

Nel primo atto il protagonista è Patracca, l’intrallazzino; nel secondo la coabitazione forzata mette a confronto le storie dei quattro locatari; nel terzo atto, dopo una notte di malinconica solidarietà maschile, il mattino si apre con la presenza inaspettata di una donna…
La location per tutti gli atti è la stessa, un modesto appartamento con al centro un salotto composto da un divano e due poltroncine intorno ad un basso tavolino.
Sullo sfondo, stranamente affiancati, un bagno ed una cucina, divisi da una tenda di plastica.
Siamo di fronte ad una commedia dei tranelli, del malapropismo, dei rapporti uomo-donna, degli eventi che cambiano i destini, delle coincidenze, insomma una commedia della vita che cambia e che impone di resettare i programmi e le certezze, mettendo in conto di doverci necessariamente adattare ai mutamenti che si scatenano, anche all’improvviso, intorno (e dentro) a ciascuno di noi.
ATTO PRIMO. In rapida sequenza il sig. Patracca, con grande scaltrezza incontra, uno per uno, separatamente, i quattro probabili inquilini, ai quali mostra le “bellezze ed i comfort” del locale. Il maresciallo Daiulo appare particolarmente depresso e non ha neppure la forza dì contrastare la indebita pretesa economica di Patracca, incentrata sul pagamento anticipato e in contanti del “deposito precauzionale”, onere che applicherà a tutti. Patracca esalta il suo interlocutore chiamandolo generale ed augurandoli il premio nobel per la sua attività di scrittore. Dopo avergli consegnato le chiavi gli indica il supermercato di zona, frequentato prevalentemente da pensionati e uomini soli. Anche l’incontro con il secondo ospite ricalca il precedente ma si caratterizza per le ripetute flatulenze del signor Olezzo costretto a convivere con questa strana patologia che lui intende sconfiggere confidando nei progressi della medicina e nella bravura di illustri dottori. Anche a lui arriva l’indicazione del supermercato di zona.
Con l’ ex pornodivo di famiglia contadina, il dialogo è più rozzo e sbrigativo, anche per la grossolana personalità di entrambi gli interlocutori. Patracca è interessato alla vita precedente e goduriosa di Duron , che invece si lamenta della nuova esistenza sena riflettori, senza soldi e senza donne. Anche a lui Patracca dice di aver detto ai vicini che il nuovo inquilino è un suo cugino…
Una certa confidenza si instaura tra l’intrallazzino ed il professor Gallione, che fa bella mostra di se parlando della sua teoria del mosaico sull’universo femminile, che però si sarebbe inceppata di fronte al quadro psicologico di una sua paziente. Questa, cui allude con rabbia, risultava in possesso di due macrotessere del mosaico, quella della libido e quella della marcata capacità manuale, che invece non trova conferma dopo il malaugurato incidente d’auto causato dalla stessa e che ha relegato proprio l’illustre studioso ad una disabilità importante.
ATTO SECONDO. Si potrebbe definire l’incontro ravvicinato di quattro tipi. Il primo a rientrare in scena è il maresciallo che bofonchiando cerca un angolo dove potersi dedicare alla unica via di rinascita, la scrittura. Dopo qualche istante la porta di casa viene aperta dal sig. Olezzo che, tra un peto ed un repeto, chiede spiegazioni all’inaspettato ospite. Mentre i toni tra i due si alzano con vaghe rivendicazioni pseudo giuridiche, entra in casa anche Ben Duron che pensa, in un primo momento, ai due come a due ladri. La disputa cresce di intensità anche dopo l’intervento del professor Gallione che inveisce contro il soggetto che li ha introdotti in quella casa, dove tutti e quattro risulterebbero suoi cugini, come prospettato ai vicini di casa. In mezzo a tanto urlare tutti capiscono di essere stati raggirati ma al tempo stesso decidono in prima battuta di convivere visto che non sanno dove andare.
Seduti nel salottino tutti raccontano tratti importanti della loro vita, soffermandosi puntualmente sull’episodio e la persona che ne ha stravolto i connotati, una moglie, una dottoressa, una partner nel porno ed una paziente di studio.
ATTO TERZO. Nel salotto, oramai adattato a zona di riposo, la notte sta per lasciare il posto alle prime luci dell’alba ed i quattro si scambiano ancora qualche confidenza, esternano qualche speranza in un clima di intimità solidaristica al maschile, ossia un po’ vittimistica. In un via vai tra bagno, cucina e salotto, il primo mattino vede i quattro provare a cercare prospettive per ripartire, ma ognuno maledice a suo modo la moglie troia, la dottoressa incapace, la libidinosa chic e la paziente pericolosa. In mezzo a tale atmosfera altalenante si sente una vibrante scampanellata ed una donna apre con proprie chiavi la porta del monolocale. Grande la sorpresa dei quattro a vedere questa figura attraente i quali, quasi all’unisono, gridano un solo nome : Gaia.
Lei conosce molto bene i suoi ospiti e con la grinta che tutti le riconoscono apre un monologo corposo, potente, colorito, lucido e forse spietato, un fiume di parole con cui racconta la sua storia personale, che riguarda tutti loro e che comunque dà una prima soluzione alla vita di quei quattro derelitti in cerca di rinascita…
LA CASA DEI CUGINI. Canovaccio della commedia in tre atti di Alberto Alfieri Bordi






