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Home Eventi culturali in diretta “Franco Battiato Il lungo viaggio” . Di Alberto Bordi

“Franco Battiato Il lungo viaggio” . Di Alberto Bordi

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A distanza di cinque anni dalla sua scomparsa viene proiettato nelle sale cinematografiche un film sulla vita dell’artista filosofo di Ionia che ai primi di marzo viene trasmesso anche in televisione su RAI Uno.

 

Chi ama profondamente Franco Battiato fa parte di una cerchia culturale che lo ritiene fondamentalmente non replicabile in versione cinematografica,  ma al tempo stesso gradisce ogni iniziativa artistica o celebrativa  che lo ricordi nei tratti essenziali. E’ così che al biopic (biographical picture) “Il lungo viaggio” va dato il merito di un approccio alla sua figura sobrio, rispettoso, sostanzialmente onesto, lontano da iperbole e  fastidiose spettacolarizzazioni. Se l’incipit del film, improntato sulle movenze di una figura che cammina lentamente sull’Etna innevato,  ci introduce nel giusto modo nel magico mondo di Battiato, la prima parte della narrazione si incentra sulla sua prima giovinezza, sul setto nasale rotto in una partita di pallone, sulla sua innata passione per la musica e sull’ambito familiare in chiaroscuro, con una splendida  madre capace di colmare affettivamente l’assenza del padre. Qua e là affiorano i segni della sete di risposte dell’autore di Fisiognomica, della sua vocazione al viaggio, considerato nella sua accezione più ampia e mistica. E poi la prima fase, con Fetus e Pollution, di Battiato musicista, sperimentatore talentuoso del sintetizzatore di nuova generazione, arrivato quasi da emigrante vecchio stile nella nebbia milanese al cospetto di discografici lungimiranti ma attenti prevalentemente alle finalità lucrative. In questa fedele cronaca giovanile c’è qualche accenno alla sua dinamica filosofica, alle sue inquietudini esistenziali, ma forse non arrivano in platea  le emozioni del suo parlare, del suo comporre, della sua ricerca a tutto campo,  quelle che l’artista ci ha saputo trasmettere in ogni fas

e della sua vita, in ogni nota ed in ogni verso delle sue creazioni musicali e non. La seconda parte del biopic è sicuramente meno statica e  contemplativa, coinvolgendo di più lo spettatore grazie alla presenza di personaggi a noi tutti noti (Juri Camisasca, Giusto Pio, Giuni Russo, l’amica Fleur ed altri) e soprattutto  grazie alla dinamica musicale dei geniali messaggi lanciati dai suoi brani più famosi, mirabilmente interpretati dal protagonista Dario Aita, peraltro dotato da una credibile similarità gestuale con l’artista di Milo. Ecco quindi in rapida e avvolgente sequenza le note dei suoi grandi successi, da “l’era del cinghiale bianco  a Cuccurucucu, dalla stagione dell’amore al centro di gravità permanente,  fino a bandiera bianca”, intervallati da commoventi  fotogrammi della sua esibizione di fronte a Papa Giovanni Paolo II, di Alice che vince con una sua canzone (Per Elisa) il festival di Sanremo, delle calde note di Un’estate al mare con la voce di Giuni Russo. Il crescendo emotivo si raggiunge con le note trascendentali di “E ti vengo a cercare”, simbolo della sua profonda vena trascendentale, per poi sublimare nelle parole struggenti de “La cura”, un manifesto per gli abitanti del pianeta che coltivano l’affetto, la vicinanza e la solidarietà con le persone amate.

Al servizio di una navigata regia (Renato De Maria) un parterre di attori di buona levatura, tra i quali spicca Simona Malato nei panni della mamma dell’artista, interpretato con misurata sapienza da Dario Aita, siciliano pure lui. L’amica Fleur è Elena Radonicich, Juri Camisasca  è Ermes Frattini mentre la indimenticabile Giuni Russo è interpretata da Nicole Petrelli;  Giulio Forges Davanzati veste invece i panni del musicista Giusto Pio, per molto tempo affianco al cantautore di “Mondi lontanissimi”. Nel cast anche l'intrigante Joan Thiele, cantante impegnata, qui nelle vesti di una compagna di Battiato.

 

E’ certo che è difficile  parlare in maniera appagante ed esaustiva di Franco Battiato, un filosofo che ha utilizzato la musica per cercare ed intravedere risposte agli interrogativi del nostro vivere, un artista dissacrante che è diventato sacro, un discepolo avido di verità che, contro il suo volere, è diventato maestro. Comunque il patrimonio  di cultura e  di pensiero che ci ha lasciato Battiato appartiene ad ognuno di noi e probabilmente qualunque versione cinematografica, per quanto corretta e ben realizzata, ne scalfisce l’idea che ne conserviamo gelosamente nel nostro intimo.