gestiti da una baby sitter automunita. I bambini, infatti, avevano un carnet quotidiano ricco d’impegni: dopo la scuola frequentavano il catechismo, il corso di tennis o quello di musica e, nel week end, la famigliola di solito si trasferiva nella loro casetta in montagna o partecipava a quegli eventi (feste di compleanno, pizzate con i genitori di classe etc.) a cui, per ovvi motivi, non si può proprio rinunciare!
Iolanda restò a letto ancora un po’ ma poi pensò che quella era una giornata speciale e che le cose da fare perciò erano tante: oggi era il compleanno di sua figlia e stasera, dribblando i mille impegni, sarebbero venuti tutti da lei per festeggiare! Caterina si era impegnata a portare tutta la cena già pronta da casa e alla nonna era stato assegnato solo il compito di preparare la sua famosa torta alla crema pasticcera che aveva imparato a fare al corso di cucina. Iolanda si preparò in fretta e cominciò a spolverare, spazzare e lavare dappertutto anche se pavimenti, vetri, mobili e suppellettili erano già più che brillanti, considerato che tutte quelle operazioni già venivano svolte puntualmente ogni santo giorno. Tutti gli ingredienti della torta erano stati già comprati da alcuni giorni ma la cuoca doveva sbrigarsi a prepararla perché, per essere all’altezza del grande evento, doveva essere pronta entro la mattina per essere poi mangiata entro la sera: la crema, infatti, era troppo delicata e lasciarla troppo a lungo in frigo ne avrebbe compromesso il sapore! Si mise così al lavoro alacremente, mescolando con cura farina, lievito, uova, zucchero, cacao e quant’altro e dopo circa due ore la torta era pronta, il suo profumo deliziosamente invitante si era diffuso per tutto l’appartamento e Iolanda era molto soddisfatta del risultato: la sua docente del corso di cucina sarebbe stata orgogliosa di lei! Mancavano solo le candeline e la scritta “Auguri Caterina buon compleanno” ma al tocco finale ci avrebbe pensato nel pomeriggio. Mentre contemplava il suo capolavoro, squillò inaspettatamente il telefono di casa: “Caterina ma che fai? Oggi è il tuo compleanno, toccava a me chiamarti … stavo aspettando che arrivasse l’ora in cui di solito smetti di lavorare” “Mamma, non so come dirtelo, ma c’è stato un contrattempo: Giulio è dovuto partire all’improvviso per lavoro e i gemelli sono molto raffreddati, oggi non li ho mandati nemmeno a scuola, avevamo pensato di rinviare la festa a domenica prossima …” “Oddio mi dispiace” rispose Iolanda “Oggi è lunedì, rinviare la festa di sei giorni .. a saperlo prima potevamo festeggiare ieri!” “Mamma lo sai che non si festeggia mai in anticipo, che poi porta male! Si tratta di rimandare di qualche giorno … mica avrai già preparato qualcosa?” “Ma no!”, la rassicurò Iolanda mentendo spudoratamente “Va beh non ti preoccupare, rimandiamo a domenica!”. Dopo un lungo momento di rabbia e delusione, Iolanda decise che, poiché la torta non poteva resistere per sei giorni in frigo, l’avrebbe regalata alla vicina di casa, una donna ancora molto giovane che da poche settimane aveva occupato l’appartamento affianco al suo. Per la verità, la nuova arrivata in giro si vedeva ben poco: spesso usciva a prima mattina e rientrava la sera tardi (o non rientrava affatto) ma quel giorno, per qualche motivo, doveva trovarsi a casa perché fino a poco prima, attraverso i muri notoriamente sottili, provenivano strani rumori, cigolii, risate e gridolini soffocati. Iolanda si fece coraggio, uscì sul pianerottolo e suonò al campanello della porta accanto, sicura che quel gesto di generosità avrebbe potuto gettare le basi di una nuova amicizia, anche se la vicina era senz’altro molto più giovane di lei. Dopo circa trenta secondi, sentì chiedere attraverso la porta blindata: “Chi è?” “Sono Iolanda, signorina Claudia, può aprirmi un attimo?” Claudia aprì con circospezione e si affacciò sul pianerottolo a piedi scalzi, fasciata solo da un grosso telo spugna che le avvolgeva il corpo dalle ascelle alle ginocchia ” Buongiorno, senta poiché oggi è il compleanno di mia figlia ma non può proprio venire a trovarmi, avevo pensato di regalarle questa torta che avevo preparato …” Grazie, la ringrazio tantissimo, non doveva disturbarsi … purtroppo non posso nemmeno farla accomodare, la devo lasciare subito, come vede mi stavo preparando per uscire, ancora grazie” e chiuse subito la porta lasciando Iolanda da sola sul pianerottolo, un po’ delusa per questo primo approccio verso la nuova potenziale amica che non sembrava essere riuscito nel migliore dei modi. Claudia, nel frattempo, appoggiò la torta sul comò della camera da letto, si tolse il telo che la fasciava e si rituffò in mezzo alle lenzuola tra le braccia del suo nuovo compagno … “Era la vicina di casa che mi ha regalato questa torta; io di certo non posso mangiarla: farei il pieno di zuccheri e carboidrati e, con tutti i sacrifici che faccio per restare in forma, non mi sembra proprio il caso! Che dici ne vuoi almeno una metà?” “Ma sei impazzita?” le rispose il giovanotto a letto con lei “Tra poco vado ad allenarmi in palestra, la torta dove la metto? Con il caldo che sta facendo in questi giorni la ritroverei allo stato liquido .. e poi, anche se potessi metterla da qualche parte al fresco, quando torno a casa, che scusa invento con mia moglie?” “ Va beh, ho capito, ho pensato già alla soluzione” rispose Claudia “ Vado a regalarla alla signora Ada del terzo piano: la portiera ieri mi ha raccontato che Iolanda e Ada l’altro giorno hanno litigato in modo furibondo perché il cane di una delle due ha fatto la pipì sulla porta dell’altra e sicuramente tra di loro non si parleranno per un bel po’ di tempo. In questo modo la storia della torta non verrà mai fuori, così allontaniamo le tentazioni della gola e la nostra linea è salva!”
Un’ora dopo Claudia, dopo aver indossato la sua divisa da hostess di volo, si presentò alla porta della signora Ada, raccontandole che aveva avuto quella torta in regalo ma che non poteva tenerla perché stava partendo per un lungo viaggio che l’avrebbe tenuta lontana da Roma per oltre una settimana. Ada fu contentissima per quell’inaspettato regalo, ringraziò calorosamente la giovane vicina e si avviò a passo spedito verso la cucina, seguita da Toby un bastardino scodinzolante che sperava di poter partecipare alla spartizione della splendida torta che ancora diffondeva il suo gradevole profumo nell’aria. Ada però, dopo meno di un minuto, si ricordò della visita che aveva fatto proprio il giorno prima con l’allergologo, il quale aveva finalmente individuato, dopo anni di analisi ed esami, la fonte dei disturbi della donna, diagnosticandole una serie di intolleranze alimentari. Lo specialista, oltre a prescriverle una serie di farmaci, le aveva assolutamente vietato di venire anche solo in contatto con una serie di sostanze e di alimenti e le aveva intimato di evitare piatti già pronti di cui non conoscesse esattamente gli ingredienti! Ada, in un primo momento, pensò che avrebbe potuto propinare il dolce al marito (molto goloso ma anche decisamente in sovrappeso) ai figli o ai nipotini ma subito dopo l’immagine di quelle bocche fameliche, spalancate e masticanti, noncuranti della sua forzata rinuncia al primo piacere della vita, la fece imbestialire. Ada allora decise che, visto che in quel momento era sola a casa, avrebbe potuto chiamare sua cognata, che peraltro abitava proprio di fronte casa sua, e le avrebbe appioppato quel magnifico regalo, raccomandandole però di tenere la bocca chiusa con tutti …
Iolanda intanto era affondata nel divano del soggiorno e, forse per la stanchezza dei lavori domestici, si era profondamente addormentata, lasciando che in tv scorressero le immagini della sua soap opera preferita. Improvvisamente squillò il citofono e la donna, risvegliatasi in modo molto traumatico, impiegò qualche istante per comprendere perché stesse dormendo lì e per mettere in fila gli eventi della giornata; poi si chiese che ore fossero e capì che era arrivato Francesco, un ragazzino di quinta elementare, nipote di una sua amica, a cui dava ripetizioni quasi tutti i pomeriggi. Quando il bambino entrò in casa, oltre al solito zaino a tracolla, aveva in mano uno strano e ingombrante cartoccio che a Iolanda sembrò immediatamente familiare. “Buongiorno signora, questo glielo manda la mamma per ringraziarla” “Va bene, tesoro” rispose Iolanda “ Dici pure alla mamma che non era necessario e che la ringrazio anch’io”. Poi indirizzò il bambino verso lo studio, pregandolo di attendere solo un attimo, e lei si diresse verso la cucina mentre il sospetto, come un tarlo rovinoso, già le divorava il cervello. Una volta aperto il pacco sul tavolo, il sospetto si tramutò in certezza: si trattava della sua torta che, dopo aver compiuto chissà quanti e quali giri dentro Roma, si ritrovava di nuovo sulla sua tavola.
Il suo primo istinto sarebbe stato quello di rimandare a casa il suo scolaro, imbandire la tavola per un solo commensale e mangiarsi tutto da sola quel dolce di cui era stata tanto orgogliosa; poi pensò che quel gesto di ribellione verso il destino e la stupidità dei suoi simili le sarebbe costato molto caro anche perché la glicemia alta, se trascurata, può combinarti davvero brutti scherzi. Iolanda allora richiuse il cartoccio intorno al suo contenuto, aprì il secchio della spazzatura e mentre ci buttava dentro la torta disse a se stessa, ma ad alta voce: “Auguri Caterina, buon compleanno”.






