
Il conferimento alla ricercatrice della Cattolica di Roma, Teresa Mezza, avvenuto il 17 settembre a Vienna in un contesto di alto profilo scientifico
Per la terza volta in settant’anni il premio per i ricercatori sul diabete under 45 torna nel nostro Paese grazie a questa ragazza talentuosa, ricercatrice dell’Università Cattolica di Roma- Fondazione Policlinico Gemelli che, oltre a un premio in denaro, come da regolamento, ha dovuto spiegare al folto pubblico scientifico presente a Vienna tutti passaggi ed i connotati di dettaglio dello studio che le è valso l’ambito riconoscimento.
Il premio, massimo riconoscimento della European Association for the Study of Diabetes (EASD), viene assegnato ogni anno a giovani scienziati sotto i 45 anni che abbiano dato contributi di rilievo all’avanzamento delle conoscenze sul diabete mellito.
La dottoressa Mezza, una figlia di 4 anni ed un’altra in arrivo, da 20 anni a Roma, forte di una preziosa esperienza professionale negli Stati Uniti, a Boston, ha voluto ringraziare il marito, grazie al quale riesce a ricoprire con successo il doppio ruolo di ricercatrice e di mamma, oltre al gruppo di lavoro di cui fa parte ed al professor Andrea Giaccari, con il quale lavora insieme a un team che si occupa specificatamente di endocrinologia dell’intestino e di studio delle malattie metaboliche
La premiata non usa mezze misure per affermare che la battaglia con il diabete si gioca sul predire l’arrivo della malattia perché “il diabete è una malattia che comporta un lento declino della funzione del pancreas fino ad arrivare al segnale dell’iperglicemia. Ma la malattia comincia anche 15 anni prima e allora l’idea è stata di studiare pezzetti di pancreas di pazienti sottoposti a intervento per tumori benigni e contemporaneamente studiare gli stessi pazienti per capire come funziona il pancreas e il loro metabolismo con test molto accurati. E analisi che ci hanno permesso di capire che prima di vedere le cellule che producono insulina ormai morte c’erano una serie di difetti e meccanismi di compenso non evidenziati da ricerche precedenti. E questo apre la strada alla prevenzione della malattia con l’idea di cercare di predire chi è più a rischio di sviluppare la malattia e trovare nuove cure”.
La ricercatrice focalizza da sempre il ruolo della resezione del pancreas nell’esordio della malattia, proprio come il fisiologo russo Minkowsk che dimostrò come la rimozione del pancreas in un animale comportasse il diabete.
Il rischio di ammalarsi , prosegue la Mezza - non è legato alla mancanza di parti di pancreas, o almeno non soltanto. “Nei pazienti con metà pancreas - continua Mezza – vediamo che alcuni sviluppano diabete e altri no. Oggi prediciamo il diabete quando la glicemia comincia ad alzarsi a digiuno ed è di fatto già patologia. Ma con i biomarcatori riusciremo a predire chi ha il pancreas che funziona peggio e svilupperà la malattia. Attraverso un prelievo di sangue saremo in grado di individuare microRNA circolanti che predicono la riduzione della funzione del pancreas. Abbiamo studi in corso non ancora pubblicati ma sono ottimista: il prossimo futuro è nella diagnostica di laboratorio. E se vogliamo davvero prevenire il diabete dobbiamo concentrarci su questo organo”.






