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Home Arte cultura e tempo libero Impara l'arte...: il Caffè Greco dipinto da Renato Guttuso

Impara l'arte...: il Caffè Greco dipinto da Renato Guttuso

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La celebrazione pittorica dello storico ritrovo romano di artisti ed intellettuali  è datata 1976 e può essere ricondotta al realismo sociale  con accentuato legame alla corrente espressionista

Del celebre dipinto esistono due versioni , un’ opera acrilica su cartone (186×243 cm) che si trova a Madrid (Collezione Thyssen Bornemisza) ed un olio su tela più grande (282×320 cm) che è esposto al  Museo Ludwig di Colonia . Esistono anche studi preparatori, disegni ed acqueforti a colori. L’opera raffigura  l’interno affollato del  Caffè Greco, con un’atmosfera carica e dinamica, quasi effervescente. Guttuso mescola la descrizione realistica degli avventori, ritratti per lo più come  intellettuali ed artisti, con una vaga impostazione metafisica che ricorda De Chirico., molto ammirato dal pittore di Bagheria. Guttuso stesso  frequentava il Caffè Greco, e quest’opera è la sua personale  rappresentazione di un luogo che lo affascinava, al pari dei luoghi più iconici della città eterna.

Guttuso, in un circostanziato articolo, L’arte si è seduta al caffè apparso su “Tempo”, n. 39 del 3 ottobre 1976, narra la genesi di questo grande dipinto. Mentre era seduto all’interno della stessa sala dove era presente il maestro, la prima idea che gli venne fu: “C’era de Chirico da un lato seduto”. La tela fu dipinta tra agosto e settembre: “In questo quadro –racconta l’artista- c’è un elemento catalizzatore, Giorgio de Chirico, anche se il fascino del luogo nasce anche dalla gente che c’è passata, da Buffalo Bill a Gabriele D’Annunzio […] Nei disegni preparatori di Caffè Greco - afferma ancora Guttuso - c’è molto più de Chirico che non nel quadro, anche se nel quadro ci sono molti elementi dechirichiani, penso a Il sogno del poeta, a Ritratto premonitore di Guillaume Apollinaire; nel dipinto di de Chirico  c’è un manichino e dietro un quadro su un cavalletto con un paesaggio a terre d’ombra e grandi alberi, io ho sostituito i paesaggi romani  del Caffè Greco con questo paesaggio di de Chirico” .

Nel corso di questa dettagliata descrizione del grande quadro, Guttuso ci informa anche degli altri personaggi che affollano la sala. La signora seduta alla sinistra di de Chirico –come si è visto- era la marchesa Sant’Angelo; Guttuso a dire la verità non la nomina, ricorda invece che da una “foto di Gide“ riprese la testa cerea posta al centro della scena dello scrittore francese “con la mano che tiene la sigaretta”. Da un’altra foto di Marcel Duchamp a torso nudo, dice poi di aver ripreso “la mano che regge il sigaro della figura che è il senatore D’Angelosante. Ho cercato di evitare di fare il consueto quadro del tipico «amici nello studio».  Volevo però dare, sia pure con un solo segno, il senso della storia che è passata nel caffè; mentre i personaggi sono quelli di oggi, ragazze svedesi, il giapponese con la macchina fotografica, coppie ambigue di lesbiche, io ho cercato dimettere un solo aggancio con la storia, appunto il colonnello William Cody detto Buffalo Bill, che frequentava il caffè quando era a Roma con il circo equestre” . Detto questo, però, Guttuso tenne a riaffermare che: “La dominante de Chirico è comunque evidente, è lui l’ultimo superstite dei grandi uomini che la pittura ha dato a questo secolo”.

Ritornando alla descrizione del quadro, il pittore siciliano descrive le differenze fra bozzetto e quadro, e il diverso ordine che alcune figure assumono nella tela definitiva. Sulla prospettiva del dipinto chiarisce che ci sono due punti di vista “dal basso o dall’alto, ed anche le architetture non sono impostate in maniera realistica. Volevo che a una certa distanza, questo quadro di tre metri di base mi desse la sensazione di guardare la scena dipinta”.

Guttuso poi ricorda altri elementi che figurano nella composizione: “Così in un angolo della saletta c’è una mensola che regge una scultura, e lì ho messo una testa di Picasso, si tratta della Tête de Fernande, ovvero Fernande Olivier, prima compagna di Picasso, a Parigi al tempo del Bateau Lavoir, tra il 1904 e il 1912, una scultura prima del tempo delle Demoiselles d’Avignon , ossia  prima della famosa opera cubista del 1907, mentre dall’altro lato ho messo una scultura ellenistica che dà l’altro polo del gusto ottocentesco per il mondo classico”.

Le due versioni del “Caffè Greco” di Guttuso, (entrambe all’estero) così significative per il mondo culturale romano, rappresentano lo storico e più antico caffè della Capitale, ricco al suo interno di opere d’arte e frequentato da illustri personaggi sin dalla sua apertura nel 1760, da Casanova a Leopardi a Massimo D’Azeglio, da Byron a Keats, a Shelley; da Goethe a Stendhal, a Gogol, da Wagner a Rossini e artisti del Novecento da D’Annunzio a Apollinaire, a Moravia, a Pasolini, solo per citare i più noti, oltre ovviamente a Giorgio de Chirico che ne fu quotidiano frequentatore.

Biografia di Renato Guttuso

L’artista nasce il 26 Dicembre 1911 a Bagheria. Il padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per diletto e la madre Giuseppina d’Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo il 2 Gennaio 1912, in seguito a un contrasto con la città a causa delle loro idee liberali. La città natale è molto importante nella formazione del pittore, perché lì, giovanissimo, entrò in contatto con il mondo della pittura, come racconta lui stesso: “tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni…”. Ma Bagheria è importante anche perché continuerà a fornirgli per tutta la vita uno straordinario repertorio di immagini e colori.

1924 – 30

Già dal 1924, appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri quadri. Sono piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani dell’ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove usa le venature del legno per raccontare le onde del mare. I suoi modelli sono comunque più vari, i francesi come nel caso dell’Angelus di Millet (1926), realizzata su una tavolozza che mantiene ancora la forma originale, e i pittori contemporanei di cui poteva procurarsi le illustrazioni., come Carrà nel Pino marittimo (1929). In questi anni dipinge anche dei ritratti come quello di Graziella e il Ritratto del padre, il Cavalier Gioacchino Guttuso Fasulo (1930). Negli anni seguenti comincia a frequentare l’atelier del pittore futurista Pippo Rizzo e l’ambiente artistico palermitano. Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva.

1931 – 33

Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d’Arte Italiana a Roma e ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi artisti italiani che lo impressionano profondamente. Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese. Per vivere a Roma esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia e alla Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di legarsi ad artisti come Mario Mafai, FrancescoTrombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte in favore di una pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933, causa l’intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con il giornale l’Ora di Palermo.

1934 – 36

Espone per la seconda volta a Milano, alla galleria del Milione con il “Gruppo dei 4” che aveva fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con il primitivismo di “Novecento”, allora dominante. La mostra viene recensita da Carrà, in quel momento il pittore più autorevole che ci fosse in Italia. A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione di stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù, Fontana con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi, Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno fondamentali per l’esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo milanese è contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle poesie scritte in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime condizioni economiche che lo opprimono nel capoluogo lombardo.

1937 – 39

Sono anni tra i più importanti della sua vita. Si trasferisce definitivamente a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza Melozzo da Forlì, saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche e diverranno uno dei centri intellettuali più vivaci ed interessanti della vita culturale della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà nel 1940. La sua prima personale a Roma viene presentata dallo scrittore Nino Savarese.

Sono gli anni delle straordinarie nature morte, della Fucilazione in campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall’Etna, che riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più importante premio di pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita.  Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino Maccari che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo con impegno e vigore l’attività di critico che durerà tutta la vita.

1940 – 44

Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi, nature morte e realizza la Crocefissione (1940-41), la sua opera più famosa ed uno dei quadri più significativi del Novecento. Lui stesso chiarisce il significato dell’opera: “questo è un tempo di guerra. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come scena d’oggi. … come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee”. Il quadro, presentato al premio Bergamo nell’autunno del 1942, dove riceverà il secondo premio, suscita un grande scandalo e il Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l’opera. Nel 1940 al Teatro delle Arti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per l’Histoire du Soldat. Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri delle tipografie clandestine intitolati Gott mitt Uns.

 

1945 – 50

A Parigi con Pablo Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita. In Italia assieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori, il gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l’obbiettivo di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo erano poco conosciute in Italia. Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana: picconieri della pietra dell’Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di contadini per l’occupazione delle terre incolte. Nel ’47 trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stessso anno a Venezia con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima assoluta per l’Italia, prosegue la collaborazione con l’opera e con il coreografo Aurele Millos.

1950 – 56

Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra. A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per “Madre Coraggio e i suoi figli” di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l’Italia. E’ sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel ’52 con la Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, nel ’54 con Boogie Woogie, nel ’56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattiti. Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà testimone delle loro nozze.

1957 – 65

Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti di teoria e critica d’arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra. Lavora all’illustrazione della Divina Commedia che sarà pubblicata nel ’61 da Mondadori. Elio Vittorini scrive un’importante monografia sul pittore mentre l’amico Pasolini scriverà un’introduzione per un suo libro di disegni. A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un’importante mostra. Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un’importante retrospettiva nel ’61. Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un’antologica di grande successo che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi mentre nel ’63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e costumi per il Macbeth di Verdi. Nel ’65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell’Edicola che lo porterà a realizzare la sua unica grande scultura.

1965 – 71

Si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare fino alla morte. Nel ’66 realizza il grande ciclo dell’Autobiografia, una serie di dipinti che costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari musei europei. A questo ciclo Werner Haftmann dedicherà un’importante monografia. Tra i quadri più belli e significativi Gioacchino Guttuso Agrimensore (1966), omaggio al padre ritratto nell’erba dietro il teodolite. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico. Nel ’71 riceve dall’Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d’Art Moderne de la Ville di Parigi.

1972 – 80

Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra all’Accademia delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva percorre l’Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.  Dipinge il grande quadro la Vucciria (1974) che affida all’università di Palermo e nel ’76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia.) Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l’Eneide di Virgilio nel 1980. Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca. Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere, sue e di altri artisti, che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria civica.

1981- 87

Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul ciclo delle Allegorie, della Malinconia e della Visita della sera. Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante mostra antologica nell’82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e Vittorio Rubiu. Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in Egitto. Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi del catalogo generale dei suoi dipinti. Nel 1985 intraprende un’opera monumentale, affrescando l’intera volta ( più di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce. Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina nel quadro “Nella stanza le donne vanno e vengono…”, ultimo grande sforzo del pittore che resterà incompiuto.

Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più importanti, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Altre opere e una ricca raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell’artista, e nel giardino della Villa conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo amico Giacomo Manzù, dove egli riposa. Subito dopo la morte viene organizzata dal Museo Guttuso di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con il contributo dei più importanti critici italiani, la mostra “Dagli esordi al Gott mitt Uns”.

Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso fonda gli Archivi Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del Grillo, e integra la collezione del museo di Bagheria. Gli Archivi organizzano numerose mostre, tra queste due antologiche del pittore, una in Germania nel ’91 e l’altra nel ’96 a Londra e Ferrara; il completamento, in collaborazione con Enrico Crispolti, del Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e nel decennale della morte, una grande mostra, incentrata sulla collaborazione tra Guttuso e il teatro musicale, al teatro Massimo di Palermo. Infine curano, per la Rizzoli nel 1999, una completa, monografia dedicata all’Artista.

 

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