
Un frammento narrativo dell'Italia che cambia. Siamo nel quartiere periferico di una cittadina dell’operosa Lombardia, in un edificio di case popolari...un episodio di ordinaria microcriminalità... poi qualcosa accade...
Che ore sono? Maria guarda il display della radiosveglia sul comodino: le 7:15. Sono più di tre anni che ogni giorno, appena sveglia, chiama il solito numero dell’associazione di volontariato dedita all’ascolto e anche stamattina lo ha già fatto, chiarendo, in modo risoluto ma anche garbato, i problemi di chi vive in un quartiere periferico di una cittadina dell’operosa Lombardia, in un edificio di case popolari dove la sua è l’unica famiglia italiana mentre tutti gli altri appartamenti sono occupati da famiglie di extracomunitari, che lei odia con tutte le sue forze. Oggi è il 24 dicembre e lei, a causa dei suoi turni nella ditta di pulizie dove lavora, non ha potuto ancora terminare tutte le spese per la cena di stasera. Come al solito, andrà al discount vicino casa perché gli altri supermercati hanno prezzi inavvicinabili per il budget della sua famiglia. Si prepara e fa colazione senza far rumore per non svegliare i bambini ma soprattutto suo marito che, come ogni sera, si è addormentato davanti al televisore. Tre anni fa è stato collocato in cassa integrazione dall’azienda e il giorno dopo ha comprato un mostro a 55 pollici e sottoscritto tre o quattro abbonamenti ad altrettante piattaforme e quindi passa le sue giornate in un’orgia di serie televisive, di programmi d’intrattenimento, di quiz a premi ma soprattutto vede tanto ma tanto calcio. Spesso e volentieri pranza e cena poggiando un vassoio sul tavolino davanti al divano e quasi ogni sera, verso le 22:30, inesorabilmente s’addormenta: Maria ormai neanche prova più a svegliarlo, lo lascia lì come se fosse un pezzo dell’arredamento di casa. Per Natale ha voluto che la moglie gli regalasse una tuta dello stesso colore della tappezzeria del divano per mimetizzarsi, per isolarsi ancora meglio da quel mondo che c’è fuori di casa che, dopo trent’anni di lavoro, lo ha espulso inesorabilmente, lasciandolo ormai senza più stimoli.
Prima di uscire, Maria prepara meticolosamente la borsa: le sue chiavi, il telefonino, i documenti e nel portafoglio 150 euro in contanti: non possiede né un bancomat né una carta di credito perché, come ha già spiegato più volte anche ai volontari che le rispondono ogni mattina, le banche sono delle bande di malfattori e lei, in ogni caso, di loro non si fida. Esce di casa e, come al solito, deve scendere a piedi dal terzo piano perché l’Istituto delle case popolari, nonostante i tanti solleciti, non ha ancora mandato nessuno a riparare l’ascensore. Per le scale incontra alcuni abitanti del palazzo che lei ovviamente non saluta.
Esce dal portone e viene subito accolta dall’aria fredda e umida della mattina, infila un cappellino di lana e s’incammina verso il discount che a quell’ora ha già aperto e che dista meno di cinquecento metri. Non si accorge però che, da una curva dietro alle sue spalle, sono comparsi due giovanissimi predatori a bordo di una moto di grossa cilindrata. Hanno già individuato la vittima ideale: donna, abbastanza esile, che cammina in prossimità del bordo del marciapiede con la borsa rivolta verso la strada. I due calano la visiera del casco sugli occhi, quello che guida la moto accelera, il suo compare si sporge di lato, afferra e tira la borsa di Maria. Inaspettatamente, anche se per pochi istanti, lei resiste perché lì dentro ci sono tutti i suoi tesori, poi un altro strattone la costringe a mollare la presa e lei cade sull’asfalto, parandosi il viso con le mani e battendo forte le ginocchia. Tutto si è svolto in meno di 10 secondi, nell’indifferenza generale dei passanti, troppo occupati a guardare le vetrine o a impicciarsi degli affari loro. Sullo stesso marciapiede, ma in direzione opposta, avanza però l’uomo nero che, almeno lui, ha deciso di non chiudere gli occhi: ha appena finito la sua spesa al discount e sta trasportando quattro o cinque borse belle piene … in un attimo decide che sacrificherà il sacchetto con le arance: lo lancia tra le ruote della moto che sbanda, anche per via del fondo bagnato dalla pioggia di stanotte. I due cacciatori cadono sul selciato, il casco ha protetto la loro testa, sono due ragazzini che spaventati e un po’ malconci scappano, lasciando sul selciato la borsa di Maria e la moto che avevano rubato poco prima, mentre le arance nella busta si sono ormai trasformate in una grande spremuta.
L’uomo nero corre verso la donna: “Come sta? Mi faccia vedere, sono un infermiere .. vediamo un po’: sulle mani c’è solo qualche escoriazione, provi ad alzarsi, ce la fa? Direi che anche le ginocchia hanno subito solo un trauma che si può risolvere disinfettando bene la zona ed applicando un sacchetto di ghiaccio e una pomata tipo Lasonil..ce l’ha a casa? Altrimenti gliela porto io” “ Maria si è rialzata ma è ancora sotto choc, è frastornata, confusa ma riconosce il suo “salvatore”: “Scusi ma lei è il signor Jelani? Se non sbaglio lei abita al piano di sotto al mio … pensavo che vivesse in Italia da poco, come mai parla così bene la nostra lingua?” “Si ha indovinato, abito proprio al secondo piano e i nostri figli frequentano la stessa scuola e nelle belle giornate giocano insieme in cortile .. per la verità, io tempo fa ho già vissuto quattro anni in Italia: quando avevo venti anni, ho vinto una borsa di studio, bandita dal nostro Paese, che ha bisogno di personale sanitario specializzato. Il primo anno l’ho passato studiando la vostra lingua, negli altri tre ho studiato con molto impegno e mi sono laureato in scienze infermieristiche. Poco dopo sono rientrato nel mio Paese dove ho sposato Fatima, la mia attuale moglie che mi aveva aspettato per tutto quel tempo. I primi anni sono stati felici: io lavoravo in ospedale, lei insegnava ai bambini dell’asilo ma improvvisamente il vento è cambiato. Vede, noi apparteniamo a una minoranza cristiana e, dopo le elezioni di qualche tempo fa, sono state emanate delle leggi che ci impedivano non solo di professare la nostra religione ma anche di lavorare e, per di più, ci espropriavano dei nostri beni! Io per fortuna avevo mantenuto diversi contatti qui in Italia e perciò siamo riusciti a scappare e a fare richiesta di asilo. Per ora ci hanno assegnato una casa popolare, perché nel frattempo sono nati due bambini, e riceviamo un sussidio dallo Stato ma io spero che, prima o poi, ci possano dare un lavoro adeguato alle nostre competenze” “Ma quindi voi non siete islamici, mangiate anche la carne di maiale?” “ Sì signora, siamo cristiani e la carne di maiale la mangiamo spesso perché è quella più economica: volevo comprare un po’ di pesce al mercato ma i prezzi sono proibitivi, stasera mangeremo le salsicce con le patate, le arance le ho già utilizzate per un buon fine: poco male, le ricomprerò!” “Ma quindi voi non ricevete mai quei pacchi alimentari con i vostri prodotti africani?” “E chi dovrebbe mandarceli?” rispose Jelani con un velo di amarezza negli occhi ” I nostri genitori non ci sono più, amici e parenti sono scappati per colpa della persecuzione e del resto devo dire che la cucina italiana ci piace molto” “Va beh la ringrazio signor Jelani, ora torno a casa per rimettermi a posto, magari uscirò di nuovo più tardi ma questa volta le giuro che starò più attenta” “Venga l’accompagno, si appoggi al mio braccio, meglio che per ora non carichi troppo il peso, specialmente sul ginocchio destro … Senta, ora che ci conosciamo meglio, vorrei farle una proposta: perché domani nel pomeriggio non scendete a casa nostra, i bambini potrebbero giocare insieme, noi potremmo fare quattro chiacchiere, io controllo come stanno le ginocchia e potremmo aprire un panettone artigianale che mi hanno regalato!” “Mangiate anche il panettone?” chiese stupefatta la signora Maria “Certo! Voi invece preferite il pandoro?” “Macché! Il pandoro, come saprà, lo mangiano solo in Veneto, per noi panettone tutta la vita!” “Va bene allora vi aspetto domani verso le cinque, naturalmente l’invito è esteso anche a suo marito!” “Ok, d’accordo ci vediamo domani. Mi scusi, visto che finora è stato così cortese, volevo chiederle un’ultima cortesia: per caso potrebbe eventualmente darmi una mano a spostare un divano?”






