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Home Arte cultura e tempo libero La danza contemporanea al Teatro Olimpico: digressioni in pieno solstizio d’estate

La danza contemporanea al Teatro Olimpico: digressioni in pieno solstizio d’estate

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Nella panoramica dell’evento”Abitare l’incanto” della storica associazione Insieme per Fare, un focus sui lavori di “contemporaneo avanzato e sperimentale” curati da Simona La Causa.

 

 

“Semel in anno licet saltare”. Parafrasando il motto latino che consentiva di “pazziare” una volta all’anno, diciamo che è lecito non solo danzare ma fare un salto, nel senso più alto del termine, cioè di alzare l’asticella e prendere il volo. Dopo tanti saggi di danza contemporanea, unanimemente apprezzati nel corso degli anni, sembra giunto il momento di fare il punto su tali rappresentazioni, anche in considerazione di una crescita partecipativa e qualitativa delle giovani ballerine in scena e soprattutto alla luce della ricca ed inesaurita vena creativa dei coreografi di riferimento. Le recenti performance viste al teatro olimpico di Roma inducono a pensare che esista una evoluzione in atto nelle nuove generazioni della danza contemporanea che ben si amalgamano con coreografie che, pur all’insegna della modernità, sembrano sublimarsi nelle ritmiche africane, nell’esotismo spirituale e nelle musiche che pescano nelle sacre tradizioni popolari delle nostre terre.

Il mondo dei saggi non perde certo credibilità, anzi, ma può apparire in prospettiva un po’ stretto e la vivida commozione delle nonne per le esibizioni di nipoti comunque brave ed impegnate, sembra destinata a dare spazio a qualcosa di più importante, non più ancorata o limitata alle mere presenze affettive di amici e parenti.

Quali gli ingredienti per un sano spettacolo di danza, quello in cui l’impegno professionale, anche delle giovani leve, diventa arte organizzata, pronta per un pubblico open, senza confini e senza classificazione omogenea, disponibile ad apprezzare, ad emozionarsi e magari ad entusiasmarsi di fronte alla genialità che da sempre alberga nelle creazioni coreografiche? Innanzitutto non si può prescindere da una location meritevole, ossia un teatro omnibus, capiente ed accogliente, dotato di una acustica di alto profilo. Indefettibile poi è la vena dei coreografi, una linfa che abbraccia il disegno, l’architettura, la fisiognomica e tanto altro, una miscela autorigenerante per conferire gestualità, movimento ed armonia rubati al “mondo delle idee” di platonica matrice. Ovviamente, come il comandante ha bisogno di truppe valide, la regìa del ballo necessita di attori capaci di dare corpo al progetto, anche al singolo passo di scena; a loro si richiede impegno, passione, dedizione, e sacrificio; la bravura, se non è immediata, evidente e genetica… arriverà… e sarà un premio individuale ma anche un dono per quanti gravitano intorno alla esperienza di chi fa e vive la danza.

Lo spettatore intelligente potrà beneficiare delle interpretazioni tersicoree di nuova generazione e sarà in grado di apprezzare, di meravigliarsi, di commuoversi e perfino di entusiasmarsi di fronte ai loro passi, alla armonia in scena ed agli sguardi condivisi. A questi ingredienti, indicati e misurati come fossero componenti indispensabili per confezionare un buon dolce, va aggiunto il corredo, ampio e non sempre definibile a priori, che comprende tutto il resto, come le scelte musicali, gli abiti di scena, i significati  più reconditi ed i ruoli giusti per le persone giuste. The last but not the least c’è il bene più prezioso, quello che rende vincenti staff e team in ogni attività umana di gruppo, ossia l’armonia, che è umana, artistica e professionale e che ha come collante a presa rapida la stima, l’affetto, il rispetto, magari solo applicando la tecnica del “prendere il meglio di ogni persona che ti sta vicina”.

A far girare le gambe non serve olio ma sudore, non solo quello che trasuda dai pori della pelle ma quello che sgorga dalla testa e dall’anima, quello che risulta l’estrema risorsa quando la tanta stanchezza ed il poco tempo disposizione sembrano schiacciarti impietosamente.

Perché questa premessa lunga, forse prolissa, a margine di un evento che comunque riempie ogni anno ogni poltrona del teatro Olimpico lasciando soddisfatto e sostanzialmente felice  un pubblico di “amici e parenti” ben disposti?

Forse a far scattare questo giro di pensieri è il sentore di una svolta possibile, la percezione che potrebbe esserci un altro step, una pagina nuova e più virtuosa per questa dinamica artistica che forse può integrare e sviluppare in un contesto più ampio il glorioso “saggio di fine anno”, diventando uno spettacolo vero e proprio in grado di attirare tutti gli amanti della danza contemporanea e non solo.

Confrontiamo ingredienti e prospettive. Il teatro Olimpico, vetrina di grandi artisti anche di caratura internazionale, rappresenta una location ideale e  consolidata.

Simona la Causa ha l’esperienza e la brillantezza creativa per realizzare un concept artistico di nuova generazione. La sua matrice isolana non può che fornire suggestioni diacroniche ulteriori che possono essere proposte con peculiare vitalità ad un pubblico che cerca passi leggeri e puliti, ma    anche riscontri magici e fiabeschi, lontani dalla barbarie intellettuale e dalla sopravvivenza artistica quotidiana, movimenti capaci di condurci nel “mondo delle idee” della danza contemporanea.

Le nuove leve sembrano avere vigore, entusiasmo, sensibilità, vogliono fare gruppo e si muovono piuttosto bene, come hanno dimostrato in questo solstizio d’estate  nelle “Frequenze del gesto” con arrangiamenti “Sospesi” di P. Sophuane.

Le loro movenze, vestite in morbidi calzoni marroni, ci hanno condotto in uno scenario leggero, ovattato, addolcito da sincronismi senza forzature.

Lo stesso gruppo si è ripetuto, con la medesima risposta di applausi e consensi, questa volta con intrecci sofisticati e passi puliti in altre due performance ritmate dalle musiche “Surf Rider” e “Notte” di autori vari. Il contesto via via si appalesa meticolosamente più ordinato, più vigoroso ed il risultato premia la tenacia e l’impegno profusi nelle estenuanti serate di prove e rifiniture.

Più di un pezzo, grazie alla vigoria osmotica messa in campo, ha sollecitato vere emozioni nella sala gremita, forse già convinta di assistere non ad un saggio amatoriale ma ad uno spettacolo programmato artatamente per attrarre, stupire, coinvolgere emotivamente.

Prendendo spunto da quanto visto nelle esibizioni di contemporaneo avanzato e sperimentale, gli ingredienti per passare dal saggio allo spettacolo sembrano esserci tutti, senza rinunciare necessariamente al primo; ovviamente occorre una seria progettazione organizzata, una produzione che dia sostegno alle idee ed al progetto, senza rinnegare o rinunciare a quanto fatto di bello in questi anni vissuti all’insegna dell’ “Insieme per fare”, formula che può portare a risultati davvero inimmaginabili, ma che farebbe bene a tutti immaginare. (A.A. Bordi)

 

 

Per la cronaca l‘immagine che vede affiancate e trepidanti due ballerine di contemporaneo avanzato  prima di entrare in scena, è stata annoverata dalla redazione del nostro sito come “la foto di danza più iconica dell’anno” che noi avremmo intitolato: “l’attesa, insieme, il cuore batte forte, siamo pronte”.

 

 

La foto di danza più iconica dell'anno " L'attesa, insieme, il cuore batte forte, siamo pronte"

 

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