

Un’oasi di verde sospesa tra il cielo e la città eterna, da cui si gode un panorama unico. Milioni di anni fa qui c’era il “mare” che dà il nome al monte, testimoniato dalla presenza di conchiglie fossili
Il Parco di Monte Mario si estende nella zona nord-occidentale di Roma, e prende nome dal più alto (139 metri) dei colli della Farnesina, che domina la valle del Tevere. Si tratta del rilievo più alto di Roma, ben oltre l’altezza dei sette colli storici di Roma, tutti mediamente intorno ai 50 metri s.l.m., mentre il Gianicolo, non inserito nei sette colli indicati da Cicerone e Plutarco, arriva ad 88 metri. L'altura del monte che ospita l’Osservatorio astronomico è attraversata dal Parco Lineare più lungo di Roma (circa 4 km corredati di percorso ciclopedonale), che congiunge la stazione di Roma Monte Mario con il Parco di Monte Ciocci, sito a breve distanza dalla Città del Vaticano.
Dal punto di vista geologico la zona è costituita da sabbie e ghiaie, da cui provengono numerosi reperti fossili. Abitato fin dalla preistoria, è verosimile la presenza dell’uomo su queste alture e qualche studioso vi abbina la matrice etrusca del nome mario, che significa “uomo, persona”. In epoca romana Monte Mario era occupato da numerose ville residenziali. Utilizzato nel medioevo per impiantarvi vigne ed orti, a partire dal Rinascimento il colle, per la sua posizione dominante sulla città, viene scelto dalle famiglie nobili come luogo di residenza.
L'origine del toponimo non è chiara. Nell'antichità l'altura, o una parte di essa, appare indicata come clivus Cinnae su un'iscrizione (CIL, VI 10247) relativa ad un monumento sepolcrale posto tra il secondo ed il terzo miglio della via Trionfale. Il toponimo sembra derivare dal nome del console dell'87 a.C. Lucio Cornelio Cinna, che si era accampato con il suo esercito sulle alture intorno a Roma, evidentemente sulla cima di Monte Mario, per mettere in scacco la città durante gli scontri tra le fazioni guidate da Mario e da Silla. Essendo Cinna uno stretto alleato di Mario, non può escludersi che il toponimo Monte Mario risalga proprio a tali eventi. In un passo di Cicerone si fa riferimento al Tevere che da Ponte Milvio lambisce i montes Vaticani, espressione plurale con la quale sono apparentemente indicati sia il colle oggi chiamato Vaticano che la collina di Monte Mario. "Clivo di Cinna" è oggi il nome di una via nella zona Balduina che a sua volta sorge su Monte Mario.
Nel Medioevo, almeno a partire dal pontificato di Pasquale II nell'XI secolo, l'altura era comunemente chiamata Monte Malo o Montemalo, forse a seguito dell'uccisione nel 998 di Crescenzio Nomentano, aristocratico romano a capo di una rivolta popolare contro le ingerenze straniere nel papato da parte dell'imperatore Ottone III e della successiva esibizione del cadavere appeso ad una forca sulla sommità della collina. A Montemalo, per bocca di Cacciaguida, fa riferimento anche Dante Alighieri nel canto XV del Paradiso (vv. 109-111), allorché paragona la vista dalla collina a quella del colle Uccellatoio nei pressi di Firenze. Toponimo alternativo utilizzato dai pellegrini medievali che si recavano a Roma seguendo il percorso della via Francigena è quello di Mons Gaudii (monte della gioia, monte del gaudio), con riferimento all'entusiasmo per la vista dall'alto della città al termine del viaggio. Il toponimo Monte Mario è attestato sulle opere a stampa a partire dalla prima metà del XVI secolo. Tuttavia il Nibby ricorda il riferimento topografico "in Monte Marii" presente nella cronaca manoscritta denominata Diarium Romanum del 1409. Non è tuttavia certo che la forma Monte Mario si sia diffusa per corruzione del toponimo medievale, non potendosi escludere che essa abbia convissuto con la forma Malo già durante il Medioevo. In ogni caso, sulla base di tali testimonianze, l'ipotesi diffusa su guide, siti web e pubblicazioni non specialistiche che il nome del rilievo derivi dalla presenza della villa appartenuta a Mario Mellini, umanista del XV secolo, poi restaurata come sede dell'osservatorio astronomico di Roma e dal 1935 sede anche del Museo Astronomico e Copernicano, appare destituita di ogni fondamento.
La proposta di far derivare il toponimo moderno dall'attestato mons Aureus è anch'essa da rigettare perché è noto che tale toponimo era comunemente usato in epoca medievale per designare il Gianicolo, sulla base della particolare colorazione giallastra del terreno. Proprio per analogia con il toponimo medievale del Gianicolo è stato proposto che il toponimo Monte Mario possa derivare non dal gentilizio latino Marius ma dal termine latino mare, con riferimento alle conchiglie fossili che si rinvengono, ancora oggi, in alcuni punti dell'altura.
Proprio la presenza di fossili del pliocene (era Cenozoica, compresa tra circa 5,33 e 2,58 milioni di anni fa), testimonianza del mare in epoche remote, costituisce la peculiarità della zona e l’attrattiva per studiosi o semplici visitatori, compreso Leonardo da Vinci. L’interesse del geniale studioso toscano, durante il suo soggiorno romano, tra il 1513 e il 1516, per i “ nicchi” (conchiglie) è documentato e si inserisce nel suo più ampio studio dell'ingegneria naturale e delle sue teorie geologiche sull'innalzamento dei fondali marini.
Oltre a Leonardo, da sempre letterati e artisti sono stati attratti dall’area collinare di monte Mario. Citiamo William Wordsworth: il celebre poeta inglese dedicò al colle il sonetto "The Pine of Monte Mario at Rome" (1837), celebrando un pino secolare che svettava sulla cresta. Invece Ottorino Respighi nei pini della sua celebre composizione non annovera quelli che abbelliscono il monte che domina la città eterna. Il pittore Ettore Roesler Franz immortalò i paesaggi di Monte Mario nei suoi acquerelli, documentando la zona prima dell'urbanizzazione moderna. Lo scrittore e diplomatico francese François-René de Chateaubriand citò la bellezza della vista dal colle nei suoi scritti di viaggio. Tazio Nuvolari, i leggendario pilota automobilistico, corse sul "Circuito di Monte Mario" il 24 febbraio 1925 alla guida della sua Bianchi 350. Sir George Howland Beaumont, mecenate e pittore, nel 1822, pagò i proprietari del terreno per evitare l'abbattimento del famoso pino celebrato poi da Wordsworth






