
Riportiamo, a più riprese, i tratti salienti del giallo del criminologo romano, ambientato nell’antico Egitto, di prossima pubblicazione
La Biblioteca di Alessandria d’Egitto conservava la più ampia collezione di libri antichi a livello mondiale, considerata a tutti gli effetti uno dei principali poli culturali di stampo ellenistico. L’immenso sapere contenuto al suo interno andò distrutto più volte nel corso degli anni tra il 48 a.C. e il 642 d.C., mentre in suo ricordo è stata istituita nel 2002 la Bibliotheca Alexandrina. La Biblioteca di Alessandria è uno dei grandi miti dell’antichità. “Mito” non perchè non sia esistita, ma perchè i racconti su di essa e sulla sua fine sono intrisi di elementi leggendari.
Il più grande contenitore di libri dell’antichità? Probabile (ma conteneva papiri). Un edificio enorme? No, è verosimile fossero almeno due sedi diverse. Distrutta da un incendio? Certo, ma chi, tra gli arabi, i cristiani o Giulio Cesare ne fu il responsabile?
Al di là dei dati, molto confusi, quello che a noi resta è l’immagine di una vera e propria meraviglia dei tempi ellenistici, di cui ad Alessandria d’Egitto non resta nulla: la sua stessa localizzazione è dibattuta. Nel 1974, milletrecento anni dopo la sua definitiva distruzione ad opera degli invasori arabi, nell’Egitto del generale Sadat si decise di procedere alla ricostruzione nella città di un’emula dell’originale. Il successore Mubarak ne fu uno sponsor entusiasta: l’opera pubblica doveva accreditare il governo militare come attento alla eredità egizia ed alla cultura. Inaugurata nel 2002, la Bibliotheca Alexandrina (questo il suo nome, per evitare confusione con quella antica) riattualizza lo spirito dell’originale, divenendo un monumento eccellente e molto più di una semplice biblioteca. Attualmente contiene un milione e mezzo di libri (ma ha la capacità potenziale di contenerne otto) ed al suo interno sono presenti anche sei biblioteche specialistiche, quattro musei, un planetario, quattro gallerie d’arte e un laboratorio per il restauro di manoscritti. Un vero tempio del sapere, dove si ritrovano soprattutto gli studenti delle vicine università, che vi accedono gratuitamente. Tramite il pagamento di una piccola somma anche la restante popolazione può usufruire della biblioteca e delle sue strutture.
La sua forma è pressappoco quella di un disco: la scelta di questo impianto vuole essere una raffigurazione dello scorrere del tempo e del flusso costante della conoscenza. L’architettura può vantare dettagli tecnologici molto originali: delle “palpebre” permettono l’ingresso della luce solare direttamente nella sala di lettura ma filtrano anche i raggi in modo che chi si trova dentro non sia abbagliato, mentre una sorta di “ciglia” frenano gli effetti della pioggia, della sabbia e della polvere.
Il tema del fiore di loto adorna il soffitto: è un simbolo ricorrente in tutta la storia della cultura egiziana e nell’egittologia è associato con il sole, la creazione e quindi la rinascita. Il suo valore simbolico in questo luogo è quindi chiarissimo, esplicitando il valore della ricostruzione della biblioteca come rinascita di un grande luogo di idee, conoscenze ed eccellenza.
Lungo le sponde del Nilo gli antichi Egizi hanno costruito le loro città e i loro villaggi: qui si è sviluppata la civiltà egizia circa 5000 anni fa alcune popolazioni si sono fermate a vivere lungo il fiume Nilo. L’acqua era abbondante e i terreni erano fertili. Per questo motivo hanno iniziato a coltivare la terra. Così sono sorti i primi villaggi, che sono cresciuti e sono diventati città. Spesso le città erano in lotta tra loro perché volevano avere il potere e regolare le acque del fiume. Secondo gli storici, verso il 3000 a.C., cioè proprio all’inizio dell’Antico Regno, l’Alto e il Basso Egitto si sono uniti in un unico regno. Menfi è diventata la capitale. Successivamente, durante il Medio e Nuovo Regno, la capitale era Tebe. In questo periodo l’Egitto aveva scambi commerciali con i popoli vicini. L’Egitto è rimasto un unico Stato sino al 1070 a.C. anche se alcune popolazioni aveva no cercato di invadere, cioè di occupare, parti del suo territorio. Durante l’Età Tarda iI contadini egizi coltivavano le terre vicine alle rive del fiume Nilo. Questo fiume, infatti, da luglio a ottobre, straripava, cioè usciva dagli argini, inondava completamente i terreni vicini e vi depositava il limo, un fango scuro che rendeva la terra molto fertile. Quando le acque si ritiravano, cioè tornavano nel fiume e in parte erano assorbite dal terreno, i contadi ni potevano seminare e ottenere poi un ricco raccolto. Per sfruttare al meglio le piene del fiume, costruirono canali, dighe e bacini per irrigare i terreni. Gli antichi Egizi allevavano animali utili per il tra sporto, per i lavori agricoli e per l’alimentazione. Il fiume, inoltre, forniva pesce in abbondanza e nelle zone del delta si poteva anche andare a caccia di ani mali acquatici e di uccelli nvece popoli stranieri sono riusciti a conquistare l’Egitto. L’Egitto non era più un Paese indipendente
L’Egitto è una terra molto antica, il mito narra che fu colonizzata dagli Schesoo-Hor, o“servitori di Horus”, popoli che si erano stabiliti in Egitto; e, come afferma G. Maspero, è a questa “razza preistorica” che spetta l’onore di aver costruito l’Egitto, quale noi lo conosciamo, fin dall’inizio del periodo storico. Essi fondarono le principali città dell’Egitto, e vi eressero i santuari più importanti.
A causa della perdita dei documenti arcaici egiziani, poiché, “i materiali e i dati storici che possediamo per lo studio della storia dell’evoluzione religiosa in Egitto non sono completi, e spesso non sono molto intelligibili”, è necessario esaminare gli inni antichi e le iscrizioni che si trovano sulle tombe, per corroborare parzialmente e indirettamente le esposizioni date dalla Dottrina Arcaica.
Nei Testi delle Piramidi, la resurrezione avviene allorché ci si addormenta sul letto rivestiti da una pelle o da una stoffa che la sostituisca. La pelle è stata in seguito sostituita nei riti dalle bende della mummia o dal bianco lenzuolo.
L’iniziazione misterica tende a riprodurre nell’iniziando le vicende di Osiride, il prototipo di coloro che avevano vinto la morte.
Durante i Misteri dell’Iniziazione, il candidato, rappresentante il Dio Solare, doveva scendere nel Sarcofago e rappresentare il raggio vivificatore che entra nella matrice feconda della Natura. Il suo riemergere da questo, la mattina seguente, simbolizzava la resurrezione della Vita dopo il cambiamento chiamato Morte. Nei Grandi Misteri la sua “morte” figurata durava due giorni, finché la terza mattina egli risorgeva, dopo un’ultima notte piena delle prove più crudeli. Mentre il postulante rappresentava il Sole o l’astro che tutto vivifica e che “risorge” ogni mattina solo per dare vita a tutto — il Sarcofago era simbolo del princìpio femminile.
l libro dei Morti è una raccolta di testi funerari di epoche diverse, contenente formule magiche, inni e preghiere che guidavano e proteggevano l’anima (Ka) nel suo viaggio attraverso la regione dei morti.
Secondo la tradizione, la conoscenza di questi testi permetteva all’anima di scacciare i demoni che le ostacolavano il cammino e di superare le prove poste dai quarantadue giudici del tribunale di Osiride dio dell’aldilà.
I primi testi funerari a noi noti furono incisi in geroglifici sulle pareti interne delle piramidi dei re della V e VI dinastia del Regno Antico, e presero il nome di “testi delle piramidi“.
In realtà il vero titolo del papiro, usato dagli antichi Egizi è “Peret em heru“, Libro per uscire al giorno. Cioè la possibilità dello spirito del defunto, mediante il corretto impiego dei riti e delle formule, di uscire durante il giorno dal sepolcro. Una serie di passaggi che servivano, appunto come un passaporto per aldilà. Un concedere al defunto di poter passare tutta una serie di ostacoli per arrivare ai campi di Aaru e poi proseguire il suo viaggio nell’eternità.
Erroneamente da qualcuno il libro dei Morti è indicato come il “Libro sacro” degli antichi Egizi, paragonabile, alla Bibbia o al Corano. Niente di tutto ciò. Pur essendo anch’esso considerato di ispirazione divina come i testi sacri, non è né un rituale religioso, né un rito funebre e, per assurdo, nemmeno un libro. E’ una miscellanea raccolta di formule, un insieme magico di incantesimi, la cui lettura mira al raggiungimento di ben definiti effetti. Infatti il defunto, prima ovviamente della sua dipartita, decideva se avere, per il suo corredo funebre, la versione integrale così lunga oppure i singoli capitoli, e anche in quale disposizione.
Il giusto impiego delle Formule (e “giusto” in egizio non ha nulla a che fare con “morale”) sottrae il defunto al suo karma, impedisce alle proprie colpe di essere considerate come tali. A supporto di tale tesi bisogna ricordare che in Oriente esiste tutto un elenco di delitti che possono essere impunemente compiuti dal brahmano,o ssia da colui che, avendo raggiunto la “conoscenza”, ha superato ogni vincolo terreno.
“Il Libro dei Morti,” noto anche come “Il Libro delle Caverne,” è uno dei testi più importanti e misteriosi della letteratura egizia dell’Antico Regno. Scritto e illustrato su papiro, questo testo ha una storia lunga e complessa che abbraccia oltre mille anni di civiltà egizia. In questo articolo, esploreremo l’importanza, il contenuto e il significato di “Il Libro dei Morti” nella cultura dell’Antico Egitto.Il termine “Il Libro dei Morti” è una traduzione moderna del titolo egizio originale, che può essere reso approssimativamente come “Recitazioni per il Passaggio.” Il testo venne scritto per la prima volta durante il Nuovo Regno dell’Antico Egitto, circa tra il 1550 e il 1070 a.C. Fu inizialmente concepito come una guida per aiutare i defunti nel loro viaggio nell’aldilà. Nel corso dei secoli, il testo subì varie modifiche e adattamenti. “Il Libro dei Morti” è composto da una serie di incantesimi, formule e istruzioni per guidare l’anima del defunto attraverso l’aldilà e garantirne la sopravvivenza. Questi incantesimi erano solitamente scritti su papiro e collocati nella tomba del defunto insieme a oggetti funerari. Il testo affronta una vasta gamma di argomenti, tra cui la protezione dalle creature maligne dell’aldilà, la navigazione attraverso il regno dei morti e le sfide che l’anima doveva superare per raggiungere l’aldilà.
“Il Libro dei Morti” era fondamentale nella fede egizia dell’aldilà. Gli Egizi credevano che, dopo la morte, l’anima del defunto fosse sottoposta a un giudizio divino e quindi guidata nell’aldilà. Il testo serviva come guida per superare gli ostacoli e le prove posti dalla vita nell’aldilà. Questo testo dimostra la profonda spiritualità degli Egizi e la loro preoccupazione per l’eternità dell’anima.
Una delle caratteristiche distintive de “Il Libro dei Morti” è la sua ricca iconografia. Ogni copia del testo è accompagnata da illustrazioni colorate che raffigurano scene e divinità legate al viaggio nell’aldilà. Queste immagini erano essenziali per l’efficacia del testo, poiché si credeva che aiutassero il defunto a comprendere e superare le sfide dell’aldilà. “Il Libro dei Morti” ha influenzato la cultura e la religione egiziane per molti secoli. La sua influenza si è estesa anche oltre i confini dell’Antico Egitto, influenzando altre culture e tradizioni spirituali. Oggi, il testo è un importante oggetto di studio per gli egittologi e gli studiosi della religione e della spiritualità antica.
“Il Libro dei Morti” è un tesoro della letteratura egizia e un documento prezioso che ci offre un’istantanea nella spiritualità e nella cultura dell’Antico Egitto. La sua importanza nel guidare le anime dei defunti nell’aldilà rivela la profonda connessione degli Egizi con il mondo spirituale e la loro convinzione nell’immortalità dell’anima. Questo testo rimane un affascinante e misterioso capitolo nella storia della letteratura e della religione antica.
Quest’opera concettuale rappresenta il “Libro dei Morti” dell’Antico Egitto (Il Libro dei Morti), integrando immagini astratte e simboliche per trasmettere i concetti filosofici e spirituali del testo antico. L’opera fonde elementi della cultura dell’Antico Egitto, come simboli, geroglifici e rappresentazioni dell’aldilà, in modo moderno e interpretativo.
Infine la storia dll’Egitto e del Regno Antico è tra le più affascinanti del mondo,e la sua civiltà è considerata una delle più longeve e ancora oggi,seduce le persone di tutto il mondo.






